crisi economica,la Chinatown di Prato si svuota

Una parte non trascurabile dei cinesi di Prato sta lasciando la città o per altre destinazioni in Italia o in Europa o per tornare nella madrepatria. Se c’è chi applaudirà a questi segnali di partenza, in realtà questo è un nuovo sintomo, preoccupante, di declino. Le partenze, infatti, specie di persone della classe operaia, sono causate dall’aggravarsi della crisi economica. Già a fine 2011, un reportage del giornale cinese di lingua inglese Global Times (che chiamava Prato “cortile cinese” d’Italia) raccontava come un tassista abusivo cinese di Prato dicesse: “almeno uno su cinque dei miei clienti mi ha detto di voler tornare a casa definitivamente. E anche io certamente me ne ritornerò in Cina prima o poi. Non c’è denaro qui”. Mentre un imprenditore cinese raccontava che “le vendite sono calate a picco e molte piccole compagnie hanno chiuso per tornare in Cina. Le più grandi stanno facendo ogni sforzo contro la crisi”. In quindici mesi da allora, le cose non sono certo migliorate. Certo, i dati ufficiali dell’anagrafe del Comune fotografano una realtà diversa. I cinesi residenti nel 2012 erano di poco superiori a 15mila, un aumento di quasi 2mila persone rispetto a due anni prima. Ma i segnali economici sono altri. I dati dell’Unione industriale sull’export del settore confezioni – ovvero proprio il ramo in cui più attivi sono i cinesi del territorio – nel 2012 ha visto una contrazione del 10%. Un’inversione di tendenza marcata e senza precedenti. Un dato che fa riflettere, se si pensa che il segno meno nell’export del tessile classico c’è stato, ma inferiore, sull’ordine del 3%.

Altro indizio. I cinesi hanno cominciato a presentarsi ai centri per l’impiego. “Difficile dire quanti, ma ci sono e questa è una novità portata dalla crisi”, spiega Michele Del Campo, direttore della Fil. Non solo. I cinesi vanno adesso anche alla mensa dei poveri, come ha sottolineato poco tempo fa l’associazione Giorgio La Pira che gestisce i pasti per persone in difficoltà in via del Carmine. Mentre un’elaborazione di dati Caritas per Toscana Oggi dimostra come lo scorso anno i cinesi che si sono presentati ai centri d’ascolto della Caritas sono calati, passando da 286 a 243. “I dati evidenziano un sensibile calo delle persone di etnia cinese che si rivolgono a noi”, sottolinea Massimiliano Lotti della Caritas. “Insieme a una povertà di ritorno nelle persone di nazionalità albanese (42 persone in più che sono venute alla Caritas) e a un aumento di 19 peruviani, tantissimi, considerata la piccola dimensione della comunità di quel Paese”.

“Sì, la popolazione cinese, specie nelle fasce più deboli, è in calo”, conferma Matteo Ye, una delle voci della comunità orientale di Prato. “È una comunità che ha una grande mobilità», spiega padre Francesco Brasa, francescano della comunità di via Donizetti. “Stanno un po’ qua e poi si spostano o a Milano o a Parigi. Le voci di un calo ci sono, anche come paura: c’è meno lavoro”. Quella cinese non è la sola etnia in calo. Come già la scorsa settimana ha raccontato nella rubrica di Tv Prato – Toscana Oggi “Gente di Prato” Malik, operaio cassintegrato pachistano, in quattro-cinque anni le persone dal Pakistan a Prato si sono ridotte da quasi 5mila a 500. “Lavoravano quasi tutti nel tessile, nella ciniglia in particolare. Hanno perso il lavoro e se ne sono andate, in Francia, Belgio, Germania, Inghilterra”.

fonte:notiziediprato.it

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