Satelliti in azione contro i disastri naturali

Lo tsunami che ha colpito il Giappone nel 2011, il pennacchio di fumo dell’Etna, i vulcani delle Galapagos e la deformazione del suolo nel Tibet: sono i satelliti a catturare immagini e dati degli eventi che hanno sconvolto la Terra o che potrebbero avere conseguenze catastrofiche. Coordinarne le attività e organizzarne i dati significa gettare le basi di una sorta di E.R., una prima linea di azione contro i disastri naturali.Sono 15 le agenzie spaziali coordinate dall’Esa che stanno organizzando una sorta di censimento dei satelliti più adatti ad entrare in azione in caso di emergenza.

I dati scientifici più recenti sono stati presentati nel convegno Living Planet, in corso a Edimburgo e organizzato dall’Agenzia Spaziale Europea (Esa) in collaborazione con l’Agenzia spaziale britannica.

Il gruppo, che comprende l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) accanto a quelle di Stati Uniti, Argentina, Canada e Sudafrica, conta di presentare un primo bilancio in novembre a Montreal, ha detto Simonetta Cheli, del direttorato dell’Esa per l’Osservazione della Terra. Sarà una tappa fondamentale nella marcia di avvicinamento alla conferenza delle Nazioni Unite sui disastri naturali prevista nel 2015 e ”un momento politico importante – ha aggiunto – al quale l’Esa intende indicare il particolare rilievo che i dati spaziali possono avere in questo campo”. A coordinare il lavoro in vista dell’appuntamento del 2015 è il Comitato per i satelliti dedicati all’osservazione della Terra (Ceos), nato oltre 20 anni fa dal G8. Sui disastri naturali è attivo da tempo un osservatorio permanente formato da 60 Paesi e con base a Ginevra, il Global Earth Observation System, mentre dal 1999 i dati dei satelliti sono condivisi in modo volontario dalla Carta internazionale per la gestione dei disastri. Ora la scommessa è organizzare tutti i contributi che i satelliti possono dare: dai dati scientifici sulle zone a rischio al supporto per gestire i soccorsi, verificare i danni e ricostruire.

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