La crisi allontana gli italiani dalla loro dieta salutare

Gli italiani sono abituati a ricevere elogi per la loro dieta mediterranea, ricca di frutta e verdura. Ma secondo la corrispondente della BBC Emma Jane Kirby oggi la crisi fa si’ che oggi molti adottino un’alimentazione a buon mercato, con alimenti meno salutari.

Giovanna Azi prende una spatola dal cassetto della cucina e raschia i pezzetti di pasta di pizza rimasti attaccati alla teglia.

“Qualche anno fa sarebbero finiti nell’immondizia, ma oggi mi assicuro che niente venga buttato via”, dice.

Come molte giovani famiglie italiane che lottano contro l’aumento dei prezzi ed i salari bassi, gli Azi devono fare dei tagli al bilancio domestico. Quando i lavori del marito elettricista hanno cominciato a diradarsi con l’inizio della crisi economica, Giovanna ha capito che la famiglia avrebbe dovuto iniziare a tagliare le spese, e il cibo sembrava un ovvio punto di partenza.

Dal momento che a Milano una pagnotta media costa tra i quattro e i cinque euro, Giovanna ha deciso che avrebbe potuto produrne in casa la stessa quantità per circa 80 centesimi.

L’aumento del prezzo del pane

Secondo la Coldiretti, una delle maggiori associazioni di agricoltori italiani, il prezzo del pane è aumentato del 419% negli ultimi 20 anni.

“Poi ho capito che spendevamo più o meno 30 euro a settimana nell’acquisto di pizza per noi e per i nostri due figli”, ha detto Giovanna. “Così, ho iniziato a fare anche la pizza in casa”.

Mi porta una fetta calda della sua pizza margherita appena uscita dal forno e dice, scusandosi: “E’ chiaro che la margherita tradizionale, fatta con mozzarella di bufala, non è per le famiglie con un bilancio come il nostro”.

Mentre inizia a preparare la pasta per il pane della settimana, chiacchieriamo su come le abitudini alimentari della famiglia sono cambiate dall’inizio della crisi.

“Prendiamo il mio ragù alla bolognese. Prima usavo 500 grammi di carne macinata – oggi siamo fortunati quando ne uso 200 grammi. Mangiamo molta meno carne e praticamente niente pesce, a causa dei prezzi, ma mi assicuro che mangiamo in modo sano”.

Vecchie tradizioni

Giovanna è chiaramente una cuoca competente e creativa, ma non tutte le famiglie del Paese stanno prendendo tutte queste accortezze.

Dalla sua clinica di Milano, la nutrizionista Francesca Noli si dice preoccupata per le abitudini dei suoi compatrioti, che si stanno allontanando sempre di più dalla dieta mediterranea.

“Dal 2008 gli italiani stanno mangiando sempre più pasta e riso”, ha detto. Secondo lei, questo tipo di carboidrati, che costano poco, ci saziano rapidamente.

“Ma la gente sta mangiando molta meno verdura, carne e pesce freschi – e quando lo fanno, comprano cibo scontato, che ha una qualità più bassa”.

“Sono preoccupata adesso, ma mi preoccupo ancora di più per quello che succederà in futuro”.

Oggi, un giovane italiano su tre è obeso e più di 20 milioni di adulti sono sovrappeso. L’obesità colpisce maggiormente il sud del Paese, che è più povero. Nutrizionisti come Francesca Noli avvertono che il cibo a buon mercato, tipo “fast-food” o piatti pronti e con molte calorie, sono i principali responsabili di questa situazione.

In un centro commerciale della periferia milanese il maestro di cucina Sergio Barzetti, diventato una celebrità in TV, insegna ai clienti come comprare grandi quantità di verdure, come i pomodori, e trasformarli in conserve o sughi da usare durante l’inverno – quando i prezzi aumentano.

Alcuni consumatori scrivono i suoi consigli sul retro dello scontrino della spesa.

“E’ vero che i prezzi di frutta e verdura sono diventati molto cari per le famiglie comuni”, ha dice Alfredo Gaetani, della Coldiretti. “Oggi, stiamo quindi cercando di far vedere alle persone che c’è ancora un modo di mantenere una dieta sana, preparando da sé i pasti”.

“Questa forma di conservazione delle verdure è parte del nostro patrimonio, della cultura italiana. Quindi, siccome c’è una crisi, dobbiamo riprendere certe tradizioni e vivere meglio”.

Le panetterie

Il richiamo al ritorno alla cucina casalinga ha funzionato bene in Italia. Secondo la Coldiretti, un terzo degli italiani oggi fanno la pizza in casa, e il 19% prepara il proprio pane.

Ma non tutti ne escono vittoriosi. Secondo la CNA  (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa), il 10% dei piccoli e medi panifici dentro e fuori dalla capitale hanno chiuso  negli ultimi due anni.

Nella sua panetteria a Milano il panettiere Oreste Montalto chiacchiera con alcuni consumatori, mentre sua moglie Sabina sistema pezzi di pizza in una vetrinetta. La poca quantità di clienti nel negozio è evidente.

“L’anno scorso abbiamo perso il 40%, forse il 50%, delle nostre vendite”, ha detto Oreste. “Ho paura che i panifici moriranno in Italia. Il nostro futuro è veramente nero e non voglio vedere i miei figli fare lo stesso mestiere”.

E’ ora di cena a casa di Giovanna Azi, e i due figli piccoli reclamano  i tre diversi tipi di pizza che ha fatto. Mette in tavola un cesto di panini, e il loro profumo delizioso si diffonde nella sala.

“Se avanzassero pezzi di questo pane, ci aggiungerei un po’ di carne e li userei per fare delle polpette. Sto facendo esattamente quello che mia nonna faceva durante la guerra”.

Il figlio più grande prende il terzo pezzo di pizza.

“E’ buonissimo, vero?”, gli chiedo.

“E’ buono”, mi risponde. “Ma preferisco la pizza che prima compravamo al ristorante”.

 

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