L’Unione Europea riabilita le farine animali negli allevamenti

Si dice che l’uomo sia un animale onnivoro, seppur oggi molti ricercatori medici specializzati in nutrizione risultino sempre più inclini a (ri)considerare l’uomo un frugivoro, ovvero a paragonare la nostra alimentazione a quella dei nostri cugini primati. Nonostante molti storcano il naso a sentire il termine ‘frugivoro’ (quasi fosse una bestemmia, e di certo lo è per gli allevatori di bestiame e per i McDonald’s), in realtà lo stesso Darwin, nel suo famoso testo L’origine della specie, non ebbe indugi nel posizionare l’uomo tra i mangiatori naturali di frutta, semi, erbe e minuscole quantità di carne, ovvero tra i primati.

Lo scrisse a caratteri cubitali, affermando senza ombra di dubbio che l’uomo fosse imparentato con gli scimpanzé e le grandi scimmie con cui condivide anche il tipo di apparato digerente e la dentatura: insomma come per i primati frugivori parlava di un’alimentazione umana ideale a base vegetale: Darwin, difatti, era un vegetariano convinto. Eppure i discendenti del famosissimo naturalista hanno, ad un certo punto della ‘storia’ e nonostante gli evidenti sviluppi sugli studi del DNA che ci vedono quasi identici ai primati, mutato questa a loro piacimento e messo l’uomo tra gli onnivori, ovvero tra i maiali, i cani e gli orsi.

Quando ciò sia accaduto non ne ho la più pallida idea, ma so per certo che lo hanno ripetuto così tante volte che oggi perfino un’anemone di mare (e aggiungerei a sue spese) non si sognerebbe mai di pensare alla nostra specie con termini diversi: l’uomo è onnivoro, punto. Così quegli scienziati che alla luce delle nuove scoperte sulla nutrizione tendono a (ri)considerare l’idea di un uomo frugivoro, vengono derisi e ridicolizzati (per i motivi più disparati e a noi oscuri) perfino dai loro stessi colleghi ormai fedelissimi alla tradizione ‘onnivorista’ (scienza o credo?).

televisione

I ‘consumatori’, ipnotizzati dai media, sono stati anche convinti del fatto che possano nutrirsi di qualsiasi cosa

Questa mossa è stata molto apprezzata dall’industria alimentare la quale adesso, con una campagna di marketing creata ad hoc, una semplice pubblicità che mostra un paio di seni femminili sgargianti e una simpatica melodia, può rifilare praticamente qualunque cosa ai cosiddetti ‘consumatori’ i quali, ipnotizzati dai media, sono stati anche convinti del fatto che possano nutrirsi di qualsiasi cosa, dall’intestino tenue di cammello alle pinne di squalo, dal latte dei bovini al becco dell’ornitorinco fino al fegato malato dell’oca: se ci si ammala, dunque, la colpa non è di certo dell’industria! Anzi, proprio in questo ‘mangiar tutto’ risiede la grande forza della nostra specie! L’evoluzione dell’homo sapiens che lo ha reso il dominatore incontrastato dell’universo intero.

Nessuno sembra riflettere sul fatto che l’homo sapiens mangi ogni cosa non perché è naturalmente onnivoro, quanto perché usa l’intelligenza, perché imita la natura circostante (proprio come le scimmie è un grande imitatore, anzi il migliore!) e non per un fantomatico istinto che anzi lo porterebbe a ripudiare le carogne crude. L’homo sapiens così grande e maestoso, il padrone del mondo seduto su un trono fatto di immondizia, non sa neppure riconoscere i propri bisogni reali ma vede soltanto un paio di capezzoli dentro uno schermo che, ipnotizzandolo, gli suggeriscono (o obbligano) cosa pensare di sé, che simboli indossare e perfino cosa ingerire (The Big Nipple Wants You!).

Così, mentre in questo periodo è scoppiato il caso Findus che ha visto la multinazionale della carne spacciare carne di cavallo per carne di vacca (orrore!), nel frattempo l’Unione Europea (sì, la stessa che ha preso il nobel nonostante la recessione economica che ha spinto centinaia di persone senza lavoro al suicidio e che ha affondato la Grecia) ha riabilitato le vecchie e buone farine animali destinate agli allevamenti (ne hanno parlato quelli di Altroconsumo qui): dicono a causa della diminuzione della produzione di cereali (nutrirsi direttamente dei cereali no?).

