Rabbia per l’annuncio di una nuova asta parigina di oggetti sacri agli Hopi

E’ troppo facile dare per scontato che i popoli tribali saranno inevitabilmente assorbiti  dalla nostra società consumistica. Senza dubbio alcuni di essi anelano all’integrazione e al benessere materiale,ma molti altri non desiderano adottare lo stile di vita proposto dalle società civilizzate che li circondano.

Survival International, il movimento che difende i diritti dei popoli indigeni, andrà in tribunale per cercare di bloccare  la vendita di un grande numero di kachina, oggetti sacri agli Hopi dell’Arizona messi in vendita da una casa d’aste francese;solo pochi mesi fa un’asta simile aveva provocato indignazione internazionale.

Alain Leroy, della casa d’aste EVE, ha annunciato la messa in vendita di 35 kachina (katsinam, amici) il 9 e l’11 dicembre, ignorando la richiesta di sospensione avanzata dalle autorità religiose hopi.

Nel tentativo di bloccare la vendita, l’avvocato Pierre Servan-Schreiber dello studio legale Skadden – Arps, si presenterà martedì davanti a un giudice parigino. L’avvocato agisce per conto di Survival International e degli Hopi.oggetti-sacri-Hopi

Nell’aprile scorso, la casa francese Neret-Minet Tessier & Sarrou aveva messo all’asta 70 kachina per un valore di 930.000€, ignorando le suppliche della tribù e le proteste giunte da tutto il mondo. L’attore Robert Redfod aveva definito l’asta un “gesto criminale” e un “sacrilegio”, e aveva chiesto che gli oggetti fossero restituiti alla tribù.

In seguito Pierre Servan-Schreiber, che anche in quel caso rappresentava Survival e gli Hopi, aveva acquistato uno dei kachina all’asta per restituirlo al suo popolo.

“È davvero triste sapere che un’altra casa d’aste è pronta a sfidare l’opinione pubblica e i sentimenti degli Hopi, i legittimi proprietari di questi oggetti” ha commentato oggi il Direttore generale di Survival International, Stephen Corry. “Vista l’ondata di pubblicità negativa che l’asta precedente aveva causato ai banditori, pensavo che chiunque ci avrebbe pensato due volte prima di fare la stessa cosa – ma evidentemente le grandi somme di denaro che derivano da questo commercio immorale sono troppo allettanti. Spero che questa volta il tribunale di Parigi blocchi la vendita; nessuno di questi oggetti dovrebbe essere venduto.”

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