Attenti agli insaccati che consumate:aumento del 18% del rischio di mortalità.

Attenti agli insaccati che consumate: per ogni 50 grammi di carne lavorata al giorno c’è un aumento del 18% del rischio di mortalità.

Questo è il risultato di uno studio pubblicato su Bmc Medicine e condotto con circa 450.000 partecipanti dall’Istituto di medicina sociale e preventiva dell’Università di Zurigo con la collaborazione di ricercatori provenienti da tutta Europa.

“Stimiamo che il tre per cento di tutte le morti premature possa essere attribuito all’elevato consumo di carne lavorata,” riassume Sabine Rohrmann, ricercatrice dell’Istituto di medicina sociale e preventiva dell’Università di Zurigo, che in collaborazione con i colleghi di dieci paesi europei ha studiato il legame tra il consumo di carne lavorata e il rischio di mortalità su circa 450.000 partecipanti.

Le persone che mangiano molta carne lavorata come insaccati, salame o prosciutto corrono un rischio maggiore rischio maggiore di morire per malattie cardiovascolari o di cancro. Sostanze cancerogene quali le nitrosammine che si formano attraverso salatura, decapaggio o fumigazione potrebbero essere la causa dell’aumento della mortalità per cancro. Tuttavia le carni trasformate sono anche ricche di colesterolo e grassi saturi a loro volta collegati ad un aumentato rischio di malattie cardiovascolari.

Da tenere presente, comunque, che anche lo stile di vita influenza il legame tra il consumo di carne lavorata e il rischio di malattia o di mortalità: infatti i vegetariani vivono spesso in modo più sano rispetto ai non-vegetariani, praticando più sport e con meno propensione a fumare. Infatti, nello studio presente i partecipanti che consumano carne più elaborata mangiano meno frutta e verdura, consumano più alcol e fumano di più.

Tuttavia, la carne è anche una fonte importante di vitamine, in particolare vitamine B e minerali come il ferro: “Pertanto, il consumo moderato di fino a 40 grammi al giorno non aumenta il rischio di mortalità”, aggiunge Sabine Rohrmann.

Secondo l’associazione industriali delle carni e dei salumi le abitudini alimentari degli italiani manterrebbero una media di consumo tra i 12 e i 38 grammi di carni trasformate ben lontana dalla soglia di attenzione.

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