 

Dopo anni di divieto, l’Unione europea ha deciso di reintrodurre le farine animali negli allevamenti

Il lettore si starà adesso giustamente chiedendo: ma farine quali? quelle che erano state bandite anni fa a causa del morbo della ‘mucca pazza’? La risposta è sì, proprio loro! Certo, con qualche novità interessante ‘a tutela’ del cittadino inconsapevole che non solo non ha avuto nessuna possibilità di dire la sua a riguardo (ma questo non è un dispotismo?), ma il Regolamento (UE) n. 56/2013 (che trovate qui) è persino passato inosservato (c’era il Festival di San Remo, vuoi mettere!), fatto, si può ben dire, di nascosto.

Tra le grandi novità del nuovo Regolamento sulle PAT (Proteine Animali Trasformate) vi è, ad esempio, quella che proibisce l’alimentazione degli animali con farine provenienti dalla stessa specie evitando così il tradizionale cannibalismo indotto che caratterizzava gli allevamenti degli anni passati (quelli della simpatica ‘mucca pazza’), anche se il Regolamento stesso a riguardo afferma chiaramente che:

“Ad oggi non esiste alcun metodo diagnostico convalidato che permetta di rilevare la presenza nei mangimi di materiale ottenuto da suini o da pollame. Pertanto, qualora fosse nuovamente autorizzato l’impiego di PAT di origine suina nei mangimi per pollame e di PAT di origine avicola nei mangimi per suini, non sarebbe possibile controllare la corretta applicazione del divieto di riciclaggio all’interno della specie.”

 

Le farine animali, che erano state bandite in seguito al ‘morbo della mucca pazza’, verranno date ai maiali, ai polli, ai conigli e ai pesci

Insomma, la mancanza di cannibalismo indotto tra gli animali di allevamento non può essere garantita. In cambio però, proprio a causa della mucca pazza e per dare maggiore sicurezza ai consumatori, le farine di origine animale saranno proibite alle specie erbivore, almeno per ora. In parole povere le farine animali verranno date soltanto ai maiali, ai polli, ai conigli (che sono roditori) e ai pesci (che in natura ovviamente si nutrirebbero di farina di vacca). In altri termini, nonostante non sia garantita la mancanza di cannibalismo tra gli animali che si nutriranno delle cosiddette PAT, possiamo comunque tutti dormire sogni un po’ più tranquilli, animali inclusi, perché gli erbivori mangeranno soltanto i cereali!

Sarcasmo a parte, per farla breve tutto ciò non garantisce che i maiali, i conigli, i polli etc. non possano ammalarsi. Inoltre non è detto che tale reintroduzione non sia soltanto una tattica che “per gradi” (come nella storiella della rana bollita) risulti in realtà mirata al ripristino della condizione degli allevamenti precedenti, giusto il tempo di far dimenticare la cosa all’opinione pubblica per bene, il tempo di rassicurare i ‘consumatori’ che non vi è più alcun pericolo. È in definitiva possibile che pian piano vedrete, come si usava qui da noi nel civile West pochi anni fa, di nuovo vacche alimentate con altre vacche polverizzate.

Dopo anni di divieto, l’Unione europea ha deciso di reintrodurre le farine animali negli allevamenti. Le farine animali, che erano state bandite in seguito al ‘morbo della mucca pazza’, verranno date ai maiali, ai polli, ai conigli e ai pesci.

Del resto le varie ‘mucche pazze’ (et similia) sono ormai cosa lontana, un feticcio vecchio e obsoleto, una specie di peste medioevale. Inoltre, a prova di ciò, nel Regolamento stesso vi sono riportati qua e là passaggi che lasciano comunque pensare che il cannibalismo indotto agli animali, in certe condizioni, risulti sicuro. Insomma, tutto sembra indirizzarsi verso il vecchio status quo, una vera e propria involuzione, tutto pur di non rinunciare ai nostri 90 kg di carne a testa all’anno.

Che sorprendente che è questo essere chiamato in gergo ‘umano’: con il suo camice bianco è riuscito a cambiare la mitica catena alimentare: adesso pesce grande mangia pesce grande polverizzato! Siamo riusciti, come abbiamo fatto con noi stessi, ad ‘onnivorizzare’ il pianeta! Le vacche onnivore un giorno ci ringrazieranno per questa che, come ci suggerisce la nostra tradizione e il buon senso, è una vera e propria evoluzione attraverso la quale – come fu per la nostra specie – in un futuro distante anche loro potranno adattarsi tranquillamente ai cambiamenti climatici, ai disastri naturali, ai meteoriti e a quant’altro.

E riusciranno così, attraverso l’evoluzione che le renderà probabilmente anche bipedi oltre che onnivore, con un ulteriore sviluppo del cervello e con lo zoccolo opponibile, a colonizzare un giorno anche loro il pianeta: The Planet of Cows is coming!

fonte:ilcambiamento.it

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