Le bambine soldato dimenticate

(Greenreport.it)Irin, l’agenzia stampa umanitaria dell’Onu, pubblica l’analisi “Girl child soldiers face new battles in civilian life” che svela un aspetto colpevolmente dimenticato della terribile tragedia umana dei bambini soldato: quello delle bambine/ragazze soldato. Le girl child soldiers vengono spesso considerate solo come “schiave sessuali”, ma il loro ruolo all’interno di molti gruppi armati ed eserciti regolari è molto più complesso. «Questo modo di pensare contribuisce alla loro successiva invisibilità nei processi di smobilitazione – sottolinea il rapporto Irin –  infatti, le ragazze sono spesso i bambini soldato più difficili da riabilitare. La categorizzazione delle bambine soldato come vittime di abusi sessuali oscura il fatto che sono spesso molto apprezzate militarmente».

Le violenze sessuali sembrano generalizzate, ma le vulnerabilità delle ragazze possono variare, così come gli atteggiamenti sono molto diversi a seconda della milizie: In Colombia, i gruppi “marxisti-leninisti” Fuerzas armadas revolucionarias de colombia (Farc) e Ejército de liberación nacional (Eln) trattano i soldati femmine come i maschi, mentre i gruppi paramilitari di destra le discriminano. Alcuni sostengono che i programmi di disarmo, smobilitazione e reinserimento (Ddr- disarmament, demobilization and reintegration programmes) sono male attrezzati per affrontare le esigenze delle ragazze soldato. I Ddr sono stati pensati per combattenti adulti maschi e solo dopo ci si è accorti che bisognava includere anche le donne combattenti femminili, poi è scoppiata l’enorme tragedia dei bambini soldato e solo alla fine ci si è accorti delle  girl child soldiers.

Lo scorso gennaio la conferenza della Banca Mondiale “Children in Emergency and Crisis Situations”, ha detto che «L’utilizzo di ragazze [nelle forze armate ] è stata confermata in Colombia, Rdc (Repubblica democratica del Congo), Timor Leste, Pakistan, Sri Lanka, Uganda e nell’Africa occidentale. Nella Rdc ce ne  sono circa 12.500. Tuttavia, le bambine sono in genere meno visibili e fino ad ora non hanno quasi mai beneficiato di programmi di smobilitazione e reinserimento per i bambini soldato». Nessuno sa cosa sia successo, dopo un processo di Ddr per la grande maggioranza delle ragazze associate ai gruppi armati». Circa il 40% delle centinaia di migliaia di bambini soldato che partecipano a conflitti armati sono ragazze, ma il numero delle bambine soldato iscritte ai programmi Ddr è meno del 5%. «Le ragazze spesso nascondono la loro affiliazione ai gruppi armati.  All’Irin Richard Clarke, direttore di Child Soldiers International – iscrivendosi ad un Ddr potrebbero confermare un passato che metterebbe in pericolo il loro futuro: in contesti di radicata discriminazione di genere ed in situazioni in cui il “valore” di una ragazza da marito è definito nei  termini della sua purezza, lo stigma associato al coinvolgimento in attività sessuali, siano essi reali o figurate, può causare l’esclusione e l’impoverimento acuti».

Poi c’è una scomoda realtà: alcuni conflitti possono accelerare l’emancipazione femminile. In un rapporto del 2012 del Centre for peace studies (Cps) dell’universirtà di Tromsø Tone Bleie analizza proprio questo aspetto. Durante la guerra civile del Nepal, quando i maoisti arruolarono «Un membro per ogni casa», alcuni genitori offrirono le figlie invece dei maschi che «Consideravano la loro assicurazione sulla vita». Alla fine delle ostilità su 23.610 combattenti del Partito comunista maoista nepalese 5.033 erano donne e 988 di loro erano ragazze. «Le combattenti femmine  hanno sviluppato un nuovo senso di orgoglio e dignità grazie ai sacrifici personali, al coraggio militare, ai talenti dimostrati sul campo di battaglia ed alle prospettive di promozione nei ranghi» dice il Cps.

Dopo il cessate il fuoco nel 2006, con l’integrazione (accantonamento) dei ribelli maoisti, le ragazze e le donne sono tornate ad avere «La posizione molto bassa delle donne nella società tradizionale feudale nepalese –  sottolinea Desmond Molloy del Cps – Con l’accantonamento è stato incoraggiato il matrimonio inter-castale  e il matrimonio in generale. Questo è un tabù nella società nepalese e si è dimostrato un ostacolo importante per il reinserimento delle ragazze giovani nella società, soprattutto quando hanno figli, come molte. Inoltre nella società nepalese c’è la percezione dell’accantonamento come il risultato di un ambiente promiscuo. Così molte giovani ragazze sono state viste  con sospetto dalle loro famiglie, respinte dai loro nuovi suoceri o ostracizzate da parte della comunità».

Abdul Hameed Omar, manager dell’Interagency rehabilitation programme dell’United Nations  development programme (Unnd) spiega che «L’accettazione dei matrimoni inter-casta è particolarmente problematico: ai bambini sono stati negati i certificati di nascita ed alle donne sono stati negati i certificati di cittadinanza. Quando la comunità sa che una donna ha fatto parte del Pla (People’s liberation army), queste donne si trovano a volte di fronte ad uno stigma. Gli atteggiamenti degli ex combattenti maoisti maschi variano molto, ma secondo molte loro opinioni non sono in linea con le precedenti convinzioni sulla parità di genere durante il conflitto. Altri maschi ex combattenti che hanno svolto ruoli tradizionalmente femminili durante il conflitto, vale a dire cucinare o accudire i bambini, non pensano che si tratta di ruoli appropriati per gli uomini al di fuori del Pla».

