crisi economica e scelte alimentari, la trappola del marketing creativo

Secondo un gruppo di esperti alimentaristi il calo del consumo di frutta e verdura che, in percentuali diverse si sta registrando negli ultimi anni in Europa e negli Stati Uniti sarebbe da imputare al fatto che i prodotti freschi vengono erroneamente ritenuti più costosi degli alimenti trasformati.

Questo deriva dalla percezione sbagliata che molto spesso le persone hanno ritenendo il cibo sano necessariamente più costoso.E a dar man forte a questo equivoco sono spesso le campagne pubblicitarie dei cibi trasformati e poco salutari. Alcuni di questi prodotti infatti affermano di contenere frutta o verdura pur contenendone poco o affatto e, servendosi di messaggi accattivanti inducono il consumatore a pensare che si tratti di un cibo sano e conveniente. Il tutto a discapito dei prodotti freschi.

L’indagine redatta per la banca di investimenti Rabobank ha evidenziato che i consumatori sono in linea di principio preposti a mangiare sano, ma poi nella pratica risultano facilmente influenzabili dal marketing creativo degli alimenti trasformati mostrando un forte orientamento verso i prodotti a basso costo.

Anche quando i consumatori optano per una scelta sana, spesso si indirizzano verso cibi trasformati commercializzati nei reparti “salute e benessere” dei supermercati preferendoli ai prodotti freschi e di stagione. Questo nonostante la ricerca abbia mostrato come la metà dei prodotti europei e i due terzi di quelli degli Stati Uniti che sulla confezione facevano riferimento al contenuto di frutta in realtà non ne contenevano che poche tracce o non ne contenevano affatto.

un recente studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition confermerebbe come seguire il consiglio dei nutrizionisti che invitano a consumare almeno 5 porzioni di frutta e verdura al giorno allunghi la vita.

Per 13 anni il team di ricercatori coordinato da Andrea Bellavia del Karolinska Institutet di Stoccolma ha monitorato lo stato di salute di 71.706 tra uomini e donne tra i 45 e gli 83 anni di età.

Lo studio ha evidenziato che le persone con consumo di frutta e verdura inferiore alle 5 porzioni giornaliere facevano registrare un tasso di mortalità superiore e una vita progressivamente più breve rispetto a coloro che si garantivano le 5 porzioni al giorno. In particolare, coloro che non consumano mai frutta e verdura risulterebbero avere un’aspettativa di vita ridotta di 3 anni e un tasso di mortalità superiore del 53%.

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