grandi aree urbanizzate e sviluppo sostenibile

Sviluppare pratiche sostenibili all’interno delle grandi aree urbanizzate: è questa la sfida per il prossimo futuro secondo il report “Building sustainability in an urbanizing world”, pubblicato dalla Banca Mondiale lo scorso mese di luglio.

Le zone urbane sono importanti punti di accesso ai servizi di base e al benessere sociale ed economico per oltre la metà della popolazione mondiale e contribuiscono significativamente alle problematiche del climate change, del sovrasfruttamento delle risorse e della perdita di biodiversità, risentendone esse stesse per prime.

Nello stesso tempo, come luoghi di riferimento per la diffusione della cultura e dell’innovazione, le città sono anche le entità in grado di divulgare al meglio nuovi approcci e strategie; sono cioè il vero vettore di cambiamento per la società civile, e costituiscono il punto cardine per la sostenibilità globale.

E’ dunque importante cominciare a immaginare un quadro in cui le città rispondano alle necessità dei cittadini finanziando infrastrutture che siano in grado di fornire i servizi di base, ma anche di preservare l’integrità degli ecosistemi e sostenere gli effetti del cambiamento climatico. Ovvero, secondo la definizione di città sostenibile data dalla Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo: “soddisfare i bisogni del presente, senza compromettere la possibilità delle future generazioni di soddisfare i propri”.

Il report della Banca Mondiale, redatto da oltre 40 autori, presenta un ampio panorama di approcci ai diversi aspetti della sostenibilità urbana. E’ il primo risultato prodotto dalla Partnership for Sustainable Cities, un gruppo di discussione nato del 2009 con l’intento di porre il tema delle città sostenibili al centro della strategia per lo sviluppo sostenibile globale.

Il gruppo, che coinvolge 70 rappresentanti del settore privato, oltre a istituti accademici e istituzioni finanziarie internazionali (fra cui la Banca Mondiale), si confronta sul tema della sostenibilità urbana attraverso lo scambio di informazioni e la condivisione di casi di studio, per sviluppare programmi d’azione che siano applicabili in modo collettivo, su scala mondiale.

Uno dei principali obiettivi è quindi quello di puntare a una maggiore efficienza energetica urbana, non solo attraverso lo sviluppo di nuove normative sulle abitazioni private, ma anche con una pianificazione dell’utilizzo del suolo più razionale, e con lo sviluppo di sistemi di trasporto pubblico che aumentino la prosperità, riducendo le emissioni di gas serra.

Le emissioni derivanti dai trasporti sono infatti destinate a crescere drammaticamente, man mano che la domanda del trasporto privato nei Paesi in via di sviluppo aumenterà. Per questo gli investimenti nel settore dei trasporti devono essere in grado di fornire una valida alternativa all’uso dell’automobile.

La costruzione di nuovi edifici secondo norme di bioedilizia costituisce lo strumento principale per migliorare l’efficienza energetica urbana. Parallelamente, dovrebbero però essere sviluppati anche piani specifici per il riutilizzo e la riqualificazione energetica delle costruzioni già esistenti.

La razionalizzazione di questi concetti è particolarmente difficile nei Paesi in via di sviluppo, dove le città stanno crescendo molto velocemente. D’altra parte, l’espansione incontrollata di queste città offre anche l’opportunità di operare una transizione più diretta, investendo fin d’ora sulle infrastrutture più sostenibili.

Nell’ottica della sostenibilità urbana, un livello di attenzione particolare deve essere infine rivolto alla gestione dell’acqua e dei rifiuti.olanda_terra-e-acqua

Tutte le città, indipendentemente dal livello di sviluppo dei Paesi cui appartengono, sono particolarmente vulnerabili ai disastri naturali, perché concentrano grandi quantità di edifici e popolazione in uno spazio relativamente ristretto.

Molte delle più grandi città del mondo sono situate in prossimità della costa, dei fiumi o di altre aree vulnerabili in cui l’impatto del climate change sarà determinante nel corso dei prossimi decenni. Per questo è necessario promuovere lo sviluppo di città resilienti, che abbiano cioè la capacità di assorbire gli impatti e continuare a funzionare in modo efficiente, riorganizzandosi e adattandosi al cambiamento.

Questo concetto, tuttavia, non è stato ancora sufficientemente assimilato nell’ambito della pianificazione urbana, al contrario di quanto è avvenuto per la riduzione delle emissioni. Sarebbe necessario sviluppare un nuovo modo di progettare le aree urbane, che consenta di prevenire i rischi e i danni dei cambiamenti climatici, coniugandosi con la conservazione e il recupero intelligente dei centri storici e dell’edilizia esistente.

Per la gestione globale della sostenibilità urbana è necessario che le città possano essere confrontate tra loro e inquadrate in una determinata tipologia, che richiami misure d’intervento adeguate. Per operare questo confronto sono necessari dati di tipo standardizzato, che mettano in luce come le città si evolvono in termini di crescita economica, urbanizzazione ed emissioni.

L’aumento di benessere e l’urbanizzazione conducono generalmente a un aumento di emissioni, ma alcune città mondiali sono riuscite a invertire questo trend, rappresentando quindi ottimi casi di studio da approfondire.

Oltre alle misure di efficienza e impatto ambientale, le città avrebbero inoltre bisogno di definire un Indice di Resilienza Urbana standardizzato, che aiuterebbe a focalizzare l’attenzione sull’urgenza di mitigare i rischi derivanti dal cambiamento climatico nelle città.

Diffondere la conoscenza e l’innovazione

Per promuovere un cambiamento di paradigma riguardo alla gestione delle aree urbanizzate è sempre più fondamentale investire sul dialogo e il confronto tra gli attori in gioco.

Gli accordi nazionali non sempre sono più incisivi di quelli raggiunti su scala locale. Al contrario, molti dei passi concreti verso lo sviluppo sostenibile possono e devono essere fatti dalle municipalità che, attraverso la condivisione delle proprie esperienze e la creazione di network, possono collaborare ad approcci innovativi verso la sostenibilità urbana, aggirando trattative politiche in situazione di stallo.

L’autorità pubblica deve inoltre promuovere il più possibile la partecipazione pubblica al processo di governo urbano. Grazie ai progressi della tecnologia dell’informazione, infatti, la società civile sta diventando uno stakeholder fondamentale, di cui occorre tenere conto.

Parallelamente, anche la comunità accademica, che riveste un ruolo fondamentale per lo sviluppo dell’innovazione, deve ottimizzare il proprio impegno nel campo della sostenibilità urbana e partecipare a un processo di condivisione più ampio e diffuso.

Il lavoro promosso da istituzioni collaterali può essere l’ideale per organizzare e coordinare tra loro questi portatori d’interesse e le loro relative conoscenze. Un primo passo in questo senso si è avuto con l’Urbanization Knowledge Platform, un canale informativo sperimentale promosso dalla Banca Mondiale. Altri strumenti comuni rivolti al monitoraggio della sostenibilità urbana e alla diffusione dei progressi raggiunti sono il Global Protocol for Community-scale GHG Emissions, il Global City Indicators Facility (GCIF) e l’UNEP’s Knowledge Centre on Cities and Climate Change.

 

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