Femminicidio,le dinamiche psicologiche nella mente dell’omicida

Il criminologo e professore dell’universita’ La Sapienza di Roma, Vincenzo Mastronardi, spiega le dinamiche psicologiche che stanno nella mente di coloro che si macchiano di femminicidio, dopo i recenti casi di Udine e Rimini.

Chi uccide una donna con 30 coltellate o conficcandole una lama nel cuore sta simulando la penetrazione, sta dicendo alla donna ‘devi sottostare ai miei colpi e alla mia volonta” perche’ l’omicidia cerca di porre un rimedio alla sua autorita’ violata, al suo senso di inadeguatezza davanti alla condizione di maschio, oltre che alla non accettazione del fatto che la donna non e’ un oggetto di sua proprieta’”.

Ma c’e’ anche un profilo di psicologia sociale, o di massa – spiega il professore – il nostro superego collettivo si e’ progressivamente allentato: il meccanismo di controllo tra comportamenti leciti e illeciti e’ sempre piu’ blando, a causa dell’indebolimento delle vecchie strutture che creavano leggi morali, come la Chiesa, e del rafforzamento dei fenomeni che invece dilavano la coscienza morale collettiva, come alcune logiche dei mass media”.

La ragione dell’aumento degli episodi di violenza sulle donne non va ricercata nella scarsa incisività della risposta repressiva (“equamente” inefficace sia per le donne che per gli uomini), va ricercata, probabilmente, nel fatto che gli uomini (alcuni uomini) non tollerano il percorso che le donne (alcune donne) stanno completando verso l’eguaglianza (dei diritti e delle possibilità), l’autonomia e l’autodeterminazione e quindi reagiscono utilizzando quella che è (che fu) la causa prima della loro “superiorità”: la forza muscolare, l’aggressività competitiva, la prestanza fisica.

Come si usa dire oggi, dunque, si tratta di una questione culturale, che, pertanto, andrebbe affrontata con i mezzi (e sopportando i tempi) che simili problematiche comportano, non emanando incongrue norme, apparentemente draconiane.

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