Molte ragazze soldato colombiane, che hanno combattuto alla pari con i loro compagni maschi, stanno lottando con questa doppia morale della vita civile. «Per alcune ragazze, appartenere ad un gruppo armato illegale dà loro un senso di potere e controllo che non possono altrimenti provare a vivere in una società relativamente conservatrice, “machista e sciovinista», evidenzia un rapporto di Overcoming lost childhoods sulla riabilitazione dei bambini soldato colombiani.

Dopo 30 anni di guerra di liberazione in Eritrea, nel 1991, le donne erano tra il 25 e il 30% dei combattenti e la parità di genere propagandata dall’allora marxista-leninista Fronte popolare di liberazione dell’Eritrea (Eplf) era stato un forte richiamo per le reclute femminili, comprese le adolescenti e le più giovani. Ma il rapporto del 2008 “Young Female Fighters in African Wars, Conflict and Its Consequences” rivela che «Molte donne eritree ex-combattenti hanno vissuto gli anni della guerra come preferibili al tempo che è venuto dopo … Si erano sentite rispettate, uguali e potenti, ma tutto questo è andato perduto dopo la guerra, quando le donne sono stati respinte verso ruoli di genere tradizionali». Fin dall’inizio i programmi Ddr sono stati fatti su misura per riportare le donne eritree ai loro ruoli tradizionali: produzioni di cesti, segretarie per battitura di testi e ricamo,  ma con questo le donne non hanno avuto i mezzi di sussistenza necessari. Anche la formazione delle donne per mestieri tradizionalmente si è  dimostrata inutile, perché nessuno voleva assumerle. «Inoltre, gli ex-combattenti femmine hanno avuto difficoltà a sposarsi dopo la guerra, dato che  gli uomini di solito sostenevano che queste donne avevano perso la loro femminilità durante la guerra. Anche molti degli ex-combattenti hanno divorziato dalle loro mogli combattenti per questo motivo e sposato donne “civili».

Ma la realtà è che in guerra le bambine soldato sono molto utili: vengono utilizzate come combattenti, spie, facchini, domestiche e “bush wives” e sono molto apprezzate dai gruppi armati, cosa che può anche aumentare la loro difficoltà di reinserimento nella vita civile. Nonostante questo, nel nord dell’Uganda alle girl child soldiers vengono inflitte punizioni terribili, come la fustigazione o la tortura, anche per le più piccole infrazioni, Linda Dale, direttrice di Children/Youth as Peacebuilders (Cap), ha detto all’Irin: «C’è una forte tendenza a imporre una sorta di passività alle ragazze, mentre al tempo stesso ci si aspetta che siano delle combattenti. Questa dualità, così come l’effetto della violenza sessuale, rende la loro riabilitazione più complicata. Anche la lunghezza della prigionia è diversa a secondo dei sessi: il periodo di internamento media per le ragazze nel nord Uganda è stato 6 o 7 anni, mentre i ragazzi per i ragazzi è stato solo di 3 circa tre anni. A causa di questo, gli effetti dell’esperienza, e quindi la necessità di maggiore assistenza nel reinserimento, saranno maggiori. Ad esempio, molte ragazze rimpatriate sono analfabete perché sono stati via dalla scuola così a lungo». Shelly Whitman, direttrice esecutiva della Roméo Dallaire child soldiers initiative aggiunge che «Alcune ragazze possono essere viste come affette dalla sindrome di Stoccolma, nella quale i prigionieri sviluppano un’associazione empatica con i loro aguzzini. Le ragazze sono state violentate, ma poi è stata data loro a scelta di essere una “moglie” di un comandante. Sono confuse  riguardo alle loro esperienze, al loro senso di colpa, alle aspettative delle loro famiglie ed ale credenze religiose. Inoltre, molte hanno figli  i cui padri sono i  loro rapitori. Sono spesso rifiutate quando tornano a casa e viste come materiale “non-sposabile”, merce danneggiata. Questo tipo di un ritorno a casa, crea confusione rispetto alla loro  identità ed all’autostima».

Anche le ipotesi e le aspettative delle persone che operano programmi Ddr possono danneggiare il reinserimento delle Girl child soldiers  che vengo spesso considerate come “following along”, invece di ragazze che sono state reclutati e utilizzate, quasi sempre con la forza, in maniera informale e per scopi militari … La Clarke è convinta che «Questo ha portato a rendere “invisibili” decine di migliaia di ragazze per chi programma i progetti Ddr, anche se la situazione è leggermente migliorata negli ultimi anni».

Phillip Lancaster, ex capo del programma Ddr la Missione Onu nella Rdc, conclude: «I ragazzi con le pistole sono più facili da vedere e più facili da temere. I programmi Ddr potrebbero ignorare le ragazze col  presupposto che non rappresentano la stessa minaccia. La mia esperienza personale è che le ragazze sono spesso invisibili ai programmi Ddr che attirano categorie ristrette attorno alla nozione di combattimento. E’ difficile  evitare di essere coinvolto nelle categorizzazioni, non appena si inizia cercando di definire i parametri di qualificazione per i programmi Ddr, e la maggior parte delle decisioni tendono ad avere un sapore un po’ arbitrario, semplicemente a causa della complessità della materia. La maggior parte dei i gruppi armati congolesi … attingono alle risorse delle comunità locali … La definizione di girl child soldier in questo ambiente potrebbe, in teoria, estendersi a tutte le giovani donne di una comunità che si erano impegnati a sostenerli, rifornendo, informando e combattendo direttamente con un importante gruppo armato».

fonte:greenport.it

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