Lotta alla contraffazione del biologico

Anni fa, ai vecchi tempi, le truffe nel settore biologico riguardavano al massimo un singolo coltivatore o un commerciante. Questi utilizzavano piccole quantità di pesticidi nelle coltivazioni, confondevano qualche uova di quelle tradizionali e a basso costo tra le uova biologiche. Quasi nessuno se ne accorgeva e nel mucchio la quantità non contava più di tanto. Ma a questo livello i mistificatori di prodotti biologici in Italia esistono da diverso tempo. Recentemente sono però nate bande di professionisti che operano servendosi di tutta una rete di aziende, dislocate in diversi Paesi, dichiarando enormi quantità di merci convenzionali come prodotti biologici. La criminalità organizzata ha raggiunto il settore biologico. Già nel mese di aprile si è saputo che, la Procura della città di Pesaro stava indagando non nei confronti di un unico soggetto, bensì contro 23 presunti membri di una rete di falsari. Nonostante siano tutti di origine italiana, operano all’estero, in Moldavia, per esempio, a Malta o in altri Paesi dell’Europa occidentale. Tra i sospettati persino il ramo moldavo di un organismo di controllo ecologico italiano, che in realtà dovrebbe sventare le contraffazioni.

False certificazioni

Tutta una truffa? No. Nonostante i diversi scandali il rischio di acquistare nei negozi merce biologica contraffatta appare molto basso. Lo dimostra il più grande caso di frode mai sventato finora e reso noto nel dicembre 2011: in quattro anni sono state certificate bio circa 500 tonnellate di cibo arrivate in Germania, specialmente soia, il che significa in media 125 tonnellate all’anno. Si tratta solo dello 0,4 per cento del consumo annuo di alimenti di soia, stimato intorno alle 32.000 tonnellate. E l’ambiente? Oltre ai consumatori, la frode biologica colpisce anche l’ambiente. Gli agricoltori tradizionali fanno uso di pesticidi e fertilizzanti chimici. Questo contribuisce nell’agricoltura tedesca all’aumento del 13 per cento dei gas serra presenti in Germania. Le sostanze chimiche mettono in pericolo anche molte specie animali e vegetali. Inoltre, gli standard di benessere degli animali negli allevamenti tradizionali sono particolarmente bassi. Il regolamento dell’Unione Europea per il settore agricolo biologico vieta le sostanze chimiche in agricoltura e richiede più spazio per i capi allevati nelle stalle. Secondo gli inquirenti erano tutti coinvolti nella fornitura di mangimi provenienti dalla Moldavia e dall’Ucraina provvisti di falsi certificati bio. Per nascondere la provenienza delle merci, utilizzavano una rete di almeno dieci aziende in diversi Paesi. La Procura ha avviato un procedimento di sequestro di 1.500 tonnellate di mais e 30 tonnellate di soia nel processo su larga scala, denominato “Green War”. In casi precedenti, si trattava di merci non bio prodotte e certificate sul posto in Paesi dell’UE. “Ora, però il prodotto nasce già come bio in Moldavia, viene certificato sul posto, poi esportato e immesso sul mercato,” rivela il procuratore Silvia Cecchi di Pesaro al nostro quotidiano. Questa mistificazione rende ancora più difficile per le autorità scoprirne la frode.

Merci falsificate anche in Germania

Per la Cecchi è chiaro: i falsi prodotti bio finiscono anche in Germania. Lo rivela una e-mail del 28 novembre del Ministero dell’agricoltura di Berlino al ministero di Roma. Oggetto: due certificati rilasciati il 31 ottobre 2012 dall’ente di controllo ICS Biozoo Moldavia, appaiono contraffatti. “Elementi di contraffazione”, così si esprimono gli inquirenti, sarebbero stati accertati da Berlino in questi certificati tra l’agosto 2011 e l’agosto 2012 e anche in altre certificazioni della Biozoo. Sotto inchiesta anche l’azienda di importazione Delva con sede a Malta, attiva dal 2012, il cui amministratore, Stefano Detassis, è stato già coinvolto in contraffazioni di merce bio nel più grande scandalo del biologico finora scoperto in Europa. Nel dicembre 2011: l’allora traffico di falsi emerso dalle indagini aveva riguardato un giro di circa 700.000 tonnellate di grano tradizionale e soia fatti passare per purissimi prodotti bio in quattro anni. Una parte è arrivata anche in Germania. Un anno fa Detassis aveva patteggiato con la procura di Verona una pena detentiva di tre mesi per falsificazione di una fattura. La pena è stata sospesa con la condizionale e poco tempo dopo Detassis è ritornato a fare affari nel settore del bio. Nell’intervista con nostro quotidiano, Detassis a sua volta respinge qualsiasi accusa di intrighi. “Solo due forniture di soia e mais biologico” partite dal porto di Malta, sarebbero state gestite dalla Delva nel 2012, e niente altro sarebbe stato contestato dalle autorità maltesi, che avevano controllato accuratamente la merce. Non è vero che la Delva e lui stesso, siano ancora  adesso nel mirino della “Green War” e quindi oggetto di indagini. La sua azienda sarebbe a suo dire assolutamente estranea a tutto ciò. Il procuratore Cecchi non conferma la notizia. Non fa nomi, ma aggiunge in forma riservata che  ”la Delva e il suo amministratore occupano un certo ruolo nell’inchiesta”.

