Coldiretti:i regali di Natale made in Italy,salvano trentamila posti di lavoro

Un’analisi condotta da Coldiretti, presentata all’Assemblea nazionale, si evidenzia che le scelte di Natale degli italiani quest’anno sono decisive per la sopravvivenza di molte imprese.

Circa sette italiani su dieci acquisteranno prodotti made in Italy per la tavola del Natale per aiutare l’economia nazionale o garantire maggiori opportunità di lavoro in un momento di difficoltà, che sta portando alla chiusura di molte imprese e alla perdita di occupazione.

Purtroppo non è sempre possibile perché – sottolinea la Coldiretti – le etichette ingannano. Contiene infatti materie prime straniere circa un terzo (33%) della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati con il marchio made in Italy, all’insaputa dei consumatori e a danno delle aziende agricole. E spesso, oltre all’inganno, la scarsa trasparenza delle etichette nasconde vere e proprie contraffazioni come dimostrano i sequestri effettuati dai carabinieri dei Nac e dei Nas per garantire un Natale sicuro agli italiani”.

Gli inganni del finto made in Italy sugli scaffali – precisa la Coldiretti – riguardano due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all’estero, ma anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta, oltre un terzo della pasta ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia all’insaputa dei consumatori, e la metà delle mozzarelle che sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere. Questo accade perché per oltre la metà della spesa l’etichetta non è trasparente poichè non è stata ancora data applicazione a una legge approvata nel 2011 dal Parlamento con il pressing della Coldiretti, che prevedeva l’indicazione obbligatoria dell’origine delle materie prime impiegate.

Ad oggi l’obbligo di indicare la provenienza vale solo per carne bovina (dopo l’emergenza mucca pazza), pollo (dopo l’emergenza aviaria), per l’ortofrutta fresca, le uova, il miele, il latte fresco, la passata di pomodoro e l’extravergine di oliva, anche se in questo caso serve una lente di ingrandimento per riconoscerlo. Non c’è invece l’obbligo – denuncia la Coldiretti – per pasta, succhi di frutta, latte a lunga conservazione, formaggi, carne di maiale, salumi, concentrato di pomodoro o sughi pronti per i quali viene invece indicato solo il luogo di confezionamento o di ultima trasformazione che può facilmente tranne in inganno.

Per sostenere le imprese, il lavoro e il territorio italiano durante lo shopping alimentare di Natale va ricordato che alcuni produttori – sottolinea la Coldiretti – indicano però volontariamente in etichetta la provenienza e così è possibile trovare dal latte a lunga conservazione 100 per 100 italiano alla pasta con grano italiano al 100 per 100, magari garantiti dal marchio Fai (Firmato dagli agricoltori italiani). Un’alternativa per essere sicuri di scegliere alimenti italiani dal campo alla tavola – conclude la Coldiretti – è quella di rivolgersi direttamente alle aziende, botteghe e mercati degli agricoltori di ‘Campagna Amica’, ma anche di acquistare prodotti a denominazione di origine protetta (Dop) garantiti da un preciso disciplinare di produzione approvato dall’Unione europea.

“Ci auguriamo che questo sia l’ultimo Natale che lascia nell’incertezza la grande maggioranza di italiani che vuole acquistare prodotti made in Italy ma non lo può fare con sicurezza perché manca la trasparenza in etichetta”, afferma Roberto Moncalvo, presidente della Coldiretti, nel sottolineare che l’organizzazione degli imprenditori agricoli ha chiesto “l’attuazione della norma per obbligare a indicare in etichetta la reale provenienza degli alimenti, ma anche per assicurare l’accessibilità delle informazioni e dei dati sulle importazioni e sui relativi controlli’ per fare chiarezza sulle ditte che lavorano prodotti stranieri da ‘spacciare’ come nazionali”.

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