Costa Concordia,i timori degli abitanti del Giglio:può sprofondare a 70 metri

L’operazione, gestita da Costa Crociere in accordo col Governo e condotta dal consorzio italoamericano Titan Micoperi, è la più complessa mai tentata nella storia dei salvataggi della marina mercantile. Non solo per la stazza della nave, 114 mila tonnellate, ma anche per la difficoltà intrinseca che mira a rimettere in verticale una nave che, tecnicamente, è affondata, e quindi trainarla in un qualche porto, Piombino o Palermo che sia, per smantellarla.

Un’operazione da oltre 500 milioni di euro la cui complessità non è stata completamente svelata da Costa Crociere. La Compagnia non vuole parlare di rischi e di piano B (che pare comunque esistere), cosa che preoccupa non poco i gigliesi. Paure isolane cui si aggiungono i timori che i tecnici avrebbero confessato solo ai tavoli riservati: oltre al rischio di fessurazioni nel relitto ci sarebbe la possibilità che il falso fondale-piattaforma che dovrebbe sostenere per mesi la nave non regga l’impatto con lo scafo. Le colonne di sostegno , infatti, poggerebbero su un granito molto più friabile di quanto si stimasse prima di iniziare i lavori. Nella drammatica eventualità di cedimento del fondale il relitto della Concordia rischierebbe di scivolare oltre il crinale di roccia che lo ha fermato, scendendo a 70 metri di profondità. E lì rimanere. In gioco c’è la stabilità di un fragile ecosistema marino protetto e il futuro di un’isola e di un’intera comunità. Che il progetto riesca o meno, poi, rimangono sul tavolo le questioni legali. I fondi anticipati dal Comune, e che Costa non ha ancora completamente risarcito, e il riconoscimento economico dei danni causati. Una partita che si giocherà a suon di carte bollate e che rischia di durare anni.

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