Carlo Petrini,fare agricoltura è questione complessa

Fare agricoltura è questione complessa. Non mi riferisco soltanto al lavoro quotidiano di contadini e artigiani, che giorno dopo giorno vanno nei campi per lavorare la terra, accudire gli animali, trasformare le materie prime. Mi riferisco anche a coloro i quali possiedono aziende agricole di grandi dimensioni e si trovano a doverle amministrare, a dover operare scelte in un contesto di mercato spietato come quello attuale. Ci sono diversi modi possibili di gestire un’azienda agricola, così come ci sono modi diversi di lavorare la campagna e, ancora, di interpretare il rapporto dell’uomo con la terra. In un’economia dove il mercato la fa da padrone, dove i prezzi delle materie prime e delle derrate alimentari vengono fissati nelle borse internazionali, dove l’unico faro è il profitto e dove l’unico parametro di valutazione per i prodotti della terra è proprio il prezzo, si è sviluppato un sistema agricolo a immagine e somiglianza di quello economico: monocoltura, chimica, ottimizzazione dello spazio e sfruttamento massimo di terra e animali. Sovente, anche da queste pagine, ho posto l’accento sull’importanza del lavoro dei piccoli agricoltori e artigiani che a questo sistema spietato e insostenibile resistono e si oppongono con buone pratiche. Meno spesso mi sono invece trovato a tessere gli elogi di aziende agricole più grandi, che sono le più soggette alle pressioni dell’economia agricola neoliberista.

Questa premessa per arrivare a parlare dell’azienda agricola Borgoluce, sulle colline trevigiane, non lontano da petrini11_okValdobbiadene e Conegliano. Un’azienda paradigmatica per un modo sostenibile di intendere il lavoro agricolo, nonostante i suoi impressionanti 1300 ettari. Certamente chi si è trovato a dover gestire un tale appezzamento ha dovuto fare scelte importanti. Ottocento ettari lasciati a bosco, con connessa produzione di miele; bovini al pascolo fino a quando (a tempo debito) verranno macellati e tagliati in loco per poi vendere le carni anche al dettaglio nella bottega aziendale aperta al pubblico. Una stalla per le bufale da latte per formaggi, yogurt e altri prodotti caseari trasformati nel caseificio interno; alcuni ettari adibiti a cereali, tra cui il mais Biancoperla Presidio Slow Food, altri a oliveto e altri ancora a vigneto, per la produzione di un ottimo prosecco. Allevamento di maiali anch’essi poi trasformati sul posto e venduti in bottega; uno splendido spazio didattico che ospita ogni anno molte scolaresche della zona, consentendo ai bambini di entrare in contatto con tutte le produzioni della fattoria oltre che di visitare una bellissima collezione di utensili da lavoro antichi, recuperati con cura e collocati all’interno di una vecchia casa mezzadrile, anch’essa parte della proprietà. Infine un agriturismo dove poter alloggiare e un’osteria per mangiare, con un cuoco giovane che esprime al meglio una cucina di territorio supportata da materie prime locali. Insomma, quasi l’intero ciclo produttivo e distributivo è concentrato all’interno dell’azienda, con molto rispetto per la terra, per gli animali e soprattutto peri lavoratori. Borgoluce è un esempio di come anche su grande scala l`agricoltura possa essere concepita in modo integrato, senza ferire il territorio e anzi diventando un motore della comunità. Questa è l’agricoltura che vogliamo, e una gita da queste parti è l’occasione migliore per scoprirla!

Tratto da La Repubblica del 17 luglio 2013

Di Carlo Petrini

 

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