Per Berlusconi lo Sceriffo di Nottingham era Robin Hood: la storia della Robin Tax anti-Ici

Mentre qualcuno promette nelle cassette delle lettere ed in televisione il rimborso dell’Imu, le associazioni dei consumatori Acu, Adiconsum, Adoc, Adusbef, Altroconsumo, Assoutenti, Cittadinanzattiva, Codici, Codacons, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino (Mdc) e Unc hanno chiesto oggi «Un’urgente convocazione del tavolo di confronto tra associazioni consumatori e Aeeg, al fine di acquisire ogni informazione utile a chiarire l’accaduto», che altro non è che il taglio dell’Ici (la mamma dell’Imu) compensato con aumenti delle bollette energetiche. Insomma, l’addizionale Ires sulle energy companies l’hanno pagata i consumatori, cornuti e mazziati con la promessa dei togliere l’Ici .

Dopo la pubblicazione della relazione dell’Agenzia per l’energia elettrica e il gas (Aeeg) 18/2013/I/Rht “Attività di vigilanza svolta nell’anno 2012 dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas sul divieto di traslazione della maggiorazione IRES (cosiddetta Robin Hood Tax) sui prezzi al consumo”, è venuto fuori che quella che il governo Berlusconi/Tremonti ribattezzò “Robin Tax” – che avrebbe tolto alle ricche compagnie petrolifere i soldi per abolire l’Ici – in realtà sarebbe stata ricaricata dalle stesse compagnie (mentre il governo faceva finta di non vedere) sulle bollette dei consumatori, che così avrebbero smesso di pagare l’Ici pagando una tassa equivalente alle compagnie private.

In un comunicato congiunto le 15 organizzazioni scrivono «Questo ha determinato come effetto un ampio scontro tra la categoria delle imprese elettriche e le associazioni a difesa dei consumatori ancora incerte sui dettagli delle anomalie evidenziate. Avendo attualmente ampi sospetti sull’accaduto, ma avendo anche la certezza che ben 199 operatori mostrano una variazione positiva del margine di contribuzione semestrale, che potrebbe essere ricondotta almeno in parte alla dinamica dei prezzi, e in parte all’effetto di traslazione dell’Ires sulle tariffe, le associazioni hanno chiesto all’Aeeg di spiegare l’accaduto e di indicare i soggetti coinvolti».

Probabilmente il tavolo si riunirà a fine febbraio, ad elezioni avvenute, «E in quella sede le Associazioni dei consumatori saranno messe in condizioni di comprendere i fatti per poter in seguito intervenire adeguatamente contro i responsabili», mentre i responsabili politici forse l’avranno passata liscia un’altra volta.

Cosa sarebbe successo lo avevano già spiegato una delle associazioni firmatarie, il Mdc, e Legambiente: «Il Robin Hood di Tremonti ha gettato la maschera rivelandosi per quello che era ed ancora è: l’ennesimo Sceriffo di Nottingham, sguinzagliato stavolta sul mercato dell’energia e degli idrocarburi, per agguantare un po’ di tasse. La Relazione dell’Autorità sulla vigilanza del 2012 ha confermato quello che avevamo già sottolineato nell’ottobre 2009, cioè come in assenza di un’adeguata attività di controllo, la Robin Tax avrebbe gravato solo sul consumatore finale».

In realtà, quindi, la Robin Tax che doveva compensare il taglio dell’Ici ha avuto effetti disastrosi per i consumatori legati alla implementazione della Robin Hood Tax nei settori dell’energia e degli idrocarburi, in palese spregio del divieto stabilito dalla legge per cui: “È fatto divieto agli operatori economici dei settori richiamati al comma 16 di traslare l’onere della maggiorazione d’imposta sui prezzi al consumo. L’Autorità per l’energia elettrica e il gas vigila sulla puntuale osservanza della disposizione di cui al precedente periodo”.

Secondo Francesco Luongo, responsabile del dipartimento servizi a rete del Movimento difesa del cittadino, «La maggiorazione dell’Ires per il 2010 pari a 930 milioni di euro, è stata in buona parte scaricata sui consumatori con incremento dei prezzi registrato attraverso la misurazione delle variazioni positive dei margini di contribuzione. Su 222 aziende operanti nel settore dell’energia elettrica e gas ben 105 nel 2010 hanno presentato una variazione positiva del margine di contribuzione semestrale riconducibile a maggior prezzi praticati. Discorso analogo per il settore petrolifero dove il numero è di 94 su 254 operatori. Gli effetti positivi che l’attività di vigilanza ha prodotto in termini di recupero di maggiore imposta per l’Erario, nel periodo 2008 – 2011, sono stimabili in appena circa 5 milioni di euro, importo al quale vanno aggiunte le sanzioni pecuniarie e gli eventuali interessi applicati in sede di ravvedimento, se operato».

Legambiente e Mdc concludono: «Di fronte a questa ennesima truffa dobbiamo agire innanzitutto sollecitando il prossimo governo a rendere più incisivi i poteri dell’Aeeg che, ricordiamo, non ha potere sanzionatorio verso gli operatori disonesti, ma solo di comunicazione al Parlamento, secondo parametri che, per il Tar Lombardia, non garantiscono i dovuti margini di certezza. Data la gravità della situazione e la truffa perpetrata ai danni dei consumatori da parte delle compagnie che hanno volutamente aggirato il divieto di traslazione dell’imposta, presenteremo un esposto chiedendo l’acquisizione e la verifica di tutta la documentazione».

fonte:greenreport.it

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