DL FARE:al capolinea la produzione di energia da bioliquidi

Il provvedimento del Governo riconsegna il settore alla crisi più profonda

Milano, 10 luglio 2013 – Il DL Fare emanato lo scorso 21 giugno dal Governo Letta rischia di mettere la parola “fine” alla produzione italiana di energia rinnovabile da bioliquidi. Lo affermano APER, ASSOEBIOS e  il  Comitato  Produttori  di  Energia  da  Bioliquidi,  le  tre  associazioni  che  rappresentano  i  produttori  nel nostro Paese: l’art. 5 comma 7 del DL, se verrà confermato nella Legge di Conversione, cancellerà l’unica iniziativa messa in campo dal precedente Governo nella

Legge di Stabilità 2013 per contrastare lo stato di crisi  del  settore  dei  bioliquidi,  messo  in  ginocchio all’innalzamento  dei  costi  dettati  dai  severi  criteri  di sostenibilità  e  dal  taglio  delle  tariffe  incentivanti  operato  in  maniera  del  tutto  scollegata  dai  costi  di produzione delle rispettive tecnologie rinnovabili.

Anziché  porre  rimedio  al  grave  e  palese  ritardo accumulato  dal  Governo  nell’emanazione  del  decreto attuativo  previsto  dalla  Legge  di  Stabilità  2013  a  salvaguardia  del  comparto,  con  l’abrogazione  della suddetta norma il Governo rifugge dal suo obbligo di emanazione del provvedimento, disconoscendo così la  volontà  espressa  dal  Parlamento  e  il  giudizio  del  Governo  stesso.  Lascia  peraltro  increduli  la motivazione  data  dal  Ministro  Zanonato  per  giustificare  la  misura,  approvata  al  fine  di  “ridurre  la  bolletta elettrica”. Peccato che non corrisponda al vero: il

meccanismo formulato dal Governo Monti permetterebbe alle  imprese  del  settore  di  ristrutturare  il  proprio conto  economico,  senza  incrementare  di  un  euro  la componente della bolletta elettrica relativa agli incentivi per le energie rinnovabili (A3). Viceversa il comma incriminato potrebbe causare un pauroso effetto domino accollando sulle banche costi di investimento per circa 0,5-0,8 miliardi di euro.

Se  il  Parlamento,  chiamato  nei  prossimi  giorni  a  discutere  gli  emendamenti  al  DL  Fare,  non  correggerà questo errore, si renderà complice dell’azzeramento di un settore basato su una potenza elettrica di circa 900  MW  e un’occupazione  che  si  aggira  tra  le  3.000  e  le  5.000  unità.  Si  tratterebbe  di  un clamoroso autogol del Governo che, impegnato nella riduzione degli oneri in bolletta a carico delle aziende, andrebbe così  a  sacrificare  un’intera  filiera  produttiva  –  quella  dei  bioliquidi  appunto  –  che  più  di  altri  ha  saputo inserirsi nel contesto italiano per stabilità e programmabilità delle proprie produzioni, essendo capace, tra l’altro, di fornire a quelle imprese che vi hanno investito energia elettrica e termica a livelli di costo in linea con il contesto europeo.

“Gli  impianti  a  bioliquidi  –  precisa  Agostino  Re  Rebaudengo,  presidente  di  APER  –  rispondono  a  due importanti  esigenze  del  sistema:  possono,  in  primo  luogo,  fornire  servizi  di  flessibilità  alla  rete  elettrica, data la loro elevata programmabilità, raggiungendo tra l’altro notevoli picchi di efficienza; in secondo luogo,sono  l’unico  comparto  produttivo  nel  ramo  energetico che  impiega  per  intero  combustibile  100% sostenibile, certificato da accreditati enti di controllo internazionali”.

In  un  momento  di  estrema  difficoltà  e  di  piena  emergenza  occupazionale  del  nostro  Paese,  non  si  può

giustificare  il  sacrificio  di  un’intera  filiera  produttiva  con  un  pesantissimo  impatto  occupazionale  e

finanziario.

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