Salone del Gusto e Terra Madre,orgoglio nazionale

Presentanto il ritorno economico della kermesse più Terra madre: 9 milioni spesi negli alberghi, altri 8 all’interno della manifestazione

Il Salone del Gusto non è più un orgoglio torinese o piemontese, ma nazionale. A dirlo è stato quest’oggi Roberto Burdese, il presidente di Slow Food Italia, l’associazione presente in 150 paesi che promuove cibo buono e di qualità.”Noi di Slow Food continuiamo a credere che la crisi che stiamo attraversando si possa leggere attraverso il cibo, che può fornirci alcune vie d’uscita. Eventi come il Salone del Gusto e Terra Madre ci permettono proprio di condurre ricerche per valutarne gli impatti ambientali, sociali ed economici e le ricadute sul territorio. «Nella valutazione delle ricadute economiche di Salone del Gusto e Terra Madre dobbiamo considerare, ovviamente, anche i costi di produzione. Per questa voce è direttamente il settore amministrativo di Slow Food a fornire le cifre: rispetto a un budget complessivo di circa 12, 3 milioni di euro, l’82% – ovvero poco più di 10 milioni di euro – rimangono sul territorio piemontese. Sono le risorse destinate ai fornitori terzi e il compenso di tutto il personale diretto e dei vari collaboratori», continua Burdese. «Concludiamo con il valore della rassegna stampa audio e video italiana dell’evento, pari a 31 milioni di euro, circa il 20% in più rispetto al 2010, che testimonia il crescente interesse verso le tematiche che affrontiamo. Un aspetto importante che da anni come manifestazione stiamo seguendo è quello ambientali. Slow Food ha fatto un grande investimento in questo settore nella consapevolezza che gli eventi devono porsi come obiettivo quello di ridurre l’impatto ambientale. I dati ci stanno dando ragione e il Salone sta diventando un modello virtuoso seguito da altre realtà».

«Oltre 9 milioni di euro: questi i ritorni diretti sul territorio attraverso il pubblico dei visitatori del Salone del Gusto e Terra Madre provenienti da fuori Regione e Provincia: un dato molto significativo, al quale si somma quanto speso per l’organizzazione dell’evento e dagli stessi espositori, dai delegati, dagli ospiti che a migliaia, oltre al pubblico di visitatori, giungono a Torino e in Piemonte da tutto il mondo», spiega Guido Bolatto, segretario generale della Camera di commercio di Torino e padrone di casa. «Ovviamente continueremo sia la valutazione dei ritorni dei grandi eventi, sia la collaborazione con Slow Food, che include progetti come i Maestri del Gusto e l’assistenza del Laboratorio Chimico nell’analisi dei prodotti importati da tutti il mondo in occasione del Salone del Gusto e Terra Madre», conclude Bolatto.

È Luigi Bistagnino, professore ordinario, Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino, a presentare la valutazione ambientale dell’evento condotta con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo-Bra: «Questa ricerca è il risultato concreto dell’analisi sistemica e ambientale che abbiamo portato avanti lavorando su diversi ambiti, dai rifiuti all’energia, dalla mobilità alla comunicazione. E oggi possiamo affermare con orgoglio che dal 2006 a oggi l’impatto ambientale del Salone del Gusto e Terra Madre è stato ridotto del 65%, registrando però un notevole aumento di visitatori, espositori e pubblico. Abbiamo migliorato la raccolta differenziata, riducendo il rifiuto pro capite e la CO2 emessa. Le scelte di ricerca si sono dimostrate positive e finalmente si vedono concretamente i risultati. E dobbiamo ringraziare le università coinvolte e i 17 Partner ambientali e le 22 realtà imprenditoriali che partecipano attivamente all’approccio sistemico», conclude Bistagnino.

Alessandro Bollo, responsabile ricerca e consulenza Fondazione Fitzcarraldo, presenta invece i risultati dell’impatto sociale ed economico del Salone del Gusto e Terra Madre. «Ci siamo concentrati sui comportamenti dei visitatori, dalla permanenza a Torino agli acquisti fatti al Salone.  I 1500 questionari compilati durante l’evento ci raccontano la storia di un pubblico giovane, internazionale, soddisfatto, interessato alle tematiche trattate e che ha apprezzato il connubio di Salone e Terra Madre. Interessante il cambiamento dei comportamenti al Salone: il 96% degli intervistati ha dichiarato di aver fatto la raccolta differenziata all’interno dei padiglioni. L’economia addizionale netta generata dal Salone è pari a 9,2 milioni di euro, quella cifra cioè che non ci sarebbe stata se non si fosse organizzato il Salone. In questo calcolo non sono inclusi gli impatti indotti e indiretti, ma solo le spese tangibili calcolate valutando i comportamenti dei visitatori».

Dopo le presentazioni dei dati delle ricerche, Piero Fassino, sindaco Città di Torino, continua: «Questa è una metodologia che stiamo applicando a numerosi grandi eventi, fondamentale anche per trasformare Torino in una città accogliente in grado di offrire ai turisti sempre più servizi. Torino è uno straordinario laboratorio di trasformazione, sede di cambiamenti di valore non soltanto locale e di un notevole dinamismo sociale e culturale. Fondamentale portare avanti ricerche che analizzano gli eventi ex post, per riuscire a migliorare e trovare la metodologia giusta per gli anni a venire. Siamo grati a Slow Food, punta di diamante di quella cultura del gusto che si è affermata ormai comunemente, una cultura del benessere, che presuppone un’attenzione al cibo, all’acqua e all’ambiente in cui viviamo».

Le conclusioni sono affidate a Roberto Cota, presidente Regione Piemonte: «Noi tutti stiamo lavorando per costruire una macchina sempre più performante, quella del Salone del Gusto e Terra Madre, un evento che ogni anno aumenta i propri numeri e il proprio peso a livello internazionale. È davvero importante comunicare i dati statistici su riduzione dell’impatto ambientale e sulle ricadute economiche della kermesse, anche perché emergono elementi interessanti: quasi l’80% del campione intervistato tra gli utenti del Salone proviene dalle aree più produttive e industriali del Paese, quelle del Nord. Ciò significa che la cultura Slow Food e lo sviluppo produttivo delle nostre regioni sono due elementi che devono continuare a marciare insieme». 

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