Nobel del cibo a un ricercatore degli Ogm Monsanto

Il World Food Prize,«viene assegnato a chi contribuisce «al miglioramento della qualità, della quantità o della disponibilità di cibo nel mondo». Istituito nel 1986 da Norman Borlaug, padre della Rivoluzione verde e Nobel per la pace nel 1970 per il suo impegno contro la fame nel mondo, il premio quest’anno è stato assegnato a tre scienziati impegnati nel campo della biotecnologia agricola.

Dovranno spartirsi 250mila dollari Robert Fraley, vicepresidente esecutivo della Monsanto, Marc Van Montagu, fondatore di due compagnie biotech e ricercatore della Ghent University, e Mary-Dell Chilton, della società biotech Syngenta. In particolare il riconoscimento è stato assegnato per lo studio sull’introduzione di specifici geni nel Dna di alcune piante con l’obiettivo di creare colture che possano resistere all’attacco degli insetti e a particolari condizioni climatiche.

Si sono sollevate subito numerose polemiche, anche perché pare che nel 2008 la Monsanto abbia contribuito al World Food Prize con 5 milioni di dollari. Il premio arriva in un momento difficile per la multinazionale, coinvolta nel caso del mais Ogm cresciuto spontaneamente in un campo dell’Oregon.

La consegna del premio accende ancora una volta i riflettori sul ruolo della biotecnologia nella lotta alla fame nel mondo. La fame è un problema innanzitutto di povertà, ripartizione delle risorse alimentari e ineguaglianza. Gli Ogm non sono altro che l’applicazione in campo agricolo dell’ attuale sistema industriale. Una strada diversa è possibile. Come ha ricordato recentemente Carlo Petrini durante la presentazione di Cheese, Slow Food si è alleata con la Fao per salvaguardare la biodiversità e combattere la fame nel mondo. Il percorso che si vuole intraprendere si basa sul sostegno agli agricoltori e produttori di piccola scala, migliorando i mezzi di sussistenza dei lavoratori nelle zone rurali. Questa è l’arma proposta da Slow Food per intraprendere la lotta alla malnutrizione.

Norman Borlaug, l’ideatore del premio scomparso nel 2009, è stato definito il “padre” della rivoluzione verde. Ha lavorato a lungo in Messico, dove attraverso le modificazioni geniche è riuscito a creare colture resistenti, riuscendo a far raggiungere pochi anni dopo il suo arrivo l’autosufficienza alimentare al Paese.

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