“Criminalità organizzata”

Grandi quantità di prodotti, flussi internazionali di merci, una complessa rete di aziende, ispettori e noti professionisti corrotti, un caso di  ”criminalità organizzata”, come fu definita la vicenda dal gruppo di lavoro congiunto formato dalle autorità giudiziarie e di polizia tedesche nel 1990. Anche Paolo Carnemolla, Presidente di Federbio, organizzazione che riunisce produttori biologici, trasformatori e distributori in Italia, ammette che si tratta di “criminalità organizzata” all’opera. Secondo Carnemolla potrebbero esserci degli strascichi, visto che anche le autorità di vigilanza hanno fallito. Il nucleo dell’antifrode del Ministero dell’agricoltura italiana ha avuto tra i suoi dirigenti fino a pochi mesi fa in servizio, un funzionario attualmente indagato per corruzione in una vicenda diversa. Restano ancora molti dubbi, se si sia trattato di un investigatore di punta delle autorità di controllo. Già nell’estate del 2012, la Federbio si era rivolta al Ministero dell’agricoltura per chiedere alle autorità di indagare su alcune stranezze nell’importazione di mangimi che ora sono sotto indagini. “Al ministero in ogni caso sono rimasti a lungo all’oscuro”, dice Carnemolla. Il ministero italiano è lento anche nei chiarimenti. L’Istituto federale tedesco per l’agricoltura e l’alimentazione, stando a quanto dichiarano i funzionari, non ha ricevuto fino ad oggi nessuna conferma da Roma, se la Germania sia coinvolta nell’attuale vicenda. “Incredibile”, commenta un portavoce dell’Autorità. Il Ministero italiano non ha assunto alcuna presa di posizione in merito.

Coinvolti anche  funzionari statali?  

Finora non è ancora emerso il sospetto che sia coinvolto lo stesso  ministero italiano in questione. In Moldavia e a Malta è diverso. Il responsabile della Federbio Carnemolla trova davvero sorprendente, che i controlli sulle importazioni nell’UE, e quindi lo sdoganamento delle merci, siano stati effettuati a Malta, dove il business del bio non è così diffuso. Il procuratore Cecchi va ancora oltre: le autorità moldave e maltesi non forniscono alcuna collaborazione nelle indagini,  ”non sappiamo di quali interlocutori  possiamo fidarci, temiano un coinvolgimento anche delle locali autorità”. Di come siano consolidate le strutture della criminalità organizzata in alcuni settori del biologico italiano, lo dimostra il fatto che lo scandalo svelato nel 2011 ha caratteristiche simili. Anche qui, i falsari hanno tessuto una sofisticata rete aziendale. La quantità di merce contraffatta era così grande che avrebbe riempito una fila di camion lunga 507 km. A quel tempo, sono stati arrestati sette responsabili di ditte import/export ed enti di controllo. Quattro degli imputati hanno patteggiato con la procura di Verona una pena detentiva di tre anni. Il responsabile della Delva, De Tassis non è l’unico che lavora ancora oggi nel settore biologico. Davide Scapini nel 2012 è stato condannato a Verona a tre anni in prigione, per aver fatto parte di un’organizzazione criminale. Oggi lavora come agente di indirizzo per la Mannheimer Biorohstoffändler Krücken Organic GmbH. Scapini si occupa di procacciare fornitori biologici nella Repubblica di Moldova, ha detto Martin Köster, responsabile del settore commerciale della Krücken al nostro quotidiano. “Scapini ci ha fornito il recapito di tre produttori bio.”

Richiesta di divieto dell’esercizio della professione

Probabilmente Scapini percepirà un compenso se l’affare con la Moldavia dovesse andare in porto. Alla domanda se un criminale come Scapini  debba ancora collaborare con loro, Köster ha risposto: “Anche Uli Hoeneß [ex giocatore tedesco incriminato per frode fiscale ndt] può fornirci altri indirizzi.” Inoltre, Scapini non potrebbe in nessun caso danneggiare la P. Krücken Organic GmbH. “L’uomo non ci ha causato alcun danno commerciale”. Esperti del settore come il Managing Director dell’autorità di controllo di Göttingen, Jochen Neuendorff, sono esterrafatti per questa ingenuità. “E’ necessario impedire a queste persone, che notoriamente hanno violato le regole, di proseguire nell’esercizio della professione” questa è la sfida che lancia.

Traduzione di ItaliaDallEstero.info

[Articolo originale “Italien und Lebensmittelbetrueger” di Michael Braun, Jost Maurin]

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