Green Hill, la Cassazione decide sul sequestro preventivo dei cani

Oggi il verdetto sul ricorso presentato dalla Procura di Brescia: l’udienza si svolgerà a porte chiuse
La battaglia giudiziaria contro Green Hill continua con nuove fasi processuali per le quali i custodi giudiziari Legambiente e Lav e i loro legali sono al lavoro senza sosta. Oggi, 28 febbraio, la Suprema Corte di Cassazione sarà chiamata a esprimersi sul ricorso proposto dalla Procura della Repubblica di Brescia contro l’annullamento del sequestro preventivo da parte del Tribunale del Riesame di Brescia.

Una nuova importante tappa giudiziaria, dopo la rinuncia del 19 febbraio da parte di Green Hill al ricorso in Cassazione contro il sequestro probatorio degli oltre 2600 beagle affidati l’allevamento di cani per la vivisezione di Montichiari.

L’udienza sarà svolta a porte chiuse, ma Legambiente e LAV saranno fuori dalla Cassazione per esprimere “pieno supporto” all’operato della Procura e confidano che il ricorso venga accolto in toto. “Auspichiamo – dicono – che tutto il lavoro sin ora svolto da parte della Procura anche in collaborazione con noi, che siamo le due associazioni denuncianti, sia riconosciuto dalla Cassazione e valorizzato anche in vista di un rinvio a giudizio dei responsabili e dell’inizio del processo”.

I mesi che sono trascorsi dai primi affidamenti sono stati importantissimi per quanto sta via via emergendo dalla semplice osservazione dei cani sotto sequestro, in particolare di quelli adulti destinati alla riproduzione: infatti, dagli accertamenti in corso sui cani in custodia alle due associazioni, si è potuto constatare che una altissima percentuale delle fattrici utilizzate da Green Hill ha mostrato segni di proestro una volta al mese, ed addirittura, in alcuni casi ogni 15 giorni, anziché ogni sei mesi come avviene normalmente.

“Si sta indagando – spiegano gli animalisti – sul perché di questa grave anomalia, che influisce negativamente sulle condizioni di salute di questi poveri cani, in particolare si sta tentando di verificare se ci sia da mettere in relazione con la somministrazione illegittima di farmaci volti appunto a provocare una situazione di continua capacità riproduttiva”.

“Questa indagine – concludono – non solo fa emergere gravissime responsabilità penali sugli autori, ma anche consiglia una attenzione investigativa che deve continuare sino a che non si otterrà una risposta chiara e precisa su quello che avveniva a Green Hill”.



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