corno di rinoceronte venduto a prezzi da capogiro,batte anche la cocaina

Il corno di rinoceronte,viene venduto sul mercato nero ad un prezzo superiore alla cocaina raggiundo prezzi da capogiro: 95mila dollari al kg contro i 91.600 della ‘polvere bianca’venduta in Italia, secondo il listino prezzi aggiornato di Blackmarket Prices. Calcolando il peso di ogni singolo corno, ogni rinoceronte può rappresentare un affare che va dai 750.000 al milione di dollari.

Questo perché i corni, spesso strappati agli animali ancora in vita e destinati ad agonizzare per ore prima di morire, vengono venduti nei Paesi del sudest asiatico, soprattutto Vietnam e Cina, come ingredienti di miracolose cure per il cancro, l’impotenza, l’influenza o semplicemente i postumi da sbornia, ma senza fondamento medico-scientifico, visto che il corno è fatto di cheratina, la stessa sostanza di cui sono fatte le nostre unghie o dei nostri capelli.

Un mercato nero fiorente e inarrestabile, denunciato da Anpana, l’Associazione Nazionale Protezione Animali Natura Ambiente: 825 i rinoceronti uccisi in Sudafrica dai bracconieri dal 1 gennaio 2013, secondo il ministero dell’Ambiente sudafricano, e a questo numero si devono aggiungere i circa quaranta esemplari uccisi in Kenya e quelli persi in Namibia per una cifra complessiva che sfiora le 900 unità, su una popolazione totale di circa 25.000 animali (20.000 rinoceronti bianchi e 5.000 neri).121917613-bf859cb8-e898-493b-8977-c39e7271660f

”Il Regno Unito – dichiara Vincenzo D’Adamo, responsabile del progetto Angels for Africa by Anpana – sta inviando soldati delle forze speciali in Kenya per affiancare le forze locali nella lotta contro i bracconieri, soprattutto di elefanti che vengono abbattuti al ritmo di uno ogni quindici minuti e rinoceronti. In Sudafrica l’esercito pattuglia il Kruger, al confine col Mozambico, ma siamo già arrivati a 500 rinoceronti uccisi nel parco e il massacro non accenna a fermarsi. Su 825 rinoceronti uccisi si è riusciti a catturare poco più di un centinaio di bracconieri”.

Misure preventive si stanno mettendo in campo in vari Paesi dell’Africa, per fermare lo stillicidio sul campo: dalle tecniche forensi alla microchippatura sistematica di tutti i corni, dall’avvelenamento degli stessi con ectoparassiti che sopravvivono al processo di polverizzazione e vanno ad infettare gli organi interni dei consumatori finali alla radiocollarizzazione degli animali, dagli accordi bilaterali con i Paesi del Sudest asiatico che alimentano la domanda alle campagne di informazione capillari fatte da video, manifesti, seminari, artisti, attori, sportivi e associazioni.

Ma “nulla sembra funzionare, come dimostrano le cifre sempre più preoccupanti – sottolinea D’Adamo – Non abbiamo molto tempo. L’estinzione è per sempre e i dati, purtroppo, parlano chiaro: la popolazione del rinoceronte nero è ridotta del 90% rispetto al 1960, l’elefante africano sarà estinto in meno di 10 anni, del gorilla di montagna restano meno di 900 esemplari, il leone è estinto in sette paesi africani”.

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