Oms,inquinamento dell’aria può provocare il cancro

L’Organizzazione Mondiale della sanità lancia l’allarme sulll’inquinamento dell’aria legato allo smog: può provocare il cancro.

A certificarlo è lo Iarc di Lione (International Agency for Research on Cancer), un organismo interno all’Oms che, dopo aver inserito singoli inquinanti come le emissioni dei motori diesel e i solventi, ha ora stabilito che tutti gli agenti inquinanti, anche quelli ritenuti meno pericolosi, entrano a far parte della categoria degli elementi cancerogeni.

Nel 2010 223mila persone in tutto il mondo sono morte a causa di un cancro legato in qualche modo all’inquinamento atmosferico.

Diversi studi scientifici avevano peraltro già confermato la cancerogenicità dello smog, fra cui un’ampia ricerca europea pubblicata su Lancet Oncology.

Lo studio, coordinato da Ole Raaschou-Nielsen del centro di ricerca della Società oncologica danese, a Copenhagen, fa parte del progetto europeo Escape (European Study of Cohorts for Air Pollution Effects), e ha coinvolto 17 coorti per un totale di 312.944 uomini e donne di età compresa tra i 43 e i 73 anni, uomini e donne provenienti da molti paesi europei.

I partecipanti sono stati seguiti per circa 13 anni, nel corso dei quali si sono verificati 2.095 casi di cancro del polmone connessi in maniera evidente con l’inquinamento dovuto alle polveri sottili (particolato PM 10 e PM 2,5).

Nello specifico, per ogni incremento di 10 microgrammi di PM 10 per metro cubo presenti nell’aria aumenta il rischio di tumore al polmone di circa il 22%. La percentuale sale al 51% per l’adenocarcinoma, l’unico tumore che si sviluppa in un significativo numero di non fumatori.

“L’associazione tra inquinamento da particolato e rischio di cancro del polmone persiste anche a concentrazioni inferiori ai valori limite di PM10 (40 µg/m3) e PM2,5 (25 µg/m3) per la qualità dell’aria dell’Unione Europea”, spiega Raaschou-Nielsen. “Non abbiamo trovato soglie al di sotto delle quali il rischio sparisse”.

Un altro grande studio epidemiologico italiano pubblicato sulla rivista specializzata Environmental Health Perspectives conferma tali conclusioni.

I ricercatori del Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio, guidati dal dott. Francesco Forestiere, hanno analizzato i dati relativi a un milione e duecentomila abitanti di Roma fra il 2001 e il 2010. Le sostanze sotto accusa sono soprattutto il particolato sottile (PM2,5) e il biossido di azoto (NO2). Gli epidemiologi hanno calcolato un aumento del rischio pari al 4 per cento in corrispondenza di ogni aumento di 10 microgrammi/m3 di polveri sottili, mentre è del 6 per cento se si tratta di biossido di azoto.

Si è di fronte a un tipo di relazione direttamente proporzionale fra l’aumento dei gas di scarico e l’aumento della mortalità. Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori romani hanno associato il campione di oltre 1 milione di cittadini con determinati livelli di esposizione ai due inquinanti, ricavati dai dati provenienti dalle centraline sparse in vari punti della città e dal calcolo di modelli statistici di dispersione che riescono a tracciare un quadro fedele della situazione smog nella capitale. A questi dati, i ricercatori hanno aggiunto le informazioni personali degli appartenenti al campione, con particolare riferimento alla distanza dei soggetti dalla rete stradale maggiormente trafficata.

I computer hanno fatto il resto, associando la localizzazione delle persone decedute con i dati sul traffico e sull’inquinamento atmosferico di quelle zone. Ne sono scaturiti dati inquietanti. Ad ogni aumento di 10 microgrammi/m3 il biossido di azoto è responsabile di una mortalità generale accresciuta del 3%, di decesso per malattie respiratorie del 3%, di morte per tumore del polmone o per patologie di carattere cardiocircolatorio del 4%. Il particolato mostra cifre simili, addirittura più alte nel caso di morte per malattie cardiovascolari, la cui incidenza dovuta all’inquinamento è pari al 10 per cento.

Fonte di consolazione per alcuni o dettaglio ancora più preoccupante per altri, la distribuzione della “morte tossica” non è uniforme in tutta la città. Gli abitanti del centro storico corrono un rischio anche superiore al 10 per cento, mentre la percentuale si abbassa in alcune aree periferiche che beneficiano di un traffico inferiore.

Se l’influenza nefasta dell’inquinamento atmosferico sulla salute dei polmoni era cosa nota, potrebbe sorprendere quanto lo smog sia decisivo nel caso delle malattie cardiocircolatorie. I dati indicano inoltre un rischio lievemente più alto per gli uomini e per le persone fino ai 60 anni.

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