Premio Dona,con la crescita sostenibile la strada per uscire dalla crisi

Il premio ‘Vincenzo Dona, organizzato dall’Unione Nazionale Consumatori e dedicato quest’anno a sostenibilità e green economy è andato a Ermete Realacci, presidente Commissione Ambiente,territorio e lavori pubblici Camera dei deputati,Serge Latouche professore emerito di economia Université d’Orsay,Andrea Segrè presidente Last Minute Market.

Ogni anno l’iniziativa è anche l’occasione per fare il punto sulle tematiche che interessano più da vicino i consumatori,“Quando parliamo di sostenibilità ci riferiamo essenzialmente alla sua eccezione meno comune, ovvero riferendoci a  qualcosa che merita di essere sostenuta. Per noi la ripartenza merita di essere sostenuta” ha detto in apertura Massimiliano Dona, segretario generale dell’UNC. Un messaggio positivo, dunque, come l’icona scelta per diffonderlo: un insieme di palloncini pronti a spiccare il volo.

Ermete Realacci, uno dei tre personaggi che quest’anno ha ricevuto il Premio Dona, ha detto: “Quella della green economy è la via che può cambiare l’Italia. E’ un’idea di futuro per l’economia, la società, la politica. Ed è una prospettiva credibile per superare la dura crisi che stiamo attraversando. Dobbiamo puntare sulla qualità ambientale, sulla green economy, come hanno fatto in questi anni il 22% delle imprese italiane. Perché investire in tecnologie e prodotti ‘verdi’ non vuol dire ‘solo’ diventare più sostenibili, contribuire a costruire un futuro migliore per il pianeta, per noi e i nostri figli. Significa anche fare innovazione e creare occupazione: ad oggi sono tre milioni gli occupati verdi nell’intera economia italiana, dalle imprese della green Italy arriverà il 38% di tutte le assunzioni programmate nell’industria e nei servizi quest’anno e sempre a queste realtà, che sono più innovative e competitive ed esportano di più, si devono 100,8 miliardi di euro di valore aggiunto. Un caso eclatante di come la politica abbia spesso da imparare dalle imprese”.PremioDona2013

Gli altri due premiati sono stati Andrea Segrè, Presidente di Last Minute Market, che, dopo essersi detto onorato di aver ricevuto il riconoscimento, ha detto “La crescita sostenibile segna la strada per uscire da una profonda crisi non solo economica ed ecologica, ma anche estrema nel suo impatto sociale. Occorre oggi una visione lungimirante che pre-veda, nel senso letterale del termine, un investimento sul futuro, prestando attenzione prima di tutto ai giovani e al lavoro. Noi stessi dobbiamo ribaltare la nostra visuale per vedere un nuovo orizzonte: sostenibilità per un mondo che deve durare nel tempo, che deve mantenere la sua musica – che è la vita – allungando le note e la loro risonanza come si fa con il pedale del pianoforte, sustain in inglese. Risorse come il suolo, l’acqua e l’energia non sono infinite e neppure scarse, come sostiene più di qualcuno. Se le dobbiamo consumare, dobbiamo anche consentire la loro rigenerazione nel tempo. Per questo la campagna europea ‘Un anno contro lo spreco’, da quattro anni avviata con Last Minute Market, sensibilizza l’opinione pubblica e promuove la necessità di una maggiore efficienza nell’uso delle risorse, trasversale a tutti i settori dell’economia. A partire dal settore agroalimentare, che necessita di una transizione verso produzioni meno intensive e filiere più efficienti ma anche di cittadini informati e responsabili: solo lo spreco domestico, dalle stime dell’Osservatorio Waste Watcher, costa agli italiani 8,7 miliardi di euro, ovvero oltre mezzo punto di PIL, cioè 7,06 euro settimanali a famiglia”.

Riconoscimento anche per Serge Latouche, Professore emerito di economia all’Université d’Orsay, obiettore di crescita: “la società dei consumi o della crescita è insostenibile – e per questo non ha futuro – perché è fondata su una triplice illimitatezza: illimitatezza del prodotto, dunque della distruzione delle risorse rinnovabili e non rinnovabili, illimitatezza dei consumi, dunque della creazione di bisogni sempre più artificiali, e soprattutto illimitatezza della produzione dei rifiuti, dunque dell’inquinamento dell’aria, dell’acqua e della terra. L’economia verde, la crescita verde, epigoni dello sviluppo sostenibile, fondate sulla finzione di un capitalismo verde o ecocompatibile, non rimettendo in causa la religione della crescita, sono degli ossimori e partecipano al greenwashing del big business a scapito dei cittadini e dei consumatori”.

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