Il Banco delle Opere di Carità contro la fame

Si svolge sabato 2 marzo la Giornata della Raccolta alimentare contro la fame in Italia promossa dalla Fondazione Banco delle Opere di Carità

Recuperare le eccedenze alimentari, valorizzarle facendole diventare risorsa, donarle gratuitamente agli Enti convenzionati, Centri per l’assistenza alle famiglie in difficoltà, Comunità per minori e per anziani, Comunità per tossicodipendenti e altri Centri caritativi, per assistere in maniera puntuale le persone in stato d’indigenza. Tre verbi guida: recuperare, valorizzare e donare. Sono le tre azioni al centro delle iniziative di Fondazione Banco delle Opere di Carità (socio del Consorzio di imprese sociali siciliane Sol.Co. e della Fondazione Èbbene) e che si concretizzeranno sabato 2 marzo in occasione della Giornata della Raccolta alimentare contro la fame in Italia (Grafi).

Dal 1993 il Banco delle Opere di Carità cerca di dare concrete risposte di aiuto ai bisogni primari della persona, ponendosi tra le aziende del settore agro-alimentare, la grande e piccola distribuzione organizzata ed Enti assistenziali (Caritas, Parrocchie, Associazioni) che distribuiscono ai propri assistiti pasti o generi alimentari, farmaci da banco ed altro in via continuativa. La Giornata della Raccolta Alimentare contro la Fame in Italia vede coinvolti 30mila  volontari in tutta Italia e oltre 2.500 punti vendita aderenti, tra le maggiori catene di distribuzione alimentare sul territorio nazionale (Deco’, Famila, Auchan,Carrefour,Coop,Ipercoop,Eurospin, Md, Conad, Sisa, Gigante, Esselunga E Leclerc Conad).

Il presidente Nazionale della Fondazione Banco delle Opere di Carità Luigi Tamburro osserva che «la Raccolta è una giornata di testimonianza della carità, che va aldilà della semplice donazione di alimenti. E’ un’occasione, per mettersi in gioco per diventare protagonisti ma soprattutto per invitare le persone a sperimentare e a costatare con mano quello che quotidianamente. Non è importante il risultato, ma il cuore che mettiamo in quello che facciamo!».

fonte:vita.it

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