Medici Senza Frontiere,rifugiati dal Mali bloccati nel deserto

Circa 70.000 rifugiati provenienti dal Mali vivono in condizioni difficili, nel cuore del deserto della Mauritania, con scarsissime speranze di far rapidamente ritorno alle proprie case a causa delle tensioni etniche nel nord del Mali. In un rapporto pubblicato nei giorni scorsi dal titolo “Stranded in the desert”, l’organizzazione medico umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF) chiede alle organizzazioni umanitarie di rinnovare con urgenza gli sforzi per rispondere ai bisogni fondamentali dei rifugiati. «In questo momento, intere comunità provenienti da nord del Mali vivono come sfollati nel proprio Paese o sono fuggiti all’estero come rifugiati -afferma Henry Gray, coordinatore dell’emergenza di MSF- La maggior parte dei rifugiati proviene dalla comunità Tuareg e da quella araba. Sono fuggiti preventivamente, spesso per paura di subire violenze, a causa dei loro presunti legami con gruppi islamici o separatisti. Il nord del Mali è ancora nella morsa della paura e della diffidenza».

La situazione sanitaria è peggiorata ulteriormente dopo l’afflusso di 15.000 nuovi rifugiati, a seguito dell’intervento militare congiunto tra Francia e Mali, nel gennaio 2013. Il numero di visite mediche nelle cliniche di MSF nel campo Mbera è aumentato da 1.500 a 2.500 a settimana. Il numero di bambini affetti da malnutrizione grave è più che raddoppiato, e l’85 per cento dei bambini in cura appartiene all’ultima ondata di arrivi, nonostante le condizioni nutrizionali dei nuovi rifugiati fossero generalmente buone al momento dell’arrivo nel campo.

«Queste statistiche mostrano che le condizioni dei rifugiati peggiorano dopo l’arrivo nel campo, il luogo in cui dovrebbero ricevere assistenza, incluse razioni di cibo correttamente formulate, dalle organizzazioni di soccorso -prosegue Gray- C’è stata chiaramente un’inadeguata preparazione a ricevere questo nuovo afflusso di rifugiati. La situazione è migliorata nelle ultime settimane, ma è ancora estremamente precaria ed è necessario che le organizzazioni umanitarie continuino a fornire una risposta adeguata per tutto il tempo necessario: tutti devono avere riparo, acqua potabile, servizi sanitari, igiene e cibo nel rispetto di uno standard umanitario minimo».

MSF lavora in Mauritania dall’inizio del 2012, quando arrivarono i primi rifugiati, e ha spesso posto l’accento sugli effetti delle drammatiche condizioni di vita nel campo di Mbera sulla salute dei rifugiati. A novembre 2012, MSF ha condotto un’analisi retrospettiva, attraverso cui è stata evidenziata una situazione nutrizionale critica e tassi di mortalità sopra la soglia di emergenza per i bambini sotto al di sotto dei due anni. MSF gestisce programmi medici e umanitari nelle regioni maliane di Mopti, Gao Sikasso e Timbuktu, oltre che programmi per i rifugiati del Mali in Burkina Faso, Mauritania e Niger. In Mauritania, MSF sostiene quattro principali centri di assistenza sanitaria nel campo Mbera e al confine con Fassala, e gestisce una sala operatoria nella città di Bassikounou. Da quando hanno iniziato a lavorare in Mauritania, nel febbraio 2012, le équipe di MSF hanno effettuato 85.000 visite mediche, assistito a 200 parti e curato quasi 1.000 bambini affetti da malnutrizione grave.

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