Cane e uomo: chi ha domesticato chi?

Forse tendiamo a vederci un po’ troppo protagonisti della lunga storia che ha portato il cane dalla vita in natura al divano di casa nostra. La versione più accreditata della storia vuole che qualche cacciatore-raccoglitore con un debole per gli animali carini abbia trovato un cucciolo di lupo e l’abbia adottato. Nel tempo, questi lupi addomesticati avrebbero mostrato l’utilità delle loro capacità di cacciatori, il che avrebbe convinto gli umani a tenerli nei propri accampamenti fino a farli evolvere in cani.

Ma se ci soffermiamo a guardare il nostro rapporto con i lupi nella storia, è facile rendersi conto che questa storia non ha molto senso. Tanto per cominciare, il lupo sarebbe stato domesticato in un momento in cui l’uomo era poco tollerante nei confronti di altri carnivori concorrenti. Anzi, dopo il suo arrivo in Europa, avvenuto circa 43.000 anni fa, l’uomo moderno spazzò via quasi ogni altro grande carnivoro, tra cui tigri dai denti a sciabola e iene giganti. La documentazione fossile non ci dice purtroppo se questi grandi carnivori morirono di fame o se l’uomo li abbia uccisi di proposito. Comunque sia andata, sta di fatto che la gran parte del bestiario dell’Era Glaciale si è estinto.

Anche l’ipotesi che l’uomo utilizzasse i lupi nella caccia non sta molto in piedi. Gli esseri umani sapevano già cacciare, e bene, per conto proprio, più di qualunque altro carnivoro in circolazione. I lupi mangiano un sacco di carne, e per sfamare dieci lupi serve un cervo al giorno: troppa roba da elargire per gli esseri umani, e chiunque abbia visto dei lupi famelici in azione sa che non dividono niente con nessuno.

Al contrario, gli esseri umani vantano una lunga storia di tentativi di sterminio dei lupi. Nel corso degli ultimi secoli, quasi ogni civiltà li ha cacciati senza pietà. Il primo resoconto scritto su una persecuzione dei lupi risale al VI secolo avanti Cristo, in cui si dice che Solone di Atene offriva una ricompensa per ogni lupo ucciso. L’ultimo lupo fu ucciso in Inghilterra nel XVI secolo per ordine di Enrico VII. In Scozia, il paesaggio ammantato di foreste rendeva i lupi più difficili da uccidere, quindi gli scozzesi decisero di dare fuoco ai boschi. I lupi nordamericani non se la sono passata molto meglio: nel 1930 non era rimasto più un singolo lupo nei 48 Stati americani contingui.

Se questo è il quadro del nostro atteggiamento nei confronti del lupo durante i secoli, la domanda è: come abbiamo potuto tollerare che una creatura vista come il nostro arcinemico sia riuscita a stare accanto a noi abbastanza a lungo da domesticarsi?

Spesso pensiamo all’evoluzione come la sopravvivenza dei più forti e dei più adattabili, ma in questo caso, forse, la chiave del successo sta nella sopravvivenza del più debole – per la precisione, del più amichevole. Lo scenario più probabile infatti è che siano stati i lupi ad avvicinarsi a noi, e non il contrario, magari mentre cercavano cibo tra i rifiuti abbandonati ai margini di un insediamento umano. I lupi più audaci e aggressivi sarebbero stati uccisi dagli esseri umani, mentre i più coraggiosi e amichevoli sarebbero stati tollerati.

L’amichevolezza fece uno strano effetto sui lupi, che iniziarono a cambiare aspetto. La domesticazione donò loro mantelli chiazzati, orecchie flosce, code scondinzolanti. Nell’arco di poche generazioni, questi lupi più amichevoli sarebbero diventati molto diversi dal resto dei loro simili più aggressivi. I cambiamenti non furono solo di tipo esteriore, ma anche mentale: questi proto-cani svilupparono la capacità di interpretare i gesti umani.

Chiunque abbia un cane sa che basta indicare un giocattolo o una palla perché l’animale vada a riprenderlo, ma se ci pensiamo bene, la capacità dei cani di leggere i nostri gesti è straordinaria. Persino il nostro parente più prossimo, lo scimpanzé, non è in grado di capire i nostri gesti con altrettanta facilità. Il modo in cui ci guardano i cani è incredibilmente simile a quello dei bambini, il che ci da la misura dello straordinario livello di comunicazione che c’è tra noi e il cane. Alcuni cani sono così in sintonia con il loro padrone da comprendere il significato di gesti anche minimi, come un cambio di direzione dello sguardo.

Di sicuro, valeva la pena avere attorno dei proto-cani dotati di questa capacità. Gli esseri umani che andavano a caccia con i cani avevano sicuramente un vantaggio su coloro che ne erano sprovvisti. Ancor oggi, alcune tribù in Nicaragua dipendono completamente dai cani per individuare le prede. I cacciatori di alci in montagna riescono a portare a casa oltre il 50 per cento in più di prede quando sono accompagnati dai cani. In Congo, i cacciatori sono convinti che morirebbero di fame senza i loro cani.

I cani sono stati anche ottimi sistemi d’allarme, abbaiando contro stranieri ostili di tribù vicine, o difendendo gli esseri umani da altri predatori.

Infine, anche se non è una bella cosa da dire, quando le cose si mettevano male i cani rappresentavano un’ottima fonte di cibo d’emergenza. Migliaia di anni prima che s’inventassero i sistemi di refrigerazione e con nessun prodotto agricolo da immagazzinare, i cacciatori-raccoglitori non avevano nessun’altra riserva di cibo che non quella rappresentata dai cani. E una volta compresa l’utilità di avere dei cani come fonte alimentare d’emergenza, non c’è voluto poi molto a pensare di usare le piante nello stesso modo.

Insomma, più che immaginare un umano benevolo che adotta un cucciolo di lupo, faremmo meglio a pensare che una popolazioni di lupi decise di adottarci. E via via che venivano a galla i vantaggi del possedere dei canidi, siamo stati influenzati dal rapporto con loro così come loro lo sono stati da quello con noi. E chssà che non siano stati proprio i cani il motore del nostro processo di civilizzazione.

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