Le isole di plastica diventano Stato Federale

Isole di plastica  dalla superficie stimata tra i 700.000 kmq agli oltre 10 milioni di kmq (cioe’ tra la Penisola Iberica e gli Stati Uniti, per fare un paragone).

Tre nomi per indicare l’enorme accumulo di spazzatura galleggiante nell’Oceano Pacifico Pacific Trash Vortex, Garbage Patch o ‘Grande chiazza di immondizia’.

Sono grandi abbastanza per meritarsi lo status di ‘nazione’ e trasformarsi in Garbage Patch State con tanto di cerimonia ufficiale, quella dell’11 aprile scorso a Parigi, presso la sede centrale dell’Unesco, attraverso l’installazione ‘Wasteland’ dell’artista Maria Cristina Finucci. E come molti Stati, anche il Garbage Patch State sara’ a Venezia, in concomitanza con la Biennale d’arte, da giugno a novembre.

Lo Stato federale che l’artista ha ideato per sintetizzare il grave problema ambientale delle isole di plastica, denominate appunto Garbage Patch, avra’ una sua Costituzione oltre a una bandiera nazionale: fondo azzurro trasparente come il mare, popolato da vortici rossi, come quelli che sul Pacifico (ma anche nel Mare dei Sargassi nell’Atlantico) hanno convogliato e riunito i rifiuti portati dai fiumi o scaricati dalle navi. cartolina3

A Venezia, il Garbage Patch State sara’ ospitato nell’universita’ Ca’ Foscari, nella sua storica sede sul Canal Grande. Maria Cristina Finucci, per la rappresentazione veneziana del nuovo Stato, ha ideato una specifica installazione: una marea di tappi di plastica colorata, imbrigliati da reti che dal padiglione trapassano verso il Gran Canal, metafora e immagine dello straripare della plastica e dei rifiuti in tutti i mari e gli oceani del pianeta. All’interno del padiglione, la sua video-opera, ‘Dentro’, proiettata a 360°, dara’ allo spettatore la sensazione di essere immerso in un mare di plastica.

Patrocinata dal ministero dell’Ambiente, ‘Wasteland’ e’ un’opera pensata per sensibilizzare il mondo intorno a un problema che cresce minuto dopo minuto: gia’ oggi, se si potessero raccogliere tutte le immondizie che galleggiano su mari e oceani e quelle piu’ pesanti, che ne tappezzano i fondali, si creerebbe un deposito di rifiuti piu’ esteso dell’Himalaya e piu’ alto dell’Everest. Nel solo gorgo tra Hawaii e Giappone, nel Pacifico, si calcola galleggino 3,65 milioni di tonnellate di plastica.

Circa 1 milione di pesci e altrettanti gabbiani muoiono all’anno per occlusione da ingestione di oggetti di plastica. Il problema pero’ e’ anche di natura organica perche’ i microframmenti di quella plastica buttata nei mari creano un ”brodo” che e’ scambiato dai pesci per plancton. Cosi’ quelle sostanze, incamerate nelle carni dei pesci, arrivano a noi che a nostra volta le incorporiamo nei nostri organismi.

Il padiglione nazionale rappresenta solo uno dei momenti che l’artista si e’ data come mission: unire arte e ambiente per sensibilizzare tutti attraverso la forza del linguaggio artistico. L’avvio del progetto e’ stato l’11 aprile, a Parigi, con il riconoscimento del nuovo Stato, istituzionale e fittizio, da parte dell’Unesco. A settembre seguira’ un’istallazione della Finucci nella piazza del Maxxi di Roma. E’ in programma anche una collaborazione con l’Universita’ Roma Tre, che ha gia’ contribuito fornendo i tappi di plastica usati per le installazioni, e una missione in mezzo all’Atlantico.

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