sicuri di aver bisogno della rete Telecom?in Toscana con il progetto”Banda larga” attive 20mila utenze

Ma siamo sicuri di aver bisogno della rete Telecom? Forse è proprio questo il momento giusto per porsi, anche in modo così brutale, questa domanda. Sicuramente è più utile che attardarsi in forzate espressioni di stupore e indignazione per fatti ampiamente noti, come il fatto che Telecom operi come un’azienda privata (lo è ormai da tempo) o che le banche dati possano essere usate in modi sbagliati (lo scandalo Telecom-Sismi è scoppiato nel 2006). Il problema non è neanche l’italianità dei capitali, come ha giustamente notato anche Matteo Renzi. E nemmeno, a ben vedere, lo scorporo della rete: se ne parla ormai da tempo e il fatto che i vertici Telecom e la Cassa Depositi e Prestiti non abbiano ancora trovato un accordo fa pensare che stabilirne il valore non sia così semplice.

La questione di fondo è se su questa rete, così come è oggi, abbia senso puntare. Stiamo parlando di una rete che non è tutta in fibra ma ha una parte ancora in rame, cosa che comporta limitazioni importanti all’ampiezza di banda che possiamo garantire.Targetti-foto-2

In Italia la presenza di un colosso che sino a poco tempo era monopolista del mercato e la “necessità” di valorizzare il suo asset principale ha fatto sì che, fino ad oggi, i decisori pubblici abbiano optato per una visione di breve-medio periodo. Infatti hanno fatto propria l’idea che la connettività garantita dall’attuale rete Telecom da qui a 20 anni sia piú che sufficiente al bisogno. Ma che succederà tra 50 anni? Possiamo permetterci, come Paese, di avere una visione così corta da non abbracciare neanche tutta la prossima generazione?

Servono nuove vie, e non lo dico solo in senso metaforico. Una soluzione potrebbe essere la creazione di un’Agenzia nazionale delle reti, alla quale tutti gli Enti locali e le Regioni conferiscano la fibra posata in questi anni (in Toscana con il progetto “Banda larga nelle aree rurali” siamo riusciti ad attivare 20mila utenze, raggiungendo circa 45mila cittadini, in pochi anni). E nel frattempo far partire un piano per dotare l’Italia di infrastrutture per la banda ultralarga con le risorse di Cassa Depositi e Prestiti. Forse i tempi non sarebbero poi così lunghi, considerati quelli persi a discutere dello scorporo, e sui costi ci sarebbero maggiori certezze e più trasparenza. Senza dimenticare che un’operazione del genere rappresenterebbe lo scatto d’orgoglio di un Paese che ritona a pensare come sistema e prova a recuperare il tempo perduto.

intervento della vicepresidente Stella Targetti sul caso Telecom uscito sabato scorso sul Corriere Fiorentino

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