tartarughe marine,ogni anno muoiono 100.000 esemplari

Tutti noi siamo in grado di riconoscere una tartaruga, animale inconfondibile grazie alla bizzarra «corazza», il guscio che avvolge e protegge il suo corpo. Ma forse non tutti sanno che le tartarughe sono Rettili e che la loro storia evolutiva e tale da far meritare oggi a questi animali la definizione di veri e propri «fossili viventi».

Putroppo però le tartarughe marine devono fare i conti con l’inquinamento (sempre più spesso si rinvengono tartarughe che hanno ingerito sacchetti di plastica scambiati per meduse), decine di milioni di abitanti che risiedono nella fascia costiera del Mediterraneo,circa 600 città affacciate sul mare e numerosi porti turistici e commerciali.

A lanciare l’allarme è il Cts, associazione da oltre 20 anni impegnata nella tutela di questi animali marini, che il 4 agosto celebra il Tarta Day la giornata nazionale dedicata alla tartaruga marina. Un’iniziativa a cui hanno aderito numerosi Centri di Recupero dislocati lungo le coste italiane per denunciare e proporre all’attenzione della stampa e dell’opinione pubblica l’emergenza tartarughe marine.

Secondo il Cts, «Catture accidentali,inquinamento, traffico nautico e scomparsa dei siti di nidificazione sono le minacce principali che riguardano nel Mediterraneo le tartarughe marine e in particolare la Caretta caretta la specie più diffusa nei nostri mari. I dati presentati dal Cts dicono che «L’impatto della pesca sulla tartaruga marina è dovuto principalmente a 7 dei 21 Paesi mediterranei, responsabili per l’83% del totale delle catture accidentali (bycatch): la flotta italiana è responsabile del 18% ed è perciò quella che incide maggiormente». Le catture accidentali che si verificano durante le attività di pesca professionale sono il principale pericolo per questa specie. SI pensi che alcuni studiosi stimano che all’anno oltre 130.000 catture possano avere luogo nel Mediterraneo da palangari pelagici (ca.57000) e demersali (ca.13000), reti a strascico (ca.40000) e da posta (ca.23000), con oltre 50000 possibili casi di decesso; le statistiche ufficiali non comprendono però tutte le navi da pesca esistenti e sottostimano il numero di piccole imbarcazioni; dunque, una stima più realistica potrebbe essere di ca.200 mila catture e di 100 mila decessi»

Per ridurre la mortalità derivante delle catture accidentali proprio recentemente la Commissione Europea ha finanziato con il programma Life Natura un importante progetto denominato Tartalife che vede coinvolti oltre al Cts, il Cnr Ismar, il Consorzio Unimar che riunisce le associazioni nazionali di pesca professionale, Legambiente e numerosi parchi e Aree Marina protette. Tartalife nasce con l’obiettivo di individuare e ridurre attraverso sistemi innovativi la mortalità delle tartarughe marine nelle attività di pesca professionale. Un altro grande pericolo è costituito dal traffico nautico particolarmente intenso nel Mediterraneo che determina molte collisioni che a causa dell’impatto spesso sfociano quasi sempre nella morte degli animali. In particolare il Mare Nostrum rappresenta il crocevia per il traffico di petrolio: un quinto del trasporto mondiale viaggia nel Mediterraneo. I dati sono allarmanti: 360 milioni di tonnellate di petrolio greggio e derivati transitano nel Mediterraneo ogni anno; un quinto del trasporto globale.

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie