Luca Mercalli,il Pianeta è un serbatoio che si sta svuotando

200 anni di rivoluzione industriale hanno pesantemente cambiato la situazione planetaria

Quanto le cause della pazza primavera 2013 sono antropiche e quanto invece si tratta di cicli assolutamente naturali?

“Difficilissimo dare una risposta. Direi che l’indicatore di cambiamento climatico sono molto più chiari quando guardiamo l’aumento della temperatura globale, all’arretramento dei ghiacciai, ad altri indicatori come le temperature oceaniche invece per quanto riguarda questi episodi che sono episodi locali e temporanei e riguardano gli andamenti meteorologici di pochi mesi o di poche settimane non è ancora chiaro quali livelli di attribuzione dare. Possono essere giudicati questi fenomeni solo sul lungo periodo, quindi soltanto se in futuro si osservassero dei trend sulla frequenza di questi episodi su singole aree allora si potrebbe fare un’analisi statistica per attribuire una responsabilità e numericamente quantificarla al cambiamento climatico. Certamente, sappiamo che in ogni caso il cambiamento climatico sta agendo su tutto il clima del pianeta, c’è una parte di anomalia di queste situazioni che sappiamo essere attribuite a questa situazione inedita che il nostro clima sta vivendo, però non è possibile giudicare su questo tipo di fenomeni”.

Lei ha definito il Pianeta sia un serbatoio che si sta svuotando e sta andando in riserva sia una discarica che si sta riempendo. Sembra andiamo nella direzione sbagliata senza cognizione di causa, ma soprattutto d’effetti. Quanto è possibile tornare indietro?

“Chiaramente non è possibile andare indietro, 200 anni di rivoluzione industriale hanno pesantemente cambiato la situazione planetaria. Dieci anni fa, il premio Nobel Paul Crutzen, dieci anni fa, l’ha definita l’antropocene, il periodo recente che stiamo vivendo cioè quell’era geologica fortemente marcata da tutte le attività umane. Possiamo soltanto evitare di fare danni peggiori o di mettere le condizioni affinché i cambiamenti che ci saranno non danneggino così a fondo la biosfera e le nostre condizioni di vita future. Per fare questo bisogna agire su tanti fronti, non c’è ovviamente soltanto il problema climatico, c’è il problema della diffusione di inquinanti di vario genere, c’è lo squilibrio nei cicli dell’azoto e del fosforo, c’è l’acidificazione degli oceani che rischia di minacciare il plancton e quindi la catena alimentare, abbiamo una quantità di campanelli d’allarme che ormai stanno squillando da tempo e ciò che è curioso è che ormai sappiamo praticamente tutto, la scienza mette a disposizione del mondo politico e del mondo economico tutte le informazioni sufficienti a prendere dei provvedimenti purtroppo anno dopo anno accumuliamo sempre più dati e sempre più informazioni e quasi viene da dire: sempre meno c’è una reazione da parte dei governi per cambiare rotta“.

Risale a poco più di un mese fa la polemica di Luca Zaia secondo il quale le previsioni del tempo (sbagliate) erano causa del calo turistico in Veneto. Il governatore, all’epoca preoccupato delle casse della sua regione, ha qualche giorno fa annunciato di voler dichiarare lo stato di calamità proprio a causa dei danni del Maltempo. È un confine molto sottile quello tra allarmismo e prevenzione?

“Attribuisco questo gossip a rumore di fondo, di fronte a problemi ben più gravi, queste sono chiacchiere che non hanno alcun senso. Anche in campo meteorologico ci sono i ciarlatani e i professionisti. Il governatore della regione Veneto per esempio dispone di un servizio meteo regionale, che quindi fa parte della sua amministrazione pubblica. Io non ho altro da aggiungere”.

Parlando di costi dunque, un classico dilemma italiano: meglio investire prima, appunto per la prevenzione, magari a volte preparandosi quasi inutilmente, oppure sborsare miliardi di euro dopo?

“Quando parliamo di rischio idrogeologico o anche rischio sismico, entrambi molto diffusi sul nostro territorio, prepararsi prima non è mai inutile.; lo dimostrano le esperienze di grandi Paesi che hanno una tradizione di prevenzione civile e di prevenzione molto più avanti di noi. Pensiamo al Giappone e a tutto quello che fa per il rischio sismico, oppure agli Stati Uniti e alla formazione e prevenzione messe in atto per gli uragani e i tornado. Ribadisco, io penso sia sempre ben fatta la prevenzione e aggiungo anche un altro dato: finché si parla di danni alle cose si possono anche considerare valutazioni di questo genere, ma non dimentichiamo che ci sono i drammi delle vite umane, ci sono i morti e le famiglie distrutte. Queste cose non hanno prezzo. Se possiamo fare in modo di evitare anche una sola vittima di alluvioni, chiederei che valore si vuol dare alla vita e mi sembra scontata la risposta.

A proposito di politiche da mettere in atto, nel suo libro ‘Prepariamoci’ ha spiegato il programma politico che voterebbe, ci spiega qual è?

“È un programma politico che mette al primo posto gli aspetti legati alla consapevolezza delle risorse del territorio che sono poche e limitate. È un territorio predato dalla cementificazione, dal traffico illegale di rifiuti, dall’uso scriteriato per grandi opere inutili. Io vorrei un governo che facesse il bilancio di che cos’ha in casa, perché ce l’hanno fatto già gli altri: ricercatori indipendenti nel mondo hanno calcolato la nostra impronta ecologica e risulta che l’Italia è un Paese estremamente debole dal punto di vista del suo capitale interno. Viviamo a un livello molto più alto rispetto alle risorse di cui disponiamo, ad esempio compriamo l’energia tutta dall’estero: il gas il petrolio il carbone; eppure ci permettiamo di sprecarla. In sostanza un Paese che ha un bilancio molto negativo sul piano della disponibilità di risorse è un Paese molto debole. Quindi desidero un Governo che prenda coscienza di questa debolezza e faccia di tutto per essere più efficiente mettendo in atto quei criteri di risparmio energetico e delle risorse interne. Del resto sono le cose che ci sentiamo dire ogni giorno: siamo un Paese che dovrebbe fare manutenzione, che dovrebbe curare il proprio patrimonio storico e artistico, il paesaggio. Invece andiamo nella direzione contraria, lasciando andare tutto in rovina e non investendo in ricerca. Anzi, pare che investa tutto in calcestruzzo per le grandi opere”.

Il 5 Giugno è stata la Giornata Internazionale dell’Ambiente, quanto è importante dedicare 24h ai temi ad esso correlato? Le Giornate mondiali sono un utile strumento di informazione?

“Sono un aspetto assolutamente folkloristico, decorativo. Sembra addirittura che quasi costituiscano un alibi. Io sono assolutamente favorevole al fatto che esistano, perché il loro concetto iniziale era quello di sensibilizzare e di portare certi temi all’attenzione del pubblico, dell’informazione e della politica. Poi oggi si sono un po’ trasformate in appuntamenti annuali che tra mille altri appuntamenti diventano banali. Non serve occuparsi di ambiente ventiquattrore e dimenticarlo gli altri 364 giorni”.

earthdayitalia.org

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