Abitare Verde, un nuovo ciclo nell’edilizia

Abitare Verde, un nuovo ciclo nell’edilizia orientato al rinnovo del patrimonio disponibile e all’utilizzo di tecniche di bioedilizia e di bioarchitettura già da tempo sperimentate sui mercati globali di riferimento.

Il mercato delle costruzioni rallenta sensibilmente, ma al contempo il comparto relativo ai progetti di sviluppo ”green” è in crescita. In particolare, stando al campione McGraw-Hill Construction delle imprese del settore delle costruzioni operanti su scala internazionale, la quota di quelle aventi in portafoglio oltre il 60% di progetti di trasformazione urbana sostenibile (green projects) risulta raddoppiata dal 2009 al 2012 (rispettivamente 13% e 28% di imprese) e si prevede che raddoppierà ulteriormente entro il 2015 (51% di imprese).

La necessità di intervenire sul costruito è giustificata dalla vetustà del patrimonio immobiliare, dall’obsolescenza delle sue componenti (specialmente nei centri urbani di maggiori dimensioni) e dalla breve vita degli impianti. L’aspetto centrale è rappresentato dalla necessità di accelerare i ritmi di riqualificazione del parco edilizio e infrastrutturale in chiave ambientale, allo scopo di rispondere in maniera adeguata alle sfide poste dal cambiamento climatico e, soprattutto, all’emergere di una nuova domanda di ”abitare verde” da parte delle famiglie italiane e degli investitori internazionali.

Anche in Italia, dunque, è iniziato un nuovo ciclo nell’edilizia orientato al rinnovo del patrimonio disponibile e all’utilizzo di tecniche di bioedilizia e di bioarchitettura già da tempo sperimentate sui mercati globali di riferimento. Partendo dallo stock costruito prima del 1992, che ammonta a 1.600 milioni di metri quadrati residenziali, il 22% versa in condizioni d’uso giudicate ”mediocri” e ”pessime”, e necessita di significativi interventi di riqualificazione e manutenzione straordinaria. Tradotto in numero di abitazioni, lo stock da riqualificare ammonta a 5,7 milioni di unità, ossia il 19% del patrimonio esistente.

Con riferimento all’epoca di costruzione, escludendo la quota di interventi realizzati ricorrendo alle recenti agevolazioni fiscali, il bacino potenziale di patrimonio che necessiterebbe di un retrofit energetico aumenta a poco meno dell’80% dello stock abitativo italiano. Si tratta di un potenziale che potrebbe dare un importante impulso al settore delle costruzioni e concorrere al rilancio della domanda interna, necessaria per garantire una ripartenza dallo stato attuale di crisi persistente.

Sulla base di una selezione di alcune caratteristiche ”green” (caldaia di ultima generazione, infissi ad alte prestazioni energetiche, isolamento muri esterni, elettrodomestici a basso consumo, riduttori flusso dell’acqua, riciclo delle acque e utilizzo di materiali non nocivi alla salute) riferite all’abitazione e riconducibili alle indicazioni internazionali in tema di efficientamento energetico e sostenibilità, è stato ricostruito l’identikit ”abitativo” delle famiglie italiane. Il 3,2% già possiede tutti i requisiti ”verdi”, il 24% invece non ha ancora nessuna delle caratteristiche selezionate.

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