Popolazioni apicole in calo,ecco come salvarle

Le api sono fondamentali per l’ambiente, in quanto favoriscono la biodiversità svolgendo l’essenziale ruolo dell’impollinazione per numerose colture e piante selvatiche.Contribuiscono direttamente alla ricchezza e al benessere dell’uomo grazie alla produzione di miele e di altri prodotti per alimenti e mangimi quali, ad esempio, il polline, la cera per la lavorazione degli alimenti, la propoli nella tecnologia alimentare e la pappa reale come integratore dietetico e ingrediente alimentare.

Popolazioni apicole in calo

Negli ultimi 10 – 15 anni gli apicoltori hanno riferito un insolito impoverimento del numero di api e la perdita di colonie, in particolare nei Paesi dell’Europa occidentale, fra cui Francia, Belgio, Svizzera, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi, Italia e Spagna. In America del Nord, la perdita di colonie osservata dal 2005 ha lasciato la regione con il minor numero di api allevate mai registrato negli ultimi 50 anni. Scienziati americani hanno coniato il termine “sindrome dello spopolamento degli alveari” (Colony Collapse Disorder) o CCD per descrivere questo fenomeno. La CCD è spesso caratterizzata dalla rapida perdita della popolazione di api operaie adulte da una colonia.

Non è stata individuata un’unica causa della diminuzione del numero di api. Tuttavia sono stati indicati diversi fattori concomitanti, che agiscono in combinazione fra loro o separatamente. Fra questi vi sono gli effetti dell’agricoltura intensiva e dell’uso di pesticidi, la scarsa o del tutto insufficiente alimentazione delle api, virus, attacchi di agenti patogeni e specie invasive( come ad esempio l’acaro varroa (Varroa destructor), la vespa asiatica (Vespa velutina), il piccolo scarabeo dell’alveare (Aethina tumida) e l’acaro Tropilaelaps)- i vegetali geneticamente modificati e i cambiamenti ambientali (p. es., frammentazione e perdita dell’habitat).

Attraverso l’organizzazione ambientalista Greenpeace possiamo dare un contributo per la salvaguardia di questi straordinari insetti attraverso la petizione online sul sito www.SalviamoLeApi.org

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