Di amianto si continua a morire

In Italia, e il picco di casi per il principale tumore causato dall’esposizione alla fibra killer, il mesotelioma maligno pleurico, è atteso entro il 2020 o 2025.

Le patologie correlate all’amianto sono aumentate in 10 anni del 50% e in 5 anni del 18%.

Gli esperti stilano una lista di azioni: rafforzare il controllo sull’assoluto rispetto dei divieti; mappare le situazioni di rischio; attivare interventi di messa in sicurezza e bonifica anche attraverso la previsione di risorse certe e adeguate; promuovere la ricerca su nuove tecniche per lo smaltimento dell’amianto. Nel piano si definiscono “carenti i dati sulle industrie, sulle scuole e sugli ospedali” e si parla di favorire “l’identificazione dei siti a maggior rischio anche con l’introduzione di nuove forme di incentivazione, ricorrendo per esempio a un sistema premiante”.

Parola d’ordine: continuità dei finanziamenti. E scelta delle priorità sul fronte bonifica: tra i circa 380 siti in classe di rischio 1 devono essere individuati, per l’appunto, quelli caratterizzati da più diffusa rilevanza sociale ed ambientale come ad esempio scuole, caserme ed ospedali in contesto urbano. Per gli interventi di messa in sicurezza di emergenza si può stimare “un fabbisogno immediato di alcune decine di milioni di euro”. Si pensa anche al coinvolgimento del ministero dell’Istruzione per mettere in atto e completare nell’arco temporale di 3-5 anni, in modo omogeneo a livello nazionale, i necessari interventi di bonifica degli edifici scolastici.

Il reperimento delle risorse finanziarie, si legge, può essere coadiuvato da interventi di defiscalizzazione delle attività di bonifica, ad esempio il sistema incentivante per la sostituzione delle coperture con pannelli fotovoltaici. E’ anche da prevedere l’esclusione dei fondi destinati alla bonifica dell’amianto dal Patto di Stabilita, la definizione di prezzi calmierati per le opere di bonifica. Poi c’è il problema della “grave insufficienza nell’offerta di discariche e siti di stoccaggio per amianto” che ha portato a un “massiccio ricorso a discariche estere (Germania) con forti aggravi dei costi”

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