Acqua pubblica,La vittoria è ancora oggi parziale

Due anni sono passati da quando 26 milioni di italiani  si sono pronunciati contro la privatizzazione dei servizi pubblici e dell’acqua.

Con il referendum sono stati abrogati l’art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n.112 concernente le modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, e il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 Norme in materia ambientale, concernente l’adeguatezza della remunerazione del capitale investito.

La vittoria, però, è ancora oggi parziale: si continua a pagare il profitto sulle tariffe, gli acquedotti non sono stati resi pubblici. Come mai l’attuazione della volontà di 26 milioni d’italiani è stata così a lungo rimandata? In questi due anni ci sono stati numerosi tentativi di cancellazione dell’esito referendario. Ripercorriamo insieme le tappe fondamentali.

Il Decreto di ferragosto

Due mesi dopo il referendum, il governo Berlusconi ha tentato di calpestare il risultato della consultazione con l’articolo 4 del Decreto di ferragosto, rintroducendo la privatizzazione dei servizi pubblici locali. Diverse Regioni hanno presentato ricorso di fronte alla Corte Costituzionale, che si è espressa a luglio del 2012 (sentenza 199/2012) confermando l’illegittimità costituzionale di tale articolo.

Decreto Salva Italia

Anche il cosiddetto decreto Salva Italia del governo Monti ha cerca di mettere a tacere la voce di chi ha chiesto lo stop dei profitti dai servizi idrici, trasferendo all’Autorità dell’energia e del gas “le funzioni di regolazione e di controllo dei servizi idrici”. Il Forum, insieme a Federconsumatori, ha promosso un ricorso a Tar Lombardia, il cui esito è ancora atteso. Il problema fondamentale è il mancato rispetto dell’esito del secondo quesito e il mantenimento nelle voci tariffarie della remunerazione del capitale investito. Di fatto con il Mtt (Metodo Tariffario Transitorio) viene fatto rientrare sotto la denominazione di «costo della risorsa finanziaria» il riconoscimento ai gestori di una percentuale standard del capitale investito. Non solo: i gestori possono mettere a bilancio anche gli investimenti finanziati con i soldi pubblici. Il risultato è che nella bolletta il costo dello stesso intervento compare sia all’interno della voce tasse sia in quella tariffa.

Il parere del Consiglio di Stato

Verso la fine di gennaio di quest’anno, la tesi del Forum viene confermata dal parere del Consiglio di Stato. È così dimostrato che l’abrogazione del 7% ha effetto immediato a partire dal 21 luglio 2011, data di promulgazione dell’esito referendario.

A marzo 2013 anche il Tar della Toscana accoglie il ricorso presentato dal Forum, confermando l’illegittimità delle tariffe approvate dall’ex ATO2 Toscana (il vecchio gestore del servizio idrico) perché comprendono ancora la «remunerazione del capitale investito».

Vuoto legislativo e la gestione affidata all’ Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas

A questo punto la situazione è tornata a prima della legge Galli del 1994, con cui le risorse naturali sono entrate sul mercato. Dopo il referendum non è stata fatta ancora una legge in materia: le uniche norme disponibili sono quelle europee. Il Governo e il Parlamento italiano continuano a ignorare il risultato referendario e hanno affidato la regolamentazione del servizio idrico e della tariffa alle regole della concorrenza e del mercato, attraverso l’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas. Quest’ultima ha imposto un modello tariffario che garantisce ai gestori un ammontare degli introiti pari a quello passato ma nascosto sotto un altro nome. Gli Enti Locali non sono obbligati a cambiare le cose.

Comuni virtuosi

L’impegno a togliere dalle mani dei privati l’acqua è stato portato a termine solo da quattro comuni: Napoli, Palermo, Reggio Emilia e Vicenza. Nel resto d’Italia la situazione è immobile o ci si muove in direzione contraria. A Ferrara, ad esempio, la giunta Tagliani ha messo in vendita un pacchetto di azioni della Hera – società che incassa i proventi delle bollette di parte del Nord e dell’Emilia Romagna – in cambio di una cifra intorno agli 8 milioni di euro. Dal Sud non arrivano notizie migliori: la giunta regionale campana ha deciso di ridurre il debito della Gori (azienda del gruppo Acea) di 157 milioni di euro.

 

Le nostre proposte

 

Legge di iniziativa popolare

Ecco dunque che il Forum non ha interrotto la sua azione e tutto Movimento si è mobilitato per ottenere la sottoscrizione e il deposito del testo della proposta di legge d’iniziativa popolare intitolata Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico, legge che servirebbe a colmare il vuoto legislativo e a far sì che la volontà popolare espressa dal referendum 2011 venisse rispettata

L’altra misura urgente quanto necessaria è la cancellazione dell’operato dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas e di riportare nell’ambito delle competenze del Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare la fissazione dei criteri e del metodo tariffario relativo al servizio idrico.

Vi ricordiamo infine, la nostra campagna Obbedienza civile che mira a far rispettare, partendo dal basso, l’espressione della volontà degli elettori. L’invito è dunque quello pagare le bollette, relative ai periodi successivi al 21 luglio 2011, scontate dalla componente della “remunerazione del capitale investito”.

 

E naturalmente vi invitiamo a prendere parte a tutte le iniziative organizzate in occasione di questo secondo compleanno. Scoprite dove e come aderire qui

 

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