La vendetta si è consumata,ucciso l’orso M2 in Val di Rabbi nel Trentino

Nella primavera del 2012, sui versanti della val Rendena e della valle di Rabbi (Trentino) i pastori avevano trovato sbranati dieci asini e alcune manze. E l’altro giorno l’orso “colpevole” di quei misfatti – nome in codice M2, discendente degli orsi importati fra il 1998 e il 2002 dalla Slovenia – è stato trovato morto. Purtroppo non di morte naturale o per un incidente: nella zampa aveva infatti un proiettile d’arma da fuoco (di quelli che si usano per la caccia al cervo) e i forestali sono alla ricerca dei bracconieri o di chi si è fatto giustizia da sé. Non accadeva da almeno quarant’anni nei boschi del Trentino, dall’epoca in cui i plantigradi sulle Dolomiti erano quasi estinti, sconfitti dalle battute di caccia che tra l’Ottocento e il Novecento erano state organizzate per liberare i boschi dagli orsi prima che quest’animale, nel 1939, venisse dichiarato protetto.

Povero M2, colpito da una fucilata quando era ormai in vista del letargo: chissà se ha avuto il tempo di capire cos’è successo, chissà se ha sofferto nella sua fuga zoppa e disperata nel bosco fino ad accasciarsi a terra. E dire che quest’anno – dopo le scorribande dell’estate scorsa, quando venne inseguito a lungo dai forestali con i fucili caricati a pallini di gomma – si era messo tranquillo: “Ho le api in quella zona – spiega Fernando Pedergnana, assessore all’ambiente di Rabbi – e negli ultimi mesi non ho avuto problemi”. Lo avevano catturato, gli avevano messo un radio collare, il peggio sembrava passato. E ora invece per quell’esemplare di 210 chili steso a terra qualcuno starà brindando: uomini contro orsi, come cent’anni fa. 014436330-c1b45b22-b77b-49bc-9503-4ac64b4cd720-th

I cacciatori non ci stanno ad essere i primi indiziati: “Non siamo noi quelli a cui l’orso dà fastidio – spiega il presidente dei cacciatori trentini Giampaolo Sassudelli – ma se verrà fuori che il responsabile è uno dei nostri gli ritireremo la licenza a vita”. I forestali trentini – per cui gli orsi sono diventati un punto di orgoglio – fanno notare che “l’orso non ha mai attaccato le persone”. Avvistamenti tanti: lungo le strade (19 investimenti negli ultimi dieci anni), nei boschi, sui sentieri, addirittura in paese, sulle piste da sci e nel mezzo di un laghetto alpino a fare il bagno. Aggressioni alle persone? Nessuna.

Eppure contro l’orso M2 (e i suoi fratelli) è stato fondato persino un comitato: “Basta orsi” era scritto sugli striscioni dopo la strage di asini e vitelli. Wanda Moser portò la carcassa della sua asina nella piazza del paese: “Tutti devono vedere il dolore che questo animale ha procurato”. La consigliera provinciale Franca Penasa ora ribadisce: “La gente ha paura”. E poco importa se la Provincia autonoma di Trento concede contributi a chi installa recinti anti-orso e rimborsa i danni subiti: “In Trentino non c’è posto per loro”, denunciano i pastori che vorrebbero riportare questi animali in Slovenia. Dove, per essere chiari, la caccia all’orso è consentita. L’avvertimento giunto dalla Svizzera poche settimane fa sembrava profetico “Tenete a bada i vostri orsi, perché se sconfinano li abbattiamo”. Qualcuno li ha presi in parola.

Ma nel partito dei contrari all’orso (in crescita dopo i primi entusiasmi per l’avvio del progetto di reintroduzione) c’è una certa ingratitudine per tutta la pubblicità che questi animali hanno portato al Trentino, a partire dal 1988 quando Jean Jacques Annaud ambientò in queste vallate il film “L’orso”, in cui un gigantesco plantigrado – a tu per tu con un cacciatore – risparmia la vita all’uomo. Un favore che questa volta non è stato ricambiato.

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