Epatite C: cure innovative ma l’accesso è limitato e costoso

Serve un Piano Nazionale per le Epatiti che fissi principi e percorsi di diagnosi e cura uguali nelle Regioni, soprattutto per l’accesso ai nuovi e costosi farmaci.Ad affermarlo e’ Antonio Gasbarrini, professore di gastroenterologia all’università cattolica di Roma nel corso di un convegno sull’impatto delle nuove cure sull’economia e le politiche sanitarie.

Secondo gli esperti gli scenari che si aprono con le nuove molecole che saranno approvate a breve sono davvero rivoluzionari: ”da tassi di guarigione dall’infezione con il virus dell’epatite C oggi abbastanza modesti (del 45%) si arriverà a tassi di efficacia dell’80-95% ‘‘, ha spiegato Massimo Colombo dell’università di Milano. Ma i vantaggi dei nuovi farmaci sono enormi, niente iniezioni con interferone ma uso di pillole, breve durata dei trattamenti e pochi effetti collaterali. L’obiettivo sarà eradicare non solo il virus ma diminuire la progressione della malattia e dunque la mortalità.

La Food and Drug Administration (Fda), l’ente statunitense per il controllo sui farmaci, ha approvato una pillola basata sulla molecola sofosbuvir.Il farmaco approvato dalla Fda è stato messo a punto dalla “Gilead Sciences” e può essere usato per una terapia anche senza l’interferone, con la somministrazione di una pillola al giorno per almeno 12 settimane.Il problema purtroppo sembrerebbe l’alto costo della cura ,che ammonterebbe a circa 84 mila dollari, circa mille dollari al giorno. L’epatite C è una malattia infettiva del fegato che può portare alla cirrosi epatica e al cancro al fegato. Colpisce ogni anno 3-4 milioni di persone nel mondo e conta circa 150 milioni di malati cronici. In Italia sono circa un milione le persone infettate con virus Hcv, ma solo l’1,5% è curato.

Secondo gli esperti gli scenari che si aprono con le nuove molecole che saranno approvate a breve sono davvero rivoluzionari: ”da tassi di guarigione dall’infezione con il virus dell’epatite C oggi abbastanza modesti (del 45%) si arriverà a tassi di efficacia dell’80-95% ”, ha spiegato Massimo Colombo dell’università di Milano. Ma i vantaggi dei nuovi farmaci sono enormi, niente iniezioni con interferone ma uso di pillole, breve durata dei trattamenti e pochi effetti collaterali. L’obiettivo sarà eradicare non solo il virus ma diminuire la progressione della malattia e dunque la mortalità.

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie