Più pesci che mucche

Per la prima volta nel corso della storia moderna, nel mondo viene prodotto più pesce d’allevamento che carne bovina. E se fino a qualche anno fa l’acquacoltura pareva essere la risposta allo svuotamento dei mari, oggi purtroppo è diventata industria. L’ottimismo iniziale si è affievolito perché molte produzioni di acquacoltura sono ancora ben lontane dall’essere sostenibili dal punto di vista ambientale. Secondo un rapporto dell’Earth Policy Institute di Washington, la produzione di pesci d’allevamento sta aumentando rapidamente e, nel 2012, ha raggiunto il primato storico di 66 milioni di tonnellate. Nello stesso anno, invece, la produzione di carne bovina si è stabilizzata sui 63 milioni di tonnellate.

L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico sostiene che entro il 2015, se le attuali tendenze continueranno, gli esseri umani consumeranno più pesce allevato che pescato.acquacoltura1

Ci sono alcune specie di pesci d’allevamento che hanno meno impatto sull’ambiente. Come ad esempio le carpe argento allevate in Cina che rappresenta il 62% della produzione mondiale. Questo pesce può essere allevato nelle risaie, si nutre di sostanze vegetali, plancton e detriti organici. Un modo relativamente sostenibile di allevare il pesce che incrementa il raccolto di riso, producendo al contempo un basso livello d’inquinamento.

Purtroppo però l’acquacoltura intensiva si è orientata principalmente verso le specie carnivore. Si tratta di pesci predatori – primo fra tutti il salmone – che per nutrirsi richiedono significative quantità di pesce. In media, per un chilo di prodotto finale destinato alla vendita, occorrono 5 chilogrammi di pesci trasformati in mangime. Senza considerare che oltre il 10% del mangime miscelato nell’acqua degli allevamenti non è consumato dai pesci e finisce disperso nell’ambiente. Uno spreco inaccettabile. Spesso inoltre, le farine alla base dei mangimi sono ottenute da pesci pescati dall’altra parte del mondo: all’energia utilizzata per il processo di trasformazione va pertanto ad aggiungersi anche quella necessaria al trasporto e allo stoccaggio. E purtroppo tra i difetti di un’acquacoltura intensiva dobbiamo aggiungere l’inquinamento da reflui e da sostanze chimiche che finiscono per alterare gli ecosistemi.

«Sarebbe auspicabile spostare l’equilibrio a favore di pesci allevati con alimenti proteici di origine non-animale» un invito che condividiamo con lo studio del centro di ricerche statunitense. Per saperne di più, vi invitiamo alla lettura di Quelli che non abboccano, cose da sapere prima di acquistare pesci, molluschi e crostacei di allevamento (clicca per scaricarla). Un utilissimo vademecum per i nostri acquisti.

Trovi qui tutte le guide SlowFood al consumo responsabile

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