Lungo le ferrovie dimenticate alla riscoperta del paesaggio

Nell’Ottocento hanno unito l’Italia, dagli anni ’40 e ’50 nel Novecento – quando sono iniziate le dismissioni – hanno invece iniziato a dividerla. Le linee ferroviarie abbandonate oggi sono più di 250, per un totale di oltre 6.400 chilometri, undici volte la distanza che c’è tra Milano e Roma. Per sensibilizzare sulla necessità di conservare la nostra rete di strade ferrate, un gruppo di associazioni (Fiab, Wwf Italia, Legambiente, Italia Nostra, Touring Club Italiano, Club Alpino Italiano, Ferrovie Turistiche Italiane, Associazione Italiana Greenways e Iubilantes), raccolte nella Confederazione per la Mobilità Dolce (Co.Mo.Do), organizzano dunque, domenica 3 marzo, per il sesto anno consecutivo, la Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate.

In programma ci sono più di 50 iniziative tra escursioni, passeggiate a piedi o in bicicletta sulle linee chiuse al traffico ferroviario, che nel 2012 hanno attirato più di 25mila persone. “Un grande patrimonio infrastrutturale che permetterebbe, se recuperato, una fruizione più lenta e sostenibile del territorio, visto che in molti casi rappresentano dei veri e propri corridoi ecologici. In questo senso rappresentano una grande opportunità per valorizzare il paesaggio del nostro Paese, in un’ottica di sistema-Italia più che di singole località turistiche”, spiega Massimo Bottini, consigliere di Italia Nostra e uno dei responsabili di Co.Mo.Do.

Un reticolo di infrastrutture diffuse in tutta la penisola in modo capillare, via via chiuso al traffico dei treni a partire dagli anni boom dell’automobile e poi sotto la scure della spending review, mentre gran parte degli investimenti vanno a sostenere unicamente l’alta velocità: “Nel 2009 contavamo 5.700 chilometri di ferrovie abbandonate, oggi siamo a oltre 6.400. Il fenomeno delle dismissioni si è impennato negli ultimi anni soprattutto a causa dei tagli alla spesa delle Regioni, che trovandosi con meno risorse a disposizione intervengono sulla capillarità del trasporto pubblico.

E’ quello che sta avvenendo in Abruzzo e Molise, dove “la linea Carpinone-Sulmona viene sospesa ogni anno nel periodo invernale, probabilmente il primo passo verso la dismissione”, oppure in Piemonte, dove si stanno smantellando le linee verso la Liguria, peraltro modernizzate negli anni ’90. Una ventina sono poi le linee mai concluse, come la Sant’Arcangelo-Fabriano: “Il tratto tra la cittadina romagnola e Urbino non fu mai completato; i lavori iniziarono nel 1909 e si chiusero nel 1933, lasciando il collegamento incompleto”.

Se molto spesso queste ferrovie sono dimenticate e lasciate al degrado, ci sono anche numerosi casi di valorizzazione. “Ci sono tratte che sono tornate in funzione, come la Merano-Malles, che attraversa tutta la Val Venosta, riaperta nel 2005. Grazie a un ammodernamento che punta sull’intermodalità e l’integrazione con la bicicletta, ha un grande successo: si prevedevano 1 milione e mezzo di passeggeri all’anno, oggi siamo a quota 2 milioni e mezzo”, continua Bottini, che è anche curatore del libro, in uscita in questi giorni da Ediciclo, “Le ferrovie delle meraviglie”.

In qualche caso, le ferrovie chiuse al traffico vengono percorse da piccoli convogli turistici, come avviene tutte le domeniche da marzo a dicembre sulla tratta Asciano-Monte Antico, nel cuore delle Crete Senesi, con il Treno Natura, che ogni settimana fa tappa in una stazione diversa ed è collegato a manifestazioni, sagre paesane, mercatini. Altre linee ancora si sono trasformate in Greenways, itinerari cicloturistici e sentieri da fare a piedi o a cavallo, sul modello di quanto avvenuto negli Stati Uniti e nel Nord Europa, ma anche in Spagna, dove in vent’anni 2.000 chilometri di ferrovie dismesse sono state trasformate in Vias Verdes.

Nel 2006, al Senato era anche stato presentato un disegno di legge ad hoc, ma il testo si è arenato due anni dopo in Commissione Lavori pubblici. Nel frattempo, però, “la Fiab ha trasformati 650 chilometri di linee abbandonate in ciclovie. La linea Spoleto-Norcia è stata trasformata in un itinerario che attraversa tutta la Val Nerina: la stazione di Spoleto è diventata un museo storico della ferrovia, altre sono state riconvertite a ostelli, e lungo la strada c’è anche un agriturismo che offre passeggiate in groppa ai muli. La Ospedaletti-Sanremo, nel Ponente Ligure, è stata riconvertita e trasformata in un bellissimo percorso lungomare. In provincia di Chieti, sono stati dismessi 40 chilometri di ferrovia costiera da Ortona a Vasto, e si sta pensando di fare la stessa cosa”.

Ma la riqualificazione delle ferrovie, ci tiene ha sottolineare Bottini, non è importante solo per la promozione turistica: “ Il nostro è il paese dei piccoli centri urbani, è impensabile che il trasporto ferroviario si sviluppi solo sulla dorsale percorsa dai Frecciarossa, isolando tutte le aree lontane da essa. Il rischio è di un’Italia a più velocità. Nell’Ottocento la ferrovia, raggiungendo persone che vivevano in luoghi più periferici, le aveva fatte sentire parte della comunità. Oggi, smantellando queste strade ferrate, il rischio è di tornare all’isolamento”.(Lastampa.it)

 



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