Nei parchi nazionali arriva la “contabilità” della natura

Roma, 15 marzo – Presentato lo studio “Parchi nazionali: dal capitale naturale alla contabilità ambientale”, il primo in Italia che sistematizza i dati sul capitale ambientale di queste 23 aree protette. In Italia 56mila specie viventi, la maggiore varietà in Europa. In conferenza stampa il Ministro Clini ha detto: “Emerge che il livello di conservazione e salvaguardia naturale è concreto ed effettivo”.

Nei parchi nazionali si trova la maggior parte degli habitat importanti per la vita delle 56mila specie di animali presenti in Italia, il Paese europeo con la maggiore varietà di specie viventi. Il 98% sono insetti e altri invertebrati; i mammiferi sono rappresentati da ben 118 specie diverse. Tra le piante, le foreste più significativedei parchi nazionali sono faggete e querceti, che danno un valido contributo alla lotta contro l’effetto serra. I parchi nazionali frenano il consumo di suolo: se in Italia il 17% dei boschi ha ceduto il passo a superfici artificiali, l’attenzione degli enti parco ha permesso di ridurre al 4,5% l’urbanizzazione in queste aree protette. Sono questi alcuni dei dati contenuti nello studio “Parchi nazionali: dal capitale naturale alla contabilità ambientale”, unapubblicazione curata dal ministero dell’Ambiente che raccoglie e classifica i dati sul patrimonio naturale dei parchi: per la prima volta in Italia viene censita la ricchezza di piante, animali, ecosistemi, paesaggi contenuti nei 23 territori presi in esame.

È un contributo alla Strategia nazionale della biodiversità (2011-2020).

“Nel contesto della Strategia – scrive il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, nella presentazione della pubblicazione – è stato definito un sistema di ‘contabilità ambientale’ nelle aree protette a partire da una ricognizione integrata e coordinata del patrimonio naturalistico noto e presente nei nostri parchi nazionali. Il risultato è di rilievo: i parchi nazionali sono rappresentativi delle peculiari ricchezze naturalistiche del nostro Paese e il livello di conservazione e salvaguardia naturale nei nostri parchi è concreto ed effettivo, maggiore rispetto alla aree non tutelate”.

“Ed è un risultato importante – conclude il ministro – perché l’emergenza dei cambiamenti climatici richiede di rafforzare ed estendere la ‘resilienza’ dei sistemi naturali. E perché la crisi economica ci impone di adottare nuovi modelli basati sulla conservazione e valorizzazione efficiente delle risorse naturali, che sono il nostro ‘petrolio’”.

Per saperne di più: alcuni dati tratti da “Parchi nazionali: dal capitale naturale alla contabilità ambientale”

Il progetto per la realizzazione di un sistema di contabilità ambientale per i Parchi Nazionali è un primo contributo all’attuazione della Strategia Nazionale per la Biodiversità per le aree protette.

La legge quadro sulle aree protette affida ai Parchi Nazionali il compito di garantire e promuovere la conservazione della biodiversità e la valorizzazione del patrimonio naturale del paese.

Il progetto è stato condotto da rappresentanti del mondo scientifico, universitario, di Federparchi, del Corpo Forestale dello Stato e del Ministero che, in aggiunta alle attività istituzionali, hanno esaminato i dati disponibili a livello nazionale, frutto di ricerche e analisi prodotte in ambiti diversi, con l’obiettivo di leggere in modo unitario il patrimonio naturale dei Parchi Nazionali.

Ciò al fine di coglierne, innanzitutto, gli elementi di rappresentatività rispetto ai caratteri naturalistici e paesaggistici dell’intero territorio nazionale, ma allo stesso tempo offrire una prima “contabilizzazione dei Parchi Nazionali”.

L’Italia, posta al centro dell’area mediterranea, è caratterizzata da un’elevata eterogeneità bioclimatica e fisica a cui si aggiunge una complessa storia paleogeografica e paleoclimatica che ha favorito la presenza di flora e fauna di grande interesse.

E’ proprio questa notevole eterogeneità che rende necessaria, prima di qualsiasi valutazione, l’individuazione di “ambiti omogenei”: conservare la natura, il principale obiettivo dei parchi, vuol dire anche conservare questa estrema variabilità di ambienti.

La pubblicazione presenta i risultati del primo step di attività, che hanno permesso di leggere come “sistema” il patrimonio dei Parchi e di comprenderne il valore rappresentato attraverso quattro ambiti ecologicamente omogenei del territorio nazionale: alpino-padano, appenninico, tirrenico, adriatico. (figura 1)

Il “sistema Parchi Nazionali”, sebbene ricopra soltanto il 4,8% del territorio, rappresenta significativamente la peculiare eterogeneità ambientale italiana. (tabella 1)

Nei 23 parchi nazionali ci sono 124 varietà di ambienti sulle 149 presenti in Italia. (figura 2)

L’analisi della biodiversità condotta in termini di specie animali e vegetali, comunità, habitat ed ecosistemi da conto dell’eccezionale capitale naturale presente.

Alcuni dati:

• I parchi nazionali (4,8% del territorio) hanno il 12,8% di diversi habitat: Foreste (36%), rocce e grotte (18%) torbiere e paludi (28%) (grafico 1);

• Le foreste più rappresentate nei Parchi Nazionali sono le faggete e le quercete caducifoglie.

• Il 7,1% del territorio dei parchi è rappresentato da fiumi e da laghi (grafico2);

• In Italia c’è la maggiore varietà europea di animali: 56 mila specie, che potrebbero raddoppiare con la scoperta di nuove specie oggi sconosciute soprattutto fra insetti e altri invertebrati che oggi rappresentano il 98% del patrimonio faunistico. Si contano inoltre 118 specie di mammiferi (tabella 2);

• Il 21% delle specie di flora e il 67% delle specie di fauna tutelate vivono in un territorio che rappresenta il 4,8% del territorio nazionale (tabella 3).

Un approfondimento è dedicato alla valenza e alla pluralità di servizi ecosistemici che svolgono le “foreste”, con particolare riferimento all’immagazzinamento di carbonio, funzionale alla mitigazione dei cambiamenti climatici.

Alcuni dati:

• Nei territori dei soli Parchi vengono accumulate 5,1 tonnellate di carbonio in più per ogni ettaro di superficie rispetto al territorio nazionale (6 tonnellate nel 2020): alcuni boschi hanno una capacità di accumulo doppia rispetto alla maggior parte degli altri habitat. Le faggete contribuiscono per il 21% del carbonio totale stoccato contr la superficie dell11%.

• I parchi frenano il consumo di suolo; a livello nazionale, circa il 17% dei boschi si è trasformato in superfici artificiali, mentre nei Parchi la percentuale è ridotta(4,5%), grazie alla gestione degli Enti Parco

L’osservazione del cambiamento nel tempo (dal 1990 al 2006) del territorio dei parchi e delle aree ad essi circostanti mostra:

una tendenziale corretta perimetrazione dei Parchi Nazionali;

una loro efficace azione di conservazione che si riflette positivamente anche sulle aree limitrofe, adifferenza del trend nazionale.

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