mutilazioni genitali femminili,sottoposte più di 125 milioni di ragazze e donne

Da uno studio condotto dall’ Unicef ​​più di 125 milioni di ragazze e donne sono state sottoposte a mutilazioni genitali femminili (MGF) e più di 30 milioni  sono a rischio nei prossimi decenni.

Il Taglio (rituale) dei genitali femminili è praticato in alcuni paesi dell’Africa, del Medio Oriente e nelle comunità asiatiche nella convinzione di protegge la verginità di una donna.

Le conseguenze delle mutilazioni genitali femminili e i pericoli che ne derivano sono: gravi emorragie, problemi di minzione, infezioni, sterilità e aumento del rischio di mortalità neonatale durante il parto.

Le ricerche condotte in 29 Paesi tra l’Africa e il Medio Oriente, dove si praticano le mutilazioni genitali femminili, rilevano che rispetto a 30 anni fa le bambine hanno meno probabilita’ di essere sottoposte a mutilazioni,e che il sostegno alla pratica e’ in declino, anche nei paesi dove e’ ancora largamente diffusa, come l’Egitto e il Sudan. Anche Somalia, Guinea, Gibuti ed Egitto registrano un alta prevalenza di mutilazioni con piu’ di 9 donne e bambine su 10 tra i 15-49 anni che le hanno subite. E non vi e’ stato alcun calo significativo in paesi come Ciad, Gambia, Mali, Senegal, Sudan o Yemen.

Nonostante la meta’ dei 29 Paesi osservati registri una diminuzione delle mutilazioni, il rapporto evidenzia il divario tra le opinioni personali dei singoli individui e il comune senso di obbligo sociale che perpetua questa pratica, aggravato dalla mancanza di un confronto aperto su un tema delicato. Il rapporto infatti sottolinea l’importanza del dialogo come metodo per combattere la falsa convinzione che “gli altri” appoggino la pratica delle mutilazioni e che si possa rimanere soli in una battaglia non condivisa.

Oggi pero’ le bambine hanno meno probabilita’ di subire questa pratica rispetto alle loro madri. In Kenya e in Tanzania le ragazze tra i 15 e i 19 anni hanno tre probabilita’ in meno di essere mutilate rispetto alle donne tra i 45 e i 49 anni. La prevalenza, inoltre, e’ scesa di ben quasi la meta’ tra le adolescenti in Benin, Repubblica Centrafricana, Iraq, Liberia e Nigeria. L’istruzione puo’ giocare un ruolo fondamentale nel favorire i cambiamenti sociali; piu’ le madri sono istruite, minori sono i rischi che le loro figlie vengano mutilate e piu’ le ragazze frequentano la scuola, piu’ possono confrontarsi con altre persone che rifiutano tale pratica.

“Le mutilazioni genitali femminili sono una violazione dei diritti alla salute, al benessere e all’autodeterminazione di ogni bambina,” ha commentato Geeta Rao Gupta, vicedirettore esecutivo dell’Unicef, “cio’ che emerge dal rapporto e’ che le legislazioni da sole non bastano. La sfida, adesso, e’ di lasciare che bambine e donne, ragazzi e uomini levino la loro voce e affermino con chiarezza di rifiutare questa pratica dannosa”. Il rapporto rileva che oltre alla maggior parte delle ragazze e delle donne che sono contro la pratica, anche un numero significativo di uomini e di ragazzi la rifiuta. In particolar modo in tre paesi, Ciad, Guinea e Sierra Leone, sono piu’ gli uomini che le donne a volere la fine delle mutilazioni. Quello che emerge con chiarezza dallo studio e’ che non sono necessarie solo le legislazioni, ma che tutti gli attori, governi, ong e comunita’ promuovano un cambiamento sociale positivo attraverso programmi e politiche mirate all’eliminazione delle mutilazioni come a tutte le altre forme di violenza contro i bambini, direttamente o indirettamente legate a norme sociali. Ci sono, pero’, ancora alcuni paesi come Camerun, Gambia, Liberia, Mali e Sierra Leone che non hanno una legislazione in merito. In questi Stati l’eagenzia Onu e’ particolarmente impegnata nel fornire supporto tecnico ai governi perche’ vengano elaborate delle leggi in materia.

L’Unicef  lavora con i governi e con le comunita’ per assicurare una solida legislazione contro le mutilazioni genitali femminili/escissione, attraverso la raccolta di buone informazioni, diffusione della consapevolezza e coinvolgimento, nel rispetto delle tradizioni e degli usi locali.

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Via |BBCNEWS
Via |eea.europa

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