I rifiuti in pasto ai cementifici

Il Ministro Clini ha firmato il decreto ministeriale che permette ai cementifici di continuare a bruciare i rifiuti, nonostante il parere contrario della Commissione Ambiente. L’indignazione ambientalista e della Rete Rifiuti Zero

I rifiuti solidi urbani non vanno solo ad alimentare le fauci voraci degli inceneritori, ma finiscono anche nelle bocche dei cementifici.

il Ministero dell’Ambiente, ignorando il parere negativo della Commissione Ambiente della Camera, va avanti sull’utilizzo dei combustibili solidi secondari nei cementifici. Venerdì 15 febbraio Clini ha firmato il decreto ministeriale lasciando sconcerto nel mondo ambientalista, che però non si è detto sorpreso. Il Ministro Corrado Clini aveva già affermato che sarebbe andato avanti lo stesso, sottolineando i vantaggi di questa pratica, praticata in Italia da circa venti cementifici. Viva l’Italia che produce!

“I decreti – fa sapere il Ministero – fisseranno regole più rigorose e stringenti. L’uso di CSS fa scendere le emissioni dei cementifici perché il combustibile alternativo ricavato dai rifiuti sostituisce il ben più inquinante pet-coke ricavato dai residui delle raffinerie. Nei forni da cemento non è possibile incenerire le “ecoballe” o rifiuti urbani non trattati, in quanto non compatibili con il processo di produzione e con la qualità del cemento. I controlli sulle emissioni sono rigorosi e sono condotti in tempo reale. I dati sono pubblici e vengono consegnati alle autorità. L’uso di combustibile alternativo da rifiuti nei cementifici, inoltre, consente di ridurre il fabbisogno di nuovi inceneritori, soprattutto nelle regioni che non hanno una rete adeguata di smaltimento”.

Secondo le associazioni a difesa dell’ambiente e della salute, e la Rete Rifiuti Zero, non è vero che produciamo sempre più rifiuti e dobbiamo incenerirli. La possibilità di trasformare i cementifici in impianti di co-incenerimento si configura piuttosto come una “stampella” offerta all’industria del cemento, in grave crisi a causa della riduzione di produzione e consumo, quantificata, dal 2006 al 2012, nel 39,4% dei volumi, pari a 18,5 milioni di tonnellate. Tutto questo cemento, poi, serve effettivamente a qualcosa di costruttivo? Oltre alle colate di cemento ora sappiamo che avremo disseminato anche colate di rifiuti e scie velenose. Ma è questo il progresso?

fonte:aamterranuova.it

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