Siria:armi chimiche,perchè son più inacettabili delle armi convenzionali?

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama,circa un’anno fa, dichiarò che l’uso di armi chimiche da parte del regime di Assad costituiva la “linea rossa” superata la quale un intervento militare degli USA sarebbe stata un’ipotesi da valutare.

Ad oggi Gli Stati Uniti d’America stanno valutando opzioni militari in risposta a un attacco che sarebbe stato condotto dal regime del presidente siriano Bashar al-Assad mediante l’utilizzo di armi chimiche in un quartiere di Damasco in mano ai ribelli.

Perché l’uso di armi chimiche è più inaccettabile rispetto agli attacchi militari convenzionali? E in cosa sono consistite le indagini degli ispettori ONU sul campo?

A darne una spiegazione è Alexander Garza, medico ed ex Assistant Secretary for Health Affairs e Chief Medical Officer per il Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti d’America.

In una guerra che ha visto 100.000 morti, che cosa rende le armi chimiche al di là della “linea rossa”?

La ragione di base è che la maggior parte delle nazioni del mondo ha raggiunto un accordo: quello che le armi chimiche non vengano utilizzate in guerra.

Penso che la maggior parte delle persone oggi abbiano bene o male accettato i modi più comuni in cui le guerre si combattono: con proiettili e bombe. Ma, come abbiamo visto, le armi chimiche sono disumane e portano a un modo orribile di morire. Per questo la maggior parte del mondo le ha messe al bando.

Un altro motivo è che le armi chimiche sono indiscriminanti: non che le bombe e le pallottole non lo possano essere. Ma queste armi uccidono tutti, sempre, in qualsiasi ambiente ci si trovi. Ecco perché vediamo un gran numero di bambini uccisi nei filmati provenienti dalla Siria.

Cos’è che rende questo ultimo attacco diverso dagli altri attacchi chimici che si pensa siano stati condotti dal governo siriano nell’ultimo anno?

Questo attacco è stato condotto in scala molto più grande, e sembrano esserci prove più concrete dell’effettivo utilizzo di armi chimiche. Dei precedenti episodi in Siria non si hanno prove definitive, gli attacchi non sono stati così drammatici ed espliciti come quest’ultimo, hanno portato a molte meno vittime e hanno riguardato aree ben più ridotte.

Da allora, i governi di Stati Uniti e di altri paesi hanno confermato che sì, le armi chimiche erano già state utilizzate, ma su scala piuttosto modesta e il loro uso non ha generato una risposta abbastanza forte da parte della comunità internazionale.

Quali armi chimiche si sospetta siano state utilizzate durante l’ultimo attacco, e quali sono i sintomi nelle persone colpite?

La maggior parte delle prove indica l’uso di agenti nervini, e in particolare di sarin. La Siria ha un noto programma di armi chimiche offensive, e basandosi sui resoconti e le immagini provenienti dai mezzi di informazione e dai sintomi delle persone esposte al gas, il sarin è il colpevole più probabile.

Il sarin è un agente nervino che influenza la capacità del sistema nervoso di trasmettere segnali a diverse parti del corpo, bloccando l’enzima che il corpo usa per distruggere i neurotrasmettitori. Ciò che ne risulta è l’iperstimolazione, e il collasso fisico quando il corpo non è più in grado di fare ciò che normalmente può fare.

I sintomi sono il prodotto dell’inibizione di questo enzima. I pazienti esposti possono verificare diminuzione del diametro pupillare, difficoltà con la vista e naso che cola. Si possono verificare delle contrazioni, e alla fine si può soffocare perché non si è in grado di tenere adeguatamente il ritmo del respiro.

Ci sono modi per intervenire davanti a questi sintomi ?

Una volta che una persona è stata esposta, ci sono un paio di antidoti, atropina e pralidossima, in grado di contrastare gli effetti dell’agente chimico.

Altrettanto importante è la decontaminazione dei pazienti, per la quale si può utilizzare l’acqua, con l’aggiunta di un po’ di candeggina per abbattere le sostanze chimiche. Nelle grandi esposizioni, il tipo di trattamento dipendente molto dal tempo, sia per la velocità di somministrazione dell’antidoto sia per la decontaminazione del paziente.

Purtroppo in posti come la Siria non ci sono grandi scorte di antidoti né diffusa conoscenza delle procedure di decontaminazione. La sostanza chimica si propaga attaccandosi alla pelle e ai vestiti dei pazienti. Ed è molto volatile, e può così colpire altre persone.

Le ricerche degli ispettori delle Nazioni Unite sul terreno in Siria cosa hanno riguardato?

Lo studio dei differenti scenari di attacco, interviste a vittime, medici e persone della zona, oltre che la raccolta di campioni da esaminare poi in laboratorio.

I principali agenti chimici si degradano molto rapidamente e scompaiono nell’ambiente, ma gli ispettori possono trovare alcuni resti, prodotti della decomposizione chimica, nel sangue umano, nelle urine, nelle carcasse di animali, e nel suolo. Se in laboratorio si rileveranno determinati prodotti di degradazione ci sarà allora la prova quasi inconfutabile che è stata usata un’arma chimica.

Tutto questo può prendere un bel po’ di tempo, forse settimane. In alcuni casi, i pazienti esposti non hanno la sostanza chimica nel sangue (come è accaduto nell’attacco terroristico alla metropolitana di Tokyo), ma in altri casi sì. Non c’è una strada univoca quando si tratta di scienza medica, per questo gli ispettori hanno raccolto un grande volume di campioni, e avranno un sacco di lavoro da fare.

di Anna Kordunsky

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