Ambiente:estrazione di salgemma,”SALE” il rischio idrogeologico e la salinizzazione

Fabrizio Franceschini, geologo del dipartimento Arpat di Pisa, che ha condotto uno studio sul tema con particolare riferimento alle coltivazioni minerarie nella Val di Cecina in Toscana, nei dintorni di Saline di Volterra e Rosignano, dove sono presenti i due stabilimenti Altair Chimica e Solva.

Il salgemma puo’ trovarsi anche a centinaia di metri di profondita’ e in questi casi l’estrazione avviene attraverso idrodissoluzione con il metodo detto ‘Solution Mining’ – spiega Franceschini – si creano dei pozzi che intercettano lo strato di salgemma, viene quindi iniettata acqua dolce a pressione che scioglie lo strato salino e si estrae la salamoia che viene inviata agli stabilimenti. Il problema e’ che, una volta dissolto uno spessore di materiale solido, cioe’ il salgemma, estraendolo si vanno a creare dei vuoti che nel sottosuolo tendono a richiudersi a causa della pressione delle rocce creando degli sprofondamenti nel terreno. E’ il fenomeno della subsidenza, che puo’ creare problemi per le strutture in superficie”.

Nella zona di Saline di Volterra, la tecnica utilizzata dei pozzi multipli fa in modo che la subsidenza avvenga volterra_salina011111111111111nell’immediato, i crolli quindi si manifestano contemporaneamente all’attivita’ estrattiva; cessata questa, il fenomeno non si presenta piu’ e il terreno puo’ essere restituito ad altre attivita’, come l’agricoltura. Con i pozzi multipli, quindi, la formazione di cavita’ permanenti nel sottosuolo e’ ridotta al minimo e sebbene il fenomeno sia piu’ evidente, e’ anche piu’ controllato e prevedibile. Nel caso dell’area mineraria di Belvedere di Spinello, in provincia di Catanzaro, invece, e’ stato usato il pozzo singolo che crea cavita’ enormi che possono collassare improvvisamente anche molto tempo dopo gli scavi. “Qui l’attivita’ e’ cessata da molto tempo, ma resta quindi il rischio di crolli dovuto al metodo utilizzato”, spiega l’esperto.

Gli sprofondamenti, poi, possono superare il confine dell’area mineraria: “in presenza ad esempio di faglie, la dissoluzione del sale puo’ varcare l’area mineraria anche se di pochi centinaia di metri”, avverte il geologo. Discontinuita’ geologiche, come variazioni stratigrafiche e faglie, rendono comunque difficile ricostruire un modello preciso dello sviluppo delle cavita’ e dei conseguenti collassi. Altro impatto importante, ma meno studiato, e’ quello della salinizzazione, ovvero la diffusione di acque salate superficiali e sotterranee nell’area mineraria e nei suoi dintorni.

Nella coltivazione a pozzi multipli, l’immissione di acque a elevata pressione favorisce un incremento di permeabilita’, con conseguente infiltrazione di acque salate nel terreno che possono generare salinizzazione dei suoli e dei corsi d’acqua. La risalita verso la superficie di fluidi salini e’ anche favorita dai fenomeni di collasso dei vuoti prodotti dalla dissoluzione con conseguente fuoriuscita in superficie. “Nella Val di Cecina, sono interessate le acque superficiali. Il corso d’acqua che attraversa l’area mineraria presenta alti valori di cloruri che possono creare problemi alla vegetazione e alla fauna”.

Quali le soluzioni possibili per arginare queste criticita’? “Su ogni postazione di estrazione viene installata una ‘vasca ecologica’ che raccoglie i reflui dal sottosuolo che non siano la salamoia – spiega – si tratta di acque salate che vengono recuperate impededendo loro di fuoriuscire”. Sistema, pero’, efficace quando le emergenze sono localizzate all’interno dell’area di intercettazione delle vasche e in assenza di precipitazioni intense. Altrimenti, il rischio e’ quello di immissione di volumi piu’ o meno consistenti di acque salate nel reticolo idrografico. Nei documenti relativi agli inconvenienti ambientali verificati negli ultimi 20 anni nell’area di Saline di Volterra, si riscontrano frequentemente situazioni di criticita’ legate a picchi di salinita’ nei corsi d’acqua della zona.

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie