gli animali “detenuti”,dal mondo del circo

Il mondo del circo  afferma che gli animali  “detenuti” da loro stanno bene, in effetti all’occhio del piubblico sono esemplari apparentemente sani, addirittura giocherelloni ed affettuosi.

Esibirsi, non è certamente tra i comportamenti naturali degli animali,ma cosa c’è dietro all’addestramento?

L’addestramento si divide in due fasi. La prima mira a “spezzare” l’animale e a imprintare in lui la paura rispetto ad alcuni oggetti specifici, come fruste o bullhook. Capirà così chi comanda e che liberarsi o ribellarsi è impossibile. Scoprirà anche le conseguenze di un’eventuale disobbedienza. Nel dubbio verrà percosso senza motivo. Così diventerà più docile.

Una volta che la sua volontà sarà spezzata inizierà la seconda fase con allenamenti quotidiani come gli altri

artisti umani.

Per indurre un animale a rispondere prontamente agli ordini è necessario sottoporlo ad addestramenti e allenamenti estenuanti e a ripetizioni infinite. A seconda della fisiologia della specie, i metodi di preparazione si basano in genere:

  • sulla paura del dolore fisico
  • sulla privazione del cibo.

Gli addetti ai lavori assicurano il ricorso a sistemi di addestramento ‘in dolcezza’, ma molte testimonianze dimostrano che le tecniche utilizzate sono ancora prevalentemente imperniate sulle minacce verbali e fisiche, sulle violenze e sulle privazioni.

Spesso l’animale viene percosso ancora prima di sapere che cosa deve imparare a fare, per  creare a priori il timore dell’addestratore e renderlo così più docile e disposto a fare qualsiasi cosa purché i colpi finiscano. Diversi comportamenti acquisiti sono quasi impossibili da mettere in atto per alcune specie, che li assumeranno solo perché spinte dal panico.

Botte e continue intimidazioni caratterizzano per esempio l’ammaestramento degli elefanti, indotti ad agire da pungoli elettrici e uncini.

I grandi felini vengono invece abituati a temere la frusta e i bastoni, il solo schiocco dello scudiscio o la vista del bastone bastano a ricordare loro cosa rischiano se non effettuano l’esercizio nei modi e nei tempi imposti.

Gli stati di paura di questi animali sono spesso riconoscibili: chiunque viva con un gatto riconosce lo strisciare quasi pancia a terra del leone al comando del domatore, da felino  terrorizzato, con le orecchie appiattite.

Anche condizionare con il cibo un animale per costringerlo a svolgere un’azione innaturale è un atto di grande violenza e di sopraffazione della sua dignità.

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