Amartya Sen,ecco come combattere la fame e la povertà oggi

Amartya Sen premio Nobel per il suo contributo all’economia del benessere,intervenendo 38° Sessione della Conferenza della FAO (15-22 giugno),ha fatto notare che se il mondo vuole sconfiggere la fame, è necessario affrontarne tutte le cause contemporaneamente, in particolare la povertà, e non concentrarsi solo sulla maggiore produzione di cibo.

“La povertà può essere aggravata da problemi sul versante della produzione anche perché l’approvvigionamento alimentare rimane indietro rispetto alla domanda alimentare e ciò tende a far aumentare i prezzi dei prodotti alimentari, e far diventare molte famiglie ancora più povere, considerato il loro reddito”, ha detto Sen.

Il Premio Nobel,ha sottolineato che fame e denutrizione non sono elementi uniformi all’interno di uno stesso paese, di Amartya-Sen_2una comunità, o anche tra gli individui all’interno della stessa famiglia. Nell’analizzare le cause della fame, ha aggiunto, i governi dovranno prendere in considerazione “norme sociali e assodate convenzioni di condivisione”, soprattutto tra uomini e donne, ragazzi e ragazze.

Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, nel suo intervento introduttivo ha fatto notare come l’approccio di Amartya Sen abbia spostato il dibattito sulla fame dalla produzione alimentare all’accesso e dalla carità a un approccio basato sui diritti, che ha trasformato radicalmente il modo in cui si combatte la fame e la povertà oggi.

Nel suo intervento Sen ha fatto notare come in Africa non si sia registrato un aumento costante della disponibilità di cibo pro-capite, come invece sta avvenendo in Asia. In Africa, nel 2011, la produzione alimentare pro-capite era solo il 4% più alta rispetto alla media del 2004-6, ed era il 2% più bassa rispetto al 2010. Oltre a incrementare la produzione alimentare in Africa, però, occorre che quei paesi aumentino la diversificazione delle loro economie, anche attraverso l’industrializzazione. “Per la sicurezza e la stabilità economica di lungo periodo in Africa, la diversificazione economica è decisiva”, ha concluso il Nobel. “Non vi è ragione alcuna di credere che a differenza di tutte le altre popolazioni del mondo, gli africani non possano riuscire ad avviare processi di industrializzare con successo. Sostenere questo punto di vista come un canone di fede, temo sia indice di uno strano tipo di razzismo”.

Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, nel suo intervento introduttivo ha fatto notare come l’approccio di Amartya Sen abbia spostato il dibattito sulla fame dalla produzione alimentare all’accesso e dalla carità a un approccio basato sui diritti, che ha trasformato radicalmente il modo in cui si combatte la fame e la povertà oggi.

Amartya Sen nel 1998 ha vinto il premio Nobel per l’economia per la sua teoria rivoluzionaria che la denutrizione e la fame estrema sono la conseguenza della mancanza di accesso a una quantità di cibo sufficiente – quello che lui definisce un diritto ineludibile – e non di un’insufficiente disponibilità di cibo in un determinato paese o regione.

Nel suo intervento Sen ha fatto notare come in Africa non si sia registrato un aumento costante della disponibilità di cibo pro-capite, come invece sta avvenendo in Asia. In Africa, nel 2011, la produzione alimentare pro-capite era solo il 4% più alta rispetto alla media del 2004-6, ed era il 2% più bassa rispetto al 2010. Oltre a incrementare la produzione alimentare in Africa, però, occorre che quei paesi aumentino la diversificazione delle loro economie, anche attraverso l’industrializzazione. “Per la sicurezza e la stabilità economica di lungo periodo in Africa, la diversificazione economica è decisiva”, ha concluso il Nobel. “Non vi è ragione alcuna di credere che a differenza di tutte le altre popolazioni del mondo, gli africani non possano riuscire ad avviare processi di industrializzare con successo. Sostenere questo punto di vista come un canone di fede, temo sia indice di uno strano tipo di razzismo”.

Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, nel suo intervento introduttivo ha fatto notare come l’approccio di Amartya Sen abbia spostato il dibattito sulla fame dalla produzione alimentare all’accesso e dalla carità a un approccio basato sui diritti, che ha trasformato radicalmente il modo in cui si combatte la fame e la povertà oggi.

Nel suo intervento Sen ha fatto notare come in Africa non si sia registrato un aumento costante della disponibilità di cibo pro-capite, come invece sta avvenendo in Asia. In Africa, nel 2011, la produzione alimentare pro-capite era solo il 4% più alta rispetto alla media del 2004-6, ed era il 2% più bassa rispetto al 2010. Oltre a incrementare la produzione alimentare in Africa, però, occorre che quei paesi aumentino la diversificazione delle loro economie, anche attraverso l’industrializzazione. “Per la sicurezza e la stabilità economica di lungo periodo in Africa, la diversificazione economica è decisiva”, ha concluso il Nobel. “Non vi è ragione alcuna di credere che a differenza di tutte le altre popolazioni del mondo, gli africani non possano riuscire ad avviare processi di industrializzare con successo. Sostenere questo punto di vista come un canone di fede, temo sia indice di uno strano tipo di razzismo”.

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie