Omeopatia: a rischio cure per milioni di pazienti, ecco come salvare i farmaci omeopatici in italia

I medicinali omeopatici attualmente sul mercato hanno un’autorizzazione la cui scadenza è fissata al 31 dicembre 2015.  Dal primo gennaio 2016 solo i medicinali omeopatici registrati secondo i nuovi canoni UE  potranno rimanere sul mercato. Costi elevati e procedure poco chiare mettono però a rischio questo iter.

Il pericolo è che il mercato non offra più ai milioni di pazienti che si curano con l’omeopatia l’effettuiva possibilità di continuare a farlo. Ed è scattato l’allarme. L’ ha preparato un calendario secondo cui le aziende dovranno presentare i dossier sui farmaci, con inizio il 30 ottobre 2013, “ma con le tariffe vigenti le aziende non saranno in grado di affrontare i costi” spiega Omeoimprese.

Omeoimprese, e tutte le aziende omeopatiche presenti in Italia, già nel giugno scorso avevano lanciato l’allarme per l’aumento ingiustificato delle tariffe, sproporzionate rispetto al valore intrinseco dei prodotti la cui autorizzazione deve essere rinnovata e ha presentato ricorso presso il Tar del Lazio. “Il ricorso, presentato a luglio, sarà valutato dal TAR il 15 gennaio e fino ad allorasarà difficile per le aziende definire i loro piani di presentazione delle domande di rinnovo” spiega Fausto Panni, presidente di Omeoimprese. “Capiamo l’esigenza dell’Agenzia di ricevere i dossier in modo scaglionato, ma i primi dossier dovranno essere consegnati il 30 ottobre, secondo una pianificazione stabilita da AIFA pochi giorni fa. Riteniamo che un mese sia decisamente un tempo molto ristretto di preavviso, considerando che le aziende avevano già pianificato le loro attività in considerazione della scadenza del giugno 2015.”

“AIFA chiede alle aziende di collaborare, ma dice no alle nostre proposte” continua Panni. “Ci sono ancora molti aspetti della compilazione dei moduli che non sono stati ancora chiariti, per esempio ancora non sappiamo quali informazioni dovrà contenere l’autocertificazione prevista dalla Legge Balduzzi”.

Un calcolo, approssimativo per difetto, fa emergere la sproporzione tra la dimensione del settore e gli incassi attesi. Se, come comunicato da AIFA, ci si attende la registrazione di 25mila prodotti l’incasso di AIFA sarà non meno di 80 milioni di euro e il fatturato totale, non gli utili, delle aziende è di circa 165 milioni di euro. “Ci appelleremo alle autorità politiche e istituzionali affinché il problema Omeopatia sia risolto con il massimo rispetto della libertà costituzionale dei cittadini di scelta di cura” conclude Panni. “Ci aspettiamo che vengano tenute in considerazione le esigenze di oltre 30 piccole e medie aziende di salvaguardare il posto di lavoro a costi e tempi congrui, oltre al gettito fiscale, previdenziale e IVA che ogni anno il settore garantisce allo Stato”

 Intanto gruppi di pazienti si sono organizzati per far sentire la loro voce. Il comitato Difendiamo l’Omeopatia sta raccogliendo migliaia di firme con una petizione che chiede di cambiare le norme attualmente in vigore. Si tratta di farmaci che sono in commercio almeno dal 1995, ma in Italia, a differenza di molti Paesi Europei non si è ancora riusciti a dirimere il problema della registrazione “Se non cambiano le regole questi medicinali non saranno più in vendita in Italia _ spiega Tomà _ e sarà così tolta la libertà di scelta dei cittadini, un principio costituzionale e fondante il nostro Sistema Sanitario Nazionale. Ma non solo, perché le aziende saranno costrette a chiudere i battenti e le circa 1200 persone che lavorano in questo settore rischiano il loro futuro professionale”.

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