Casi Epatite A e frutti di bosco in forte crescita

L’allerta nel nostro paese è stata alzata da una circolare pubblicata sul sito del ministero della Salute, secondo cui in Italia i casi sono aumentati nel periodo marzo-maggio 2013 del 70% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Tutto inizia il 30 aprile, con un frullato

A dire il vero, spiega il settimanale dei consumatori, la potenziale fonte d’infezione si conosceva già da almeno quasi un mese. Per la precisione dal 30 aprile, data in cui la Danimarca aveva indicato come responsabile dell’incremento anomalo di casi di epatite A (che poi avevano interessato anche Finlandia, Norvegia e Svezia) uno “smothie” (un frullato) a base di frutti di bosco congelati. Passano i giorni e al ministero della Salute italiana si accorgono che anche qui qualcosa non va: troppe segnalazioni, soprattutto da zone della Penisola storicamente poco soggette all’epatite A (il Centro-nord).

Dall’Est e dal Canada

Scattano le prime misure per evitare ulteriori allargamenti dell’epidemia. È la storia che in questi giorni sta agitando le autorità e il mercato alimentare italiano, anche se fuori dalla luce dei riflettori di stampa e tv. Al centro di analisi e sguardi sospetti i frutti di bosco congelati provenienti da Bulgaria, Polonia, Serbia e Canada (su questi è scattato il sistema di allerta rapido comunitario Rasff).

Ritiri nella Gdo

E i primi “colpevoli” sono apparsi subito tra i prodotti lavorati dalle aziende italiane se è vero, come risulta al Salvagente, che alcune aziende e alcune grandi catene alimentari come Coop hanno già ritirato dei prodotti a rischio dalla circolazione.

Il primo lotto sequestrato: scadevano nel 2015

La circolare del ministero della Salute indica alcuni lotti a rischio di frutti di bosco congelati, da ritirare dal commercio. In particolare, il lotto con codice L13036, con scadenza 02/2015, secondo quanto riferito a ilSalvagente.it, porta dritto a una torta guarnita con “misto di frutti di bosco”, in confezione da 200 grammi, commercializzati da un’azienda alimentare di Padova (Asiago Food) che vende al dettaglio, all’ingrosso, e si occupa di catering. Nonostante lo stop, non è da escludere che alcune di queste confezioni fossero già state vendute. E trattandosi di prodotti surgelati, potrebbero non essere ancora state consumate.

Il ritiro in Alto Adige

Stessa sorte, secondo Giovanni D’Agata, presidente e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, è toccata alla  “Miscela di frutti di bosco surgelati Bosco Buono”, lotto 13015, confezionato dalla ditta Green Ice SpA, ritirata dall’assessorato alla Sanità della Provincia autonoma di Bolzano il 31 maggio.

La Coop sospende l’utilizzo di frutti di bosco

Nel frattempo, anche la Coop è corsa ai ripari. Spiega Maurizio Zucchi, direttore qualità dell’azienda, “Abbiamo ritirato due prodotti dalla vendita: uno è la confezione misto frutti di bosco congelati della ditta Boscoreale, corrispondente al lotto L13036. L’altro prodotto, sempre frutti di bosco congelati, lo abbiamo ritirato per precauzione. Abbiamo anche sospeso temporaneamente l’utilizzo di frutti di bosco per i nostri prodotti di pasticcieria e svolto delle analisi sulla torta surgelata Coop, che hanno dato esito negativo alla presenza di virus”.

Yogurt, gelati, pasticcini

La questione però è tutt’altro che chiusa. I frutti di bosco congelati vengono usati per tanti altri prodotti in commercio: yogurt, frullati, pasticcini, gelati. Se  per alcuni di questi la cottura annulla ogni rischio (yogurt, confetture…), per una quantità enorme di preparazioni alimentari sulle quali è scattato il controllo degli stessi produttori. Lo conferma al Salvagente l’Unilever, azienda che possiede tra gli altri i marchi Algida e Carte d’Or: “Come azienda alimentare responsabile stiamo conducendo appropriate verifiche. In questo momento, non abbiamo alcuna evidenza di criticità riguardanti i nostri prodotti”.

L’incremento dei casi da diversi mesi

Quello che preoccupa è che l’incremento dei casi è iniziato da diversi mesi, almeno da settembre, a quanto riporta la dottoressa Anna Rita Ciccaglione dell’Iss. Un periodo lungo che aumenta i rischi di contagio.

Le analisi partite in ritardo

Perché il ministero della Salute non si è mosso prima? E perché se la circolare con cui allerta le Asl è del 23 maggio, solo dopo 8 giorni, secondo quanto appreso dal Salvagente, sono arrivate sui tavoli degli istituti zooprofilattici sperimentali di diverse zone d’Italia le disposizioni per avviare analisi su torte e frutti di bosco congelati? Ancora: perché solo quelli, escludendo gelati e altri cibi che usano ingredienti del genere?

Senza armi

Il rischio degli effetti di una sottovalutazione del problema sono tanti. E questa volta i consumatori hanno poche armi per difendersi. Non troveranno nelle confezioni dei gelati o delle torte surgelate l’indicazione dei lotti di frutti di bosco utilizzati. Difficile scegliere, se non affidandosi ai controlli esterni. E, una volta tanto, a una comunicazione pubblica più rapida ed efficace.

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