Crisi ecologica e nuovo umanesimo. Bauman: «Dialogo e cooperazione gli agenti del cambiamento»

C’era grande attesa per il dibattito tenuto oggi a Roma su “Verso un nuovo umanesimo: un’umanità smarrita in cerca del suo futuro”, organizzata da l’associazione Greenaccord onlus, in collaborazione con Università Lumsa, Fnsi, Associazione stampa romana, il cui ospite principale è stato Zygmunt Bauman (Nella foto). Il sociologo e filosofo polacco ha tracciato le maggiori criticità che caratterizzano il nostro tempo.

«La forte discrepanza tra l’interdipendenza globale e gli strumenti di azione collettiva caratterizzati da vincoli locali, incapaci quest’ultimi di stare al passo con la rapida espansione della prima. Assistiamo al divorzio tra potere e politica intesa come capacità di decidere di quali cose abbiamo bisogno, con la conseguente crisi, cui si aggiunge un deficit del potere: da un lato potenze mondiali in un’extraterritoriale ‘terra di nessuno’, emancipata dal controllo politico, dall’altro strumenti politici locali di singoli Stati, come avveniva prima della globalizzazione dell’interdipendenza».

La strada indicata da Bauman per uscire da questa fase di impasse è «costruire un’umanità fuori dalla sovrabbondanza di Stati-nazione, con urgenza: si tratta di una questione di vita o di morte». Il sociologo non ha mancato di confrontarsi con la crisi economica attuale a cui il modello dominante ha cercato di rispondere in modo banale, aumentando i consumi «considerati come unico modo per cercare la felicità e liberarsi dei conflitti sociali e politici- ha precisato Bauman- Questa è una ricetta per esaurire le limitate risorse del pianeta, la nostra casa comune: abbiamo già consumato il 50% di risorse in più di quelle che la Terra è in grado di fornire e, secondo la maggioranza delle stime, entrò la metà di questo secolo ci vorrebbe non uno ma tre pianeti per sopravvivere, se il nostro stile di vita non cambia».

Constatata la necessità di un nuovo modello di sviluppo Bauman pone la domanda «L’umanità ha un futuro? Ma anche il futuro ha un’umanità?» e poi propone due capisaldi per un nuovo umanesimo: dialogo e cooperazione, strettamente interconnessi. «Dialogo inteso come aperto e informale, senza norme precostituite. La cooperazione è un gioco in cui non ci sono vincitori o sconfitti, tutti emergono arricchiti dall’esperienza condivisa del dialogo». All’incontro, hanno partecipato anche il filosofo Aldo Masullo e Vittorio V. Alberti del Pontificio consiglio per la Giustizia e la Pace. Il filosofo ha sottolineato come «la conoscenza e l’informazione siano la chiave per cogliere la criticità di quest’epoca e porci rimedio» mentre Alberti ha evidenziato che «il problema è il capitalismo come si configura oggi: si fa cultura ma non dà origine a nuovi valori. Ci troviamo quindi in un presente oscuro, a cui va contrapposto un’idea di umanesimo».

fonte:www.greenreport.it/

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie