l’Artico sta per trasformarsi in una bomba ad orologeria.

In un articolo pubblicato su Nature e anticipato dalla BBC News,il riscaldamento dell’Artico potrebbe costare al pianeta 60.000 miliardi di dollari,a causa del rilascio in atmosfera del metano intrappolato nel permafrost, sia terrestre che sottomarino.

Secondo i ricercatori Gail Whiteman,Chris Spero,Peter Wadhams, il business mondiale come di consueto guarderebbe esclusivamente ai benefici economici che deriverebbero dallo sfruttamento dell’Artico, dall’apertura di nuove rotte commerciali allo sfruttamento di materie prime e che invece, usando gli stessi parametri di valutazione, non vengano messi in conto i costi delle conseguenze provocate dallo scioglimento del permafrost sul clima e sugli oceani. Applicando una versione aggiornata del metodo di modellazione usato dal Governo britannico nel 2006 per valutare l’impatto del cambiamento climatico sull’economia, gli autori hanno calcolato che le conseguenze medie globali economiche del rilascio di 50 miliardi di tonnellate di metano per oltre un decennio dal disgelo del permafrost sotto il Mare della Siberia orientale verrebbe a costare 60 mila miliardi di dollari, una cifra vicina al pil mondiale del 2012.

Sempre secondo gli autori, l’80% di questi costi verrebbe sopportato dai Paesi in via di sviluppo, le cui fragili economie subiscono i contraccolpi piu’ devastanti che derivano dal riscaldamento globale. I tre scienziati concludono il loro intervento sottolineando come il dibattito economico attuale non tenga conto del cambiamento che sta investendo la regione dell’Artico e che i leader mondiali dovrebbero prendere nella massima considerazione “la bomba ad orologeria economica che e’ stata innescata in quell’area del pianeta e non limitarsi a prendere in considerazione solo i guadagni a breve termine derivanti dallo sfruttamento delle risorse artiche“.

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