Animali Selvatici ed Esotici a casa dei boss

Animali esotici purtroppo trovano casa tra gli affiliati ‘ndrangheta, Cosa nostra, camorra e Sacra corona unita.   Tigri, leoni, giaguari (ma in Campania molti prediligevano gorilla e scimpanze’) nei giardini delle ville dei boss, e oggi che molti di loro vivono nascosti in cantine o soffitte, mantenendo un ‘low profile’, la scelta ricade sui rettili. Senza contare i trafficanti di cocaina che usano serpenti come corrieri e quelli che commerciano illegalmente cuccioli di razze canine pregiate.

Molti grandi felini sono stati confiscati insieme ai beni mafiosi trovando una nuova casa legale, insieme ad altri animali sequestrati dalla Cites (la Convenzione internazionale che tutela gli animali e le piante dal commercio illegale) del Corpo forestale dello Stato, nel parco di Semproniano, inaugurato il provincia di Grosseto lo scorso ottobre e gestito dal Wwf. Attualmente ospita circa 900 esemplari appartenenti a diverse specie, tra cui una decina tra tigri e leoni sequestrati alla malavita o ai circhi; circa 300 pappagalli e circa 400 rettili (soprattutto testuggini); alcune decine di rapaci tra cui diversi avvoltoi; una quarantina di scimmie di varie specie e decine di altri animali.

Il centro per il Recupero degli Animali Selvatici ed Esotici (Crase) in provincia di Grosseto e’ il piu’ grande centro di recupero animali selvatici ed esotici sul territorio italiano. Un vero e proprio ospedale veterinario gestito dal Wwf da oltre 30 anni e un presidio messo a disposizione delle autorita’ che si occupano della corretta applicazione della Cites. Supporta il lavoro investigativo del Corpo Forestale dello Stato e accoglie animali sequestrati dalle forze di polizia perche’ commerciati o detenuti illegalmente. Si estende su oltre 20 ettari e comprende un centro per il recupero della fauna selvatica (Crasm) e un centro di recupero per gli animali esotici (Crase), oltre ad alcune aree faunistiche che ospitano esemplari non piu’ reintroducibili in natura.

In 10 anni i veterinari e gli operatori del Centro hanno curato e ospitato circa 10.000 animali feriti, maltrattati, sottratti al bracconaggio e al commercio illegale di natura, una delle principali minacce per specie carismatiche come tigri, elefanti o rinoceronti, e che coinvolge ogni anno milioni di esemplari tra rettili, uccelli, scimmie o coralli, che vengono commerciati per le loro pelli, l’avorio, le proprieta’ medicinali, come cibo e souvenir, o anche vivi come animali da compagnia. Un business che vale centinaia di milioni di dollari ogni anno, secondo solo al traffico di armi e droga, e di cui l’Italia e’ tristemente protagonista.

Ma boss a parte, anche tra i comuni cittadini si rileva un pericoloso ‘amore’ per le specie esotiche. Nel 2012 la divisione Cites del Corpo forestale dello Stato ha sequestrato 6.240 esemplari protetti dalla Convenzione di Washington per un valore di circa 800.000 euro, grazie a 126 indagini che hanno coinvolto 186 soggetti. Un traffico quasi sempre mosso da organizzazioni criminali in grado di intercettare la domanda.

I reati penali contro gli animali accertati nel 2012 dalle forze dell’ordine hanno raggiunto quota 7.974, quasi 22 al giorno, con 6.900 persone denunciate e 8 arresti. Le Capitanerie di porto con 5.138 reati accertati e il Corpo forestale dello Stato, insieme ai corpi delle cinque regioni a statuto speciale, hanno fatto il grosso del lavoro nel corso del 2012, con 2.097 reati accertati. A livello regionale e’ la Sicilia quella con il maggior numero di infrazioni, 1.294, seguita dalla Puglia (938), dalla Campania (829) e dal Lazio (767). Segno che, come negli altri anni, al Sud e al Centro si continua a consumare il piu’ alto numero di reati a danno della biodiversita’.

 

 

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