Operazione Metropolis: la cementopoli annunciata della ‘ndrangheta

Un blitz di Goletta Verde nel 2010 e le querele per diffamazione di chi è finito in manette

Sebastiano Venneri, responsabile mare nazionale di Legambiente

Secondo il Procuratore Aggiunto Nicola Gratteri, della Procura di Reggio Calabria, siamo di fronte a “una delle più importanti operazioni degli ultimi anni” contro la ‘ndrangheta. Basterebbe questo a dare un’idea di cosa è stata l’operazione Metropolis, messa a segno ieri dalle forze dell’ordine e che ha portato all’arresto di ben 20 persone e al sequestro di un’enorme quantità di beni tra i quali ben 17 villaggi turistici concentrati per lo più lungo la costa jonica meridionale della Calabria.

E Legambiente c’era andata vicina proprio due anni fa quando nel nostro dossier Mare Monstrum 2010 avevamo puntato l’indice contro il Gioiello del Mare, uno dei villaggi turistici oggi sequestrati, un’enorme colata di cemento su 25mila mq di prezioso territorio nel comune di Brancaleone, a ridosso di una delle spiagge più famose come sito di nidificazione delle tartarughe marine. A metà luglio di quell’estate, approfittando del passaggio di Goletta Verde, siamo sbarcati su quella spiaggia aprendo di fronte a una schiera di quelle terribili villette il nostro il nostro striscione “Giù le mani dalla costa” e la bandiera nera dei nuovi pirati del mare, dedicata a chi aveva realizzato quello scempio. Sono bastati pochi minuti ed ecco arrivare tre persone che cominciano a intimidirci e a chiedere ragione di quell’iniziativa. Un confronto teso che si sposta da quella assurda spiaggia edificata agli uffici della direzione del complesso residenziale, un edificio di pessimo gusto a forma di prua di nave di cemento che punta verso il mare. Alla fine la promessa di querela per diffamazione che puntualmente ci viene recapitata a fine agosto a firma Cuppari Antonio (parte offesa) nei confronti di Venneri + 6, come recita il freddo linguaggio delle cancellerie. Quei sei in realtà sono Antonio Pergolizzi, Francesco Dodaro, Laura Biffi, Enrico Fontana, Giorgio Zampetti e Stefano Ciafani, ovvero gli estensori del dossier Mare Monstrum che denunciava quegli scempi ambientali ipotizzando prevedibili legami con la criminalità organizzata.

Non sapevamo che la magistratura già allora aveva avviato l’inchiesta e acceso i riflettori su una fitta trama fatta di società immobiliari nelle quali confluivano gli enormi profitti che la ‘ndrangheta realizzava attraverso il  traffico di droga e armi. Fa impressione leggere l’elenco dei beni sequestrati con l’operazione Metropolis, fa impressione scorrere  il lungo rosario di villaggi turistici dai nomi esotici, il Palm view, il Bella Vista, The Sands, il Vista Montagna, il Gioiello del Mare. Migliaia e migliaia di villette, residence, alberghi realizzati evidentemente con la connivenza di amministratori locali, dirigenti degli uffici tecnici, assessori, sindaci che hanno sapientemente preparato le carte, redatto le concessioni edilizie, facilitato insomma le procedure autorizzative per urbanizzare il tratto costiero, quello più pregiato, di un’intera regione. I dati raccolti dall’indagine “Paesaggi e identità della Regione Calabria” del resto parlano chiaro: in Calabria si registra un abuso ogni 150 metri di costa.

Ma fa impressione soprattutto percepire la spavalderia della criminalità organizzata. Il signor Cuppari, da ieri in manette, che si sente parte offesa da un innocente blitz di un’associazione ambientalista. E poi colpisce la bulimia territoriale, la capacità di occupare terra in maniera plateale, manifesta, invadente. I soldi della ‘ndrangheta non finivano in lontani paradisi fiscali, in oscure e nascoste società finanziarie, ma in decine di immobiliari che acquistavano porzioni enormi di terreni e ci costruivano sopra grandi complessi turistici. La ‘ndrangheta, le potentissime famiglie Morabito e Aquino, avevano di fatto lanciato una sorta di Opa significativa sull’intero settore turistico regionale, avevano capito che conquistare territorio, proprio come a Risiko, avvicinava la vittoria finale. Bisognava conquistare territori, legare le maestranze e le loro famiglie a doppio filo con chi creava lavoro in quei territori, incistarsi nelle amministrazioni locali, in definitiva governare una Regione.

Per la cronaca il Tribunale di Roma ha archiviato nel maggio scorso il procedimento nei confronti di Venneri + 6 perché non ha riscontrato offese nei confronti del signori Cuppari. Ora l’operazione Metropolis scoperchia un sasso sotto il quale brulicava il verminaio della ‘ndrangheta.  Noi quest’estate torneremo a sventolare i nostri striscioni su quelle spiagge, a chiedere alla magistratura di indagare anche sulle responsabilità degli amministratori locali, della politica, di quanti hanno permesso quello scempio, continueremo a pretendere chiarezza e risarcimento alle offese, queste sì, subite da noi e dai cittadini calabresi defraudati del loro territorio e del loro futuro.

fonte:greenreport.